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Omelia Domenica di Pentecoste 8 Giugno 2019


DOMENICA di PENTECOSTE
At 2, 1-11; Sal 103; Rm 8, 8-17; Gv 14, 15-16. 23-26

9  Giugno  2019

La Pentecoste per gli Ebrei era il “cinquantesimo giorno dopo la festa della Pasqua”, la “festa delle settimane” (Shabu’ot) a conclusione delle mietiture; successivamente, a partire dal II sec. a.C., il cinquantesimo giorno diventa “festa delle alleanze” (Shebu’ot) con riferimento specifico all’alleanza sul Sinai, cinquanta giorni dopo l’uscita dall’Egitto.

Negli Atti degli Apostoli la celebrazione della Pentecoste si arricchisce di un nuovo significato: cinquanta giorni dopo la Pasqua di Gesù, Dio in Cristo risorto dà inizio alla “festa dell’alleanza nello Spirito”.
Scrive Giancarlo Bruni: “Pentecoste è dunque il giorno memoriale dei doni con i quali Dio viene incontro ai bisogni reali dell’uomo: il pane alla sua fame, la legge al suo disorientamento e il soffio forte dello Spirito ad un abitare la terra secondo il Gesù dei vangeli e il vangelo di Gesù. Senza pane, senza legge e senza Spirito, il vento che conduce a vertici inesplorati, la vita è nell’indigenza, nello spaesamento e nel non senso”.

Fedele alla sua promessa, Gesù non ha lasciato “orfani” (cfr. Gv 14, 18) i suoi discepoli e non si è separato dal mondo salendo al cielo; anzi, con il dono dello Spirito Santo, ci ha abilitati a seguirlo. E come Egli fu colmato della potenza dello Spirito Santo, altrettanto accade nella Chiesa a partire dalla Pentecoste.
Nel brano del Vangelo di oggi, che fa parte dei capitoli dei “discorsi di addio”, Gesù promette lo Spirito Santo dicendo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”.

Secondo Ermes Ronchi, abbiamo ricevuto dal Padre “Colui che è chia-mato accanto”, il Paraclito, perché “sia accanto come vento che porta pollini di primavera, come fuoco che illumina la notte: Creatore e Consolatore. Perché quando siamo soli, di solitudine nemica, sia colui che riempie la casa, il Dio vicino, che avvolge, penetra, fa volare ad altezze nuove i pensieri, dà slancio a gesti e parole, sulla misura di quelli di Cristo”. Lo Spirito consolatore e difensore, è anche lo Spirito di Verità che “guida la verità tutta intera” (Gv 16, 13) e per noi cristiani è una Persona, il Cristo Gesù (cfr. Gv 14, 6).

Il discorso di Gesù prosegue: “il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà in mio nome, Lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.
La fecondità dello Spirito Santo in noi è davvero stupefacente: l’evangelista Giovanni precisa che ci insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto quello che Gesù ha detto. Lo Spirito continua ad operare rendendosi presente, nei Sacramenti che celebriamo e nell’azione di Carità.
Senza lo Spirito Santo non possiamo fare nulla!

La Pentecoste è la festa che cambia tutto e noi non riusciamo a coglierne la portata. Negli Atti degli Apostoli leggiamo che lo Spirito venne dal cielo improvviso “come vento impetuoso che riempì tutta la casa” e apparvero “lingue come di fuoco” che si posarono su coloro che erano radunati con gli apostoli e i discepoli, colmandoli di Spirito Santo, i quali, pur parlando in lingue diverse, come lo Spirito suggeriva, si comprendevano tra loro. Lo Spirito Santo è il principio dell’unità delle differenze, è sinfonia dei carismi e dei servizi nella Chiesa.
Gesù dice ancora “quando verrà il consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di Verità che procede dal Padre, Egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza” (Gv 15, 26-27): lo Spirito di Verità ci abilita ad essere testimoni di Gesù Cristo, ad essere il prolungamento del Suo Corpo nel mondo. Questa è la nostra gioia ed anche l’orientamento per noi.

Che la Pentecoste ci trasfiguri e compia nella Chiesa, attraverso i nostri pensieri e le nostre azioni, la rivelazione dell’Amore trinitario.
Buona festa di Pentecoste!

✠   Francesco Savino