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VIDEO | CON DON VIRGINIO COLMEGNA LUNGO LA VIA DELLA MISERICORDIA


Dopo il teologo e gesuita Don Felice Scalia e don Luigi Ciotti, la comunità diocesana di Cassano Ionio continua il suo percorso di riflessione sulle opere di Misericordia Corporali con don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità di Milano.

“Dar da mangiare agli affamati“ è la prima delle opere di Misericordia corporali.

Inizia con questo incipit il discorso introduttivo del Vescovo di Cassano, mons. Francesco Savino che apre l’incontro diocesano con don Virginio Colmegna per riflettere sulle opere di misericordia corporali e sulla misericordia come contemplazione del volto di Dio nell’ultimo degli uomini: il povero, l’ affamato, la persona sola e malata.

Al centro di tutto permane, dice mons. Savino, una Chiesa che deve necessariamente incontrare e dialogare con quelle “periferie esistenziali ed individuali” dell’uomo. Questo è il modo attraverso cui la Chiesa potrà essere sempre più operosa è capace di porre rimedio ai mali di questo tempo.

“Nei volti degli ultimi c’è Dio”. È con questa frase che mons. Savino passa la parola per le riflessioni a don Virginio, il quale ponendo il tema della carità al centro delle opere di Misericordia corporali, afferma che “l’affamato, il povero, l’ultimo tra gli uomini, non chiede semplicemente l’elemosina, bensì dignità e diritti”.

La carità intesa da don Colmegna non deve essere mai opera di solo assistenzialismo piuttosto “motore” che aziona e accende in ognuno, quello spirito di fratellanza capace di riconoscere il sofferente come soggetto reale; al quale spetta, come per ogni essere umano, la garanzia dei diritti essenziali.

Questo spirito di carità potrà essere decisivo, continua don Colmegna, per trovare soluzioni adeguate rispetto ad una politica economica internazionale  che sempre di più calpesta l’ uomo e produce disuguaglianze.

Il sistema economico mondiale idolatra il profitto e riduce, oltremodo, lo stesso cibo ad una merce qualsiasi, soggetta a speculazione soprattutto finanziaria.

In conclusione, dice don Colmegna, occorre necessariamente rimettere in stretta connessione Vangelo ed Economia.

Soccorrere l’affamato vuol dire intraprendere, con lui e per lui, un cammino di vita che porti ad un cambiamento, che porti ognuno ad avvertire dentro di sé la necessità di cambiare il corso delle cose; affinché tutti possano sentirsi uomini “in diritto e di diritto” .

Dare dignità ancor prima di dare elemosina. L’assistenzialismo non serve a nulla se non diviene condivisione gratuita. Il cristiano deve “Spezzare il pane e condividere”, come dice l’evangelista Matteo, poiché “dare da mangiare al povero vuol dire ricostruire continuamente il bisogno di pace; vuol dire investire nella garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo”.

Solidarietà che produce sviluppo, è questo il senso ultimo del discorso di don Virginio Colmegna. La terra, come la vita, è un dono di Dio Padre per tutti i suoi figli.