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IV Domenica di Pasqua 7 Maggio 2017


 IV  DOMENICA DI PASQUA [SCARICA]

7 Maggio 2017

Nelle prime tre Domeniche di Pasqua, la Resurrezione di Gesù è stata presentata attraverso i racconti della sua “rivelazione” ai discepoli. Oggi, IV Domenica di Pasqua, la Liturgia  invita a contemplare il Risorto come “Pastore dei pastori delle pecore” (cfr. Eb 13, 20), il quale indica al gregge e ai pastori la via da percorrere.

A Gerusalemme Gesù ha appena guarito un uomo cieco dalla nascita il giorno di sabato, operando una guarigione che suscita la reazione sdegnata dei Farisei (cfr. Gv 9). A chi lo contesta e non crede nemmeno alle sue azioni, Gesù parla del “ pastore bello e buono” (cfr. Gv 10, 1-21). L’immaginario collettivo d’Israele aveva esperienza diretta della vita dei pastori e del loro stretto legame con le pecore, al punto che il popolo d’Israele si rivolgeva a Dio chiamandolo “pastore d’Israele” (Sal 80, 1), pastore credibile per coloro che, fidandosi di lui, erano condotti “sul giusto sentiero, in pascoli di erbe verdeggianti e ad acque quiete” (cfr. Sal 23, 1-3). E’ chiaro che Dio, per realizzare la sua opera di salvezza, si serve anche di pastori umani che non sempre sono mediatori credibili del suo amore, anzi a volte “fanno perire e disperdere il gregge del suo pascolo” (cfr. Ger 23, 1).

Gesù apre la sua rivelazione, come afferma il Vangelo di questa Domenica, con la formula solenne “in verità, in verità vi dico” per richiamare una particolare attenzione sul suo discorso in cui si sofferma sulla netta contrapposizione tra il vero pastore e chi, pur dicendosi pastore, si comporta come un ladro e un brigante. Il pastore entra nel “recinto delle pecore” soltanto dalla porta  mentre il ladro entra da un’altra parte, furtivamente. Da tale contrapposizione scaturisce il seguito del discorso di Gesù: il guardiano, cioè il Padre, apre l’ovile al pastore che chiama “le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce”. Questa è la relazione tra noi credenti e il Signore Gesù, l’unico vero pastore. (cfr. 1Pt 2, 25) Essa è caratterizzata dall’ascolto, dalla conoscenza e dalla sequela fiduciosa ed è una relazione impossibile da instaurare con chi è estraneo, lontano da noi.

A queste chiare parole di Gesù, ancora una volta i Farisei non comprendono per cui Egli aggiunge: “in verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore […] se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”.

Le due immagini del “pastore” e della “porta” si sovrappongono fino a costituire una unità inscindibile. Gesù è «il buon pastore che offre la vita per le pecore» (cfr. Gv 10, 11) ed è la via che conduce al Padre (cfr. Gv 14, 6), la via divenuta “porta” per noi. Egli è il mediatore della salvezza e la salvezza stessa: la via su cui ha vissuto la sua esistenza è divenuta la via sulla quale siamo chiamati a camminare noi, suoi discepoli, se vogliamo che la nostra vita sia salvata.

Quando Gesù poi dice «tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati», non si riferisce ai protagonisti della prima alleanza, i profeti fedeli di Israele, da Abramo fino a Giovanni il Battezzatore, ma ad altri venuti con pretese ingiustificate: i falsi messia e i falsi profeti, che cercavano solo la propria gloria (cfr. Gv 7,18); i falsi pastori già duramente criticati da Geremia (Ger 23,1-3) ed Ezechiele (Ez 34,1-10). (cfr. Enzo Bianchi)

Gesù, oggi come non mai, si rivolge a me e non solo a me, pastore della sua Chiesa: tutti siamo richiamati a vigilare responsabilmente sui nostri comportamenti perché “il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Ogni pastore  della Chiesa è posto dinanzi ad una precisa alternativa tra l’essere pastore “i-care” oppure pastore autoreferenziale e narcisista, che “pascola” solo se stesso, servendosi e non servendo il gregge.

E’ Gesù che dobbiamo guardare, contemplare e imitare per essere strumenti dell’ amore di Dio su ogni persona.

Oggi, Giornata di Preghiera per le vocazioni, preghiamo particolarmente perché il Signore “mandi operai nella sua vigna”. Nel messaggio per questa 54^ Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, Papa Francesco sottolinea la dimensione missionaria della chiamata cristiana. “Tutti i cristiani – dice – sono costituiti missionari del Vangelo”.

Il Santo padre ci invita “ad uscire dai sacri recinti del tempio, per permettere alla tenerezza di Dio di straripare a favore degli uomini. La Chiesa ha bisogno di sacerdoti così: fiduciosi e sereni per aver scoperto il vero tesoro, ansiosi di andare a farlo conoscere con gioia a tutti!” (cfr. Mt 13, 44).

Buona Domenica a tutti.

Lasciamoci attrarre da Gesù, “pastore che seduce col suo esempio”.

 ✠   Francesco Savino