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II Domenica di Pasqua 23 Aprile 2017


 II  DOMENICA DI PASQUA [SCARICA]

23 Aprile 2017

Oggi, II Domenica dopo Pasqua, inizia il “tempo pasquale” che dura sette settimane, circa cinquanta giorni. Questa Domenica è chiamata anche “in Albis” perché, nei primi secoli del Cristianesimo, i battezzati nella notte di Pasqua riconsegnavano la veste bianca (alba=bianca), simbolo della nuova identità di figli di Dio, dopo averla indossata per una settimana intera e si impegnavano a vivere il Battesimo e le sue promesse. I padri della Chiesa consideravano mistagogica l’intera settimana dopo Pasqua, cioè tempo di sperimentazione graduale di ciò che abbiamo celebrato, tempo di catechesi e di formazione. A Pasqua facciamo memoria della Resurrezione come grazia e dono, a Pentecoste ne prendiamo ulteriormente coscienza e siamo resi capaci, nello Spirito Santo, di rendere visibile nel quotidiano i Santi Misteri di Cristo, morto e risorto per noi. E’ la stessa relazione che intercorre tra la liberazione dalla schiavitù egiziana e il dono della Toràh sul monte Sinai: in Egitto fu dichiarata la libertà che al Sinai fu codificata nell’alleanza; in Egitto è Dio che “scende a liberare” (Es 3, 8), al Sinai vi sono due contraenti che si assumono gli impegni relativi nel patto dell’alleanza. A Pasqua Dio interviene a liberare dalla morte il Figlio Gesù, a Pentecoste il popolo accoglie il dono e si impegna.

Questa è la Domenica di Tommaso, il discepolo che era assente alla prima apparizione del Risorto e che era rimasto incredulo alla testimonianza dei suoi amici discepoli. Gesù si manifesta ai discepoli rinchiusi per timore dei Giudei e dona loro la pace, frutto della promessa: “vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la da il mondo, io la do a voi” (Gv 14, 27). La pace che il Risorto offre è il segno della vittoria dell’amore di Dio sul male ed anche segno del perdono, è l’esperienza concreta della misericordia di Dio, istanza costitutiva della rivelazione di Dio. I discepoli provano una grande gioia a vedere il Signore che li invia nel mondo ad essere, nello Spirito Santo, segno di perdono. E l’incredulità di Tommaso sintetizza molto bene il percorso problematico compiuto dai discepoli per credere nella Resurrezione. La fede è sempre un pellegrinaggio.

Gesù si manifesta ancora una volta ai suoi, “otto giorni dopo”, sempre di Domenica, quando anche Tommaso è unito alla comunità trasfigurata dallo Spirito alitato su di loro da Cristo Risorto. Tommaso aveva detto: “se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito al posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Egli vuole un rapporto personale e diretto con il Signore, non si fida dei suoi amici discepoli, ed ecco che Gesù si fa vicino e lo invita a rendersi conto dei segni della sua morte: “metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano e mettila nel mio costato, e non essere più incredulo ma credente”. Solo ora Tommaso si abbandona fiducioso e confessa: “mio Signore e mio Dio”.

Non è facile credere nella resurrezione per noi come per Tommaso. Anche noi abbiamo bisogno di toccare e di vedere. Anche a noi il Risorto dice “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” chiamandoci a fare esperienza della beatitudine di chi vede Gesù con gli occhi della comunità cristiana, radunata nel giorno del Signore in ascolto delle Sacre Scritture. Un frutto bello della Resurrezione di Cristo è la Chiesa-Comunità che, negli Atti degli Apostoli, è caratterizzata dalla perseveranza nell’insegnamento degli apostoli (predicazione, catechesi, insegnamento), nella comunione dei beni materiali e spirituali, nella fractio panis (l’Eucarestia e la preghiera).

Anche noi, in questo giorno del Signore, gioiamo perché il Signore si manifesta alla sua Chiesa. Beati noi se, per la Parola e l’Eucarestia, crederemo che Gesù è veramente Risorto e ci rende Suo “prolungamento” con il soffio dello Spirito, inviandoci nel mondo a raccontare a tutti, come Maria di Magdala, la Bellezza della Resurrezione.

Buona Domenica!

   Francesco Savino