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Omelia Domenica di Pasqua 21 Aprile 2019


 Santa Pasqua 2019 [SCARICA]

At 10, 34a.37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

Domenica  21  Aprile  2019

“Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede […] e noi saremmo i più miserabili tra gli uomini” (cfr. 1Cor 15, 14.19).

Le parole dell’apostolo Paolo esprimono bene qual è l’unico fondamento della fede cristiana: la Resurrezione di Gesù Cristo, speranza di vita eterna per tutti in Cristo Signore “il primo risorto tra coloro che sono morti” (Col 1, 18): Cristo ha vinto la morte, Cristo è veramente risorto. Non siamo nati per la morte, ma per l’eternità. 

Accanto alla croce di Gesù vi erano alcune donne tra cui Maria di Magdala e il discepolo amato (cfr. Gv 19, 25-29), un gruppo si persone che non si arrendeva dinanzi alla morte vergognosa di quel Rabbì itinerante. Scrive Enzo Bianchi: “Al tramonto di quel 7 aprile dell’anno 30 si apre il sabato, giorno carico di un silenzio di paura e di angoscia: la morte sembra avere posto la parola fine sulla vicenda di Gesù, su quella vita capace di raccontare in pienezza il vero volto di Dio. Ma ecco che all’alba del 9 aprile, non appena il riposo sabbatico è terminato, vi è ancora qualcuno che non si rassegna a questo esito fallimentare: “nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio”.

Maria di Magdala è una donna recuperata dall’incontro con Gesù che l’aveva liberata da “sette demoni” (cfr. Lc 8, 2). Aveva incominciato a seguire Gesù come discepola, fatto scandaloso per le consuetudini giudaiche. I Vangeli non aggiungono più nulla di lei; in seguito la tradizione identificherà la Maddalena con la prostituta che aveva lavato i piedi di Gesù con le lacrime e li aveva asciugati con i suoi capelli (cfr. Lc 7, 37-38), colei “cui sono stati perdonati molti peccati, poiché ha molto amato” (cfr. Lc 7, 47).

È proprio lei che “di mattino, quando era ancora buio, si reca al sepolcro”. Non ne conosciamo le ragioni: il IV Vangelo tace sulle intenzioni di quella donna. Ma ecco la novità sconvolgente: “vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”. La sua reazione è umana: “corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»”. Le parole della Maddalena potevano risultare incredibili per Giovanni, eppure forse erano talmente “cariche di amore” che provocano un’altra corsa al sepolcro, quella di Pietro e del discepolo amato. Arrivati al sepolcro, essi constatano “i teli posati e il sudario non posato con i teli ma avvolto in un luogo a parte”: dei due, annota l’evangelista Giovanni, il discepolo amato “vide e credette”.

Se è vero che “la fede nasce dall’ascolto” (Rm 10, 17), in questo racconto straordinario la fede nasce dall’amore. L’amore vince la morte e genera la fede nella resurrezione.  

Ritroviamo Maria Maddalena subito dopo, “vicino al sepolcro” (Gv 20, 11) mentre piange e continua a cercare Gesù.

“Un amore testardo, una ricerca forse sbagliata – scrive Enzo Bianchi – eppure tutto questo pare “costringere” il Risorto a rivelarsi, con una sola parola: “Maria!”. La voce che le aveva ridato la vita è la voce di colui che ora è risorto da morte ed è vivente per sempre; Maria gli si getta ai piedi ed esclama: “Mio rabbi, mio maestro!” (Gv 20,16), poi corre finalmente ad annunciare ai discepoli la resurrezione. È lei “l’apostola degli apostoli”, come affermerà la grande tradizione della chiesa.” 

Questo amore sublime e testardo della Maddalena deve animare noi tutti, anche qui in Calabria, terra dalle mille opportunità ma resa “schiava” da dinamiche culturali che hanno causato, negli anni, immobilismo e fatalismo. La Resurrezione immette energia positiva che genera amore e servizio incondizionato. Cristo risorto ci libera dalla “patologia egoica” che blocca ogni sviluppo nel nostro territorio. Finchè saremo autocentrati, l’autoreferenzialità sarà il nostro stile di vita, il sospetto nei confronti dell’altro il nostro pregiudizio. Rischiamo di rimanere prigionieri nelle sabbie mobili che ci rendono omertosi e privi di futuro.

La Pasqua ci faccia comprendere che è proprio vero che l’unico modo per “essere felici è far felici” (R. Follereau). Non c’è gioia piena senza l’altro, né, tantomeno, può esserci gioia a scapito dell’altro.

“Chi fa Pasqua, attinge nel Signore la pace e apprende l’arte di ricucire, con mitezza e perseveranza, i rapporti lacerati dagli antagonismi. Conosce il segreto per accendere, anche nel buio degli egoismi contrapposti, la carità che «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1Cor 13, 7). Sperimenta, così, le “beatitudini”, promesse a coloro che mettono in pratica il Vangelo (cfr. Mt 5, 3-12) e diventa una benedizione per quanti lo incontrano” (Giuseppe Petrocchi, Perché vinca l’amore).

Ciascuno di noi ha urgente bisogno di Resurrezione!

Auguri di cuore, a tutti.

   Francesco Savino