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II Domenica di Quaresima 12 Marzo 2017


 II  DOMENICA DI QUARESIMA [SCARICA]

12 Marzo 2017

Tutta la Quaresima è orientata verso la Pasqua e propone un cammino segnato dall’abbassamento e dall’innalzamento di Gesù, il Figlio di Dio. Per questo, dopo aver ascoltato il racconto di Gesù messo alla prova fino alla tentazione di scegliere la gloria del mondo invece di andare incontro al compimento del suo messianesimo, oggi contempliamo Gesù trasfigurato, rivestito della gloria di Figlio di Dio che nascondeva mettendola “tra parentesi” nella condizione di uomo come noi (cfr. Enzo Bianchi). “Dal deserto di pietre al monte di luce. Dalle tentazioni alla trasfigurazione. Il cammino di Cristo è quello di ogni discepolo, cammino ascendente e liberante: dal buio delle tentazioni attraversato, fino alla luce di Dio. Cos’è la luce di Dio? E’ energia e bellezza. Per il corpo: sostiene la nostra vita biologica. Per la mente: sapienza che fa vedere e capire. Per il cuore, che rende capaci di amare bene” (cfr. Ermes Ronchi).

Gesù “prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte” (Mt 17, 1). Il “monte” rappresenta il luogo dove Dio si rivela, si “avvicina”, dove Dio si fa incontro all’uomo: è il luogo della preghiera. Sul monte, Gesù si manifesta realmente e totalmente uomo, in un’altra forma (il vocabolo greco è metemorphòthe e significa fu trasformato), una forma gloriosa che trascende la forma della carne. Cosa è veramente accaduto? La domanda sembra non avere senso se non “per mettere in risalto che è avvenuta un’apocalisse, un alzare il velo che ha permesso di scorgere l’invisibile” (Enzo Bianchi). L’evangelista Matteo sottolinea come Dio stesso confermi la fede proclamata da Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). Infatti collega la trasfigurazione di Gesù alle sue parole solenni, rivolte ai discepoli: “Amen, io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il figlio dell’uomo con il suo regno” (Mt 16, 28). Sono parole indubbiamente oscure, ma che dicono una promessa: alcuni tra i discepoli che lo ascoltano, credendo, avrebbero visto il figlio dell’uomo venire nella sua gloria durante la loro esistenza.

Il racconto della trasfigurazione appare, quindi, come il compimento di queste parole che introducono la narrazione della trasfigurazione. “Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui”: Mosè (Es 24, 12-18; 34, 4) ed Elia (1 Re 19, 8) erano saliti sul monte per incontrare Dio. Così fa Gesù che coinvolge Pietro, Giacomo e Giovanni in questa esperienza, per così dire, “mistica”. Mosè ed Elia, sintesi della Torah e i Profeti, sono testimoni della presenza del Messia: tutto ciò che è venuto nella storia della salvezza, da Abramo in poi, si trova accanto a Lui per dare testimonianza che Gesù è il veniente promesso.

Pietro dice a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”: egli vuole fermare e rendere definitiva l’esperienza che sta vivendo ed anticipare la fine dei tempi, coincidente con la venuta nella Gloria di Gesù.

“Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra”: siamo di fronte all’indicibile, perché la Presenza di Dio, che nessuno ha mai visto (cfr. Gv 1, 18), rivela e, nello stesso tempo, nasconde: è la shekinah, la dimora di Dio, che mentre illumina fa ombra, Presenza che si sperimenta ma che resta sempre elusiva (cfr. Enzo Bianchi).

Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”: la voce di Dio era già risuonata nell’ora del battesimo di Gesù al Giordano (cfr. Mt 3, 17), il Padre lo aveva rivelato come suo figlio unico e amato, ma questa rivelazione l’aveva ascoltata soltanto Gesù, ora invece è ascoltata anche dai tre discepoli, che vengono coinvolti nella consapevolezza dell’identità di Gesù. La voce del Padre afferma, direi quasi solennemente, che Gesù è suo figlio, l’amato, il servo di Dio: è Lui, e soltanto Lui, che bisogna ascoltare.

A questa manifestazione-rivelazione “i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo”. I tre discepoli “hanno visto, udito e contemplato” (cfr. 1 Gv 1, 1), sono stati anche toccati: sono chiamati da ora in poi a vivere una nuova conoscenza di Gesù. E’ un’esperienza, quella dei discepoli, di grande incoraggiamento e consolazione mentre seguono Gesù che va a Gerusalemme per essere ucciso: ricorderanno questa esperienza o la dimenticheranno? (cfr. Mt 26, 36-46)

Siamo chiamati anche noi oggi ad andare “sul monte” per stare con Gesù in preghiera, in contemplazione mistica, per essere con lui trasfigurati e trovare il senso di ciò che molto spesso sembra non averne.

Buona Domenica.

  ✠   Francesco Savino