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II Domenica del Tempo Ordinario 15 Gennaio 2017


II  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

Domenica 15 Gennaio 2017

“Tu, chi sei?” (Gv 8,25). A questa domanda, che riguarda l’identità di Gesù, risponde l’evangelista Giovanni, il discepolo che aveva avuto una relazione profonda con Gesù e che, da testimone, vuole conservare la memoria di quanto il “noi” apostolico, ha visto, udito, conosciuto, saputo e toccato con mano (1 Gv 1, 1-4). Padre Giancarlo Bruni dice che è un “noi” attento a riassumere l’insieme delle testimonianze su Gesù: quelle del Padre (Gv 5,37; 8,18), dello stesso Gesù (Gv 8,14), delle sue opere (Gv 5,36), del Paraclito (Gv 15,26), delle Scritture (Gv 5,39), dei suoi (Gv 5,26; 1,14), del discepolo amato (Gv 19,35; 21,24) e di Giovanni il Battista (Gv 1,7-8.15.19.32.34). Sono tutte testimonianze finalizzate allo svelamento del “chi è” Gesù, del “che cosa è” per l’uomo e per il mondo.

Il passo del Vangelo di questa Domenica offre la testimonianza di Giovanni il Battista di cui l’autore del IV Vangelo dice “l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo” (Gv 3,29).

“Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: Ecco l’agnello di Dio, Colui che toglie il peccato del mondo!”. Lui, che è il mio discepolo, mi è passato davanti perché era prima che io fossi. Io non Lo conoscevo, ma sono venuto per farlo conoscere al popolo di Israele e rendergli testimonianza: ho visto lo Spirito scendere come colomba e rimanere su di Lui; Egli battezza nello Spirito Santo ed è il Figlio di Dio.

Perché Gesù è l’agnello sacrificale? Di cosa è vittima?

Il sacrificio di Gesù sulla croce opera un grande capovolgimento: in tutte le religioni è sempre l’uomo che sacrifica qualcosa per Dio, ora è Dio che sacrificata tutto se stesso, la sua vita, per l’uomo. “Dio non esige la vita del peccatore, dà la sua vita anche a coloro che gliela tolgono. E dal suo costato aperto sulla croce non esce vendetta o rabbia, ma sangue e acqua, sangue d’amore, acqua di vita, la capacità di amare sempre e comunque” (Ermes Ronchi).

Gesù è l’agnello mite, sgozzato e offerto a Dio per il peccato del mondo, è l’agnello innocente portato alla morte (cfr. Ger 11,19; Is 53,7) ma, al tempo stesso, è anche il Servo del Signore (l’aramaico taljà significa sia agnello sia servo) profetizzato da Isaia che si carica del peccato del mondo per toglierlo dalle nostre spalle e portarlo lui stesso al Padre, invocando la misericordia e il perdono.

Scrive Origene che “Dio prima ha sofferto, poi si è incarnato. Ha sofferto perché Caritas est passio”: la sofferenza di Dio è figlia del suo amore appassionato. Dio soffre vedendo il male dell’uomo e lo assume su di sé per amore e soltanto per amore.

Gesù, Agnello di Dio, è vittima della violenza alla quale si è offerto con mitezza e tenerezza smascherandola.

Parafrasando le parole di Giovanni Battista, possiamo dire: “Ecco la morte di Dio perché non ci sia più morte!”. Siamo di fronte ad un “abisso senza fondo” di amore inaudito. Ecco Colui che toglie il peccato. L’azione non è espressa né al futuro (attesa), né al passato (un fatto concluso), ma al presente: Gesù è Colui che continuamente ci libera da ogni peccato, non con il castigo, ma con il bene.

Ecco la bellezza della fede: incontrare Gesù, seguire Gesù, abitare Gesù! L’incontro con Lui ci rende liberi!

In ogni celebrazione eucaristica invochiamo l’Agnello di Dio perché apra il nostro cuore alla bellezza dell’incontro  con Lui.

Buona Domenica.

   Francesco Savino