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III Domenica del Tempo Ordinario 22 Gennaio 2017


III  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

Domenica 22 Gennaio 2017

Secondo l’evangelista Matteo, l’inizio della predicazione di Gesù avviene dopo il battesimo al Giordano (cfr. Mt 3,13-17) e le tentazioni nel deserto (cfr. Mt 4, 1-11). La notizia che “Giovanni era stato arrestato” non blocca Gesù, anzi lo spinge allo scoperto: lascia la famiglia e il lavoro, parte da Nazareth senza portare nulla con sé se non il desiderio e la passione di annunciare l’amore di Dio.

Non va a Gerusalemme, il grande centro religioso, sociale e politico, ma a Cafarnao, in Galilea, periferia disprezzata dai Giudei più osservanti a causa degli stranieri lì presenti. La regione, definita dal profeta Isaia “Galilea delle genti” (8, 23), è terra di frontiera, dove si concentra un vero e proprio meticciato: popoli diversi per razza, cultura e religione. E’ quindi, anche luogo simbolico: potremmo dire che la Galilea rappresenta tutti i contesti in cui la compresenza di culture diverse implica il bisogno di confronto e di incontro. Anche noi, oggi, abitiamo una “Galilea delle genti” in cui siamo colti dalla paura e, spesso, cediamo alla tentazione di costruire “muri” pensando di garantire la sicurezza.

Nella scelta di andare in Galilea, Gesù dichiara che il Vangelo è da annunziare a tutti: la bella notizia è rivolta sia a coloro che l’attendono, sia a quanti, disincantati, non cercano più nulla e non aspettano niente.

Per evangelizzare Gesù ha un metodo: partire dalle periferie geografiche ed esistenziali, dagli avanzi della società, per raggiungere il centro, notoriamente in vista. Ed ha un contenuto unico ed universale : il Nome di Dio, che è Misericordia.

La predicazione di Gesù inizia con le parole: «Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino»: Egli invita i suoi ascoltatori a rivoluzionare la propria vita, a guardare il mondo in modo diverso. La conversione implica un “mutamento di rotta”: l’intimo di ogni essere umano viene come rovesciato. La conversione sta nell’orientarsi decisamente verso il Signore Gesù perché, come Egli stesso dice “il Regno si è fatto vicino”. E “Il Regno è di Dio, ma è per gli uomini, per una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani, per una terra come Dio la sogna” (Ermes Ronchi). Il Regno di Dio, dunque, è la paternità di Dio che si manifesta in parole e gesti attraverso Gesù che è la signoria di Dio nel mondo che è alla portata di tutti: basta soltanto girarsi verso la “luce”.

Il passo del Vangelo si conclude con la chiamata di quattro pescatori, due coppie di fratelli, ai quali il Maestro fa una promessa: passare dalla “pesca dei pesci” alla “pesca degli uomini”.

Gesù non vede soltanto quattro pescatori e due barche ma “molto di più: in Simone vede Kefà, Pietro, la roccia su cui fondare la sua Chiesa; in Giovanni intuisce il discepolo che ha la più chiara definizione di Dio: Dio è amore; Giacomo è “figlio del tuono”, uno che ha dentro la vibrazione e la potenza del tuono. Lo sguardo di Gesù è lo sguardo creatore, una profezia. Mi guarda e vede in me un tesoro sepolto, nel mio inverno vede grano che matura, una generosità che non sapevo di avere, strade nel sole. Nel suo sguardo vedo per me la luce di orizzonti più grandi” (Ermes Ronchi).

“Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”: i quattro pescatori sono chiamati a “raccogliere uomini per la vita”; consentiranno a quanti incontreranno di passare da una vita di morte, senza senso, ad una vita di bellezza e di felicità.

Essi subito lo seguirono, senza sapere dove li avrebbe condotti, senza neppure domandarselo. Nessun indugio, nessuna dilazione. Gesù non si muove da solo, costituisce dagli inizi una piccola comunità che evangelizza.

Dichiariamo anche noi, nell’oggi complesso e complicato in cui viviamo, la decisione di convertire la nostra vita, mettendoci alla sequela di Gesù, con una disponibilità radicale a collaborare con Lui nella testimonianza del Suo Vangelo, sul passo degli ultimi.

Buona Domenica.

    Francesco Savino