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IV Domenica di Avvento 24 Dicembre 2017


IV  DOMENICA  DI  AVVENTO [SCARICA]

24  Dicembre 2017

In questa quarta e ultima Domenica di Avvento, che sempre cade all’interno delle ferie maggiori di Avvento (gli otto giorni che precedono la memoria della nascita di Gesù), la liturgia ci narra l’azione di Dio in una donna, Maria di Nazareth: “Grandi cose ha fatto in Lei l’Onnipotente”(Lc 1, 49).

In una città della Galilea chiamata Nazareth, ai margini della Palestina, un villaggio sconosciuto, in una casa tra le tante, “accade” il mistero dell’«umanizzazione di Dio». Dio, l’onnipotente, l’irraggiungibile, l’eterno, si fa “carne mortale”; il “cielo” si fa “terra”, il “forte” si fa “debole”.

Colui che era Dio svuotò se stesso, diventando uomo”(Fil 2, 6-7), così annuncia l’apostolo Paolo. Questo accadimento, impossibile per noi, si è realizzato perché a Dio “niente è impossibile”.

Il Vangelo di oggi dice come Dio è intervenuto e ha agito, come Gesù è il dono che solo Dio poteva farci grazie anche alla libera disponibilità di una “giovane donna”, Maria. Dio guarda a questa donna con uno sguardo talmente profondo da farla sentire “amata”, trasformata dal Suo Amore, che è Grazia che “trasfigura”.

All’annuncio dell’Angelo, Maria si rallegra perché il Signore è con Lei, si è fatto presente e vicino. L’Emmanuele, Colui che lei concepirà, è il Dio con noi. Maria, la “vergine in ascolto”, la donna di fede, disponibile a lasciarsi “fare” da Lui, non avanza alcuna pretesa né vanta alcun merito. Si sorprende, viene colta da timore perché, mentre viveva nella quotidianità dei suoi giorni, non pensava di “trovare grazia presso Dio”. Dinanzi a tanto mistero Maria pone la difficoltà oggettiva: “non conosco uomo”. Impossibile, dunque per lei concepire e partorire un figlio nella condizione in cui si trova.

“In Lei c’è soltanto un vuoto, più radicale di quello di una donna anziana e sterile come sua cugina Elisabetta (cfr. Lc 1, 18-36), un vuoto dal quale non può avvenire generazione. Ma il Signore Dio, nella sua potenza, fa cose inaudite e grandi e le opera in Lei: sarà come una nuova creazione! Come lo Spirito del Signore planò sulle acque nell’in-principio, per generare la vita (cfr. Gen 1, 2) così ora lo stesso Spirito Santo scende su Maria, e la sua Shekinah, la sua presenza che la copre come ombra, renderà possibile che la Parola di Dio si faccia carne (cfr. Gv 1, 14) e che quel vuoto diventi il “sito” in cui Dio raggiunge l’uomo, generando Suo figlio, quale figlio nato da donna (Gal 4, 4)” (Enzo Bianchi).

Questo è il mistero dell’Incarnazione: possiamo soltanto adorare, contemplare e ringraziare.

Gesù è l’“uomo-dono” che soltanto Dio poteva darci e che è stato reso possibile grazie all’“amen” totalizzante di Maria, la donna destinataria di un amore tutto speciale da parte di Dio.

La memoria del Natale renda, noi cristiani, consapevoli che, ciò che è “accaduto” in Maria accade in noi se decentriamo il nostro “io”, facendo di noi stessi il “grembo vuoto” dove lo Spirito può generare il Verbo di Dio.

Lasciamoci stupire dal mistero della Incarnazione!

   Francesco Savino