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IV Domenica di Pasqua 22 Aprile 2018


 IV  DOMENICA  di  PASQUA  2018 [SCARICA]

22  Aprile  2018

La IV Domenica di Pasqua, “del Buon Pastore” ci invita anche oggi a “riscoprire, con stupore sempre nuovo, questa definizione che Gesù ha dato di se stesso, rileggendola alla luce della sua passione, morte e resurrezione” (Papa Francesco, Regina Coeli, 26 Aprile 2015).

Domandiamoci: la parabola del pastore e delle pecore, raccontata da Gesù nel Vangelo odierno, può dirci ancora qualcosa? Per la maggior parte di noi, “pastori e greggi non sono uno spettacolo abituale, né l’immagine delle pecore suscita facilmente in noi un processo di identificazione. Si tratta, però, di comprendere il linguaggio biblico, elaborato da un popolo che conosceva bene la vita dei pastori e il loro legame con le pecore, e addirittura proiettava su Dio l’immagine del pastore, invocandolo quale «Pastore d’Israele» (Sal 80,1). I figli di Israele attendevano, inoltre, un Re Messia, con i tratti del pastore buono, capace di guidare il gregge, di conoscere le sue pecore a una a una fino a chiamarle per nome, fornendo loro il cibo e le cure necessarie (cfr. Ez 34; Ger 23, 1-8)” (cfr. E. Bianchi).

In una controversia suscitata dalla sua guarigione di un uomo cieco dalla nascita (cfr. Gv 9, 40-10, 21), Gesù dice: “Io sono il buon pastore”, “il pastore bello”.

La bellezza e la bontà, note caratteristiche di Gesù-pastore, si rilevano dalla relazione che Lui ha con le persone-pecore: Egli dona la vita per le sue pecore, è solidale e compassionevole, vive con esse, si lascia coinvolgere dalla storia personale di ciascuna e, per custodirle e proteggerle, dà la sua vita fino alla fine.

Gesù non è un funzionario che svolge il suo lavoro per ricevere un salario! Ha realmente a cuore le pecore! E’ un pastore autentico e la sua relazione mira sempre al bene di chi incontra. Il pastore bello e buono è “servo” e la sua autorevolezza è volta alla gioia, alla pienezza di vita di coloro che sono affidati a Lui.

In questa parabola ciascuno di noi, come ogni ascoltatore, si sente coinvolto. Chiediamoci: qual è legame che abbiamo con Gesù? Le note distintive di tale legame sono l’ascolto e la conoscenza e, al tempo stesso, la partecipazione alla relazione tra il Padre e il Figlio: “Il Padre conosce me e io conosco il Padre; io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”.

Lo sguardo empatico di Gesù non si limita soltanto alla “comunità itinerante di uomini e donne che lo seguono”, ma “alle altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore”. La sua morte in croce è il momento in cui attira a sé tutti gli uomini.

“La sua missione sarà quella di “radunare nell’unità i figli di Dio dispersi” (cfr. Gv 11,52), ma ciò si realizzerà in modo sorprendente: questo pastore universale, l’unico pastore della chiesa sparsa su tutta la terra, si rivelerà come agnello sgozzato (cfr. Ap 5,6.12; 7,17; 13,8), che ha deposto la propria vita, e per questo è stato innalzato e glorificato dal Padre. Sì, proprio in quanto agnello, Gesù è diventato il pastore delle pecore!” (E. Bianchi).

Gesù si rivela come pastore perché consente a coloro che sono in relazione con Lui di ritrovare se stessi. E’ un pastore che esercita la sua libertà nella verità, non ingannando come fanno i “mercenari-funzionari”.

Per i pastori della Chiesa, per me, Vescovo, l’icona del pastore bello e buono ci induce a chiederci se svolgiamo il nostro servizio come funzionari o come Gesù. Spendiamo la nostra vita fino alla fine per la comunità a noi affidata?

Purtroppo è sempre in agguato il pericolo che il pastore si trasformi in mercenario e che finisca per disinteressarsi della cura delle persone affidategli causando grande rovina sia per sé, sia per tutti.

Vi auguro una Domenica nella quale verifichiamo tutti il rapporto con Gesù, il Cristo, il Vivente in mezzo a noi.

   Francesco Savino