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Omelia Festa di Tutti i Santi 1 Novembre 2018


FESTA  DI  TUTTI  I  SANTI [SCARICA]

1 Novembre 2018

“Oggi noi celebriamo la festa di tutti i santi, facciamo memoria della comunione dei santi del cielo e della terra. Al cuore dell’autunno, dopo tutte le mietiture e i raccolti nelle nostre campagne, la chiesa ci invita a contemplare la mietitura di tutti i sacrifici viventi offerti a Dio, la messe di tutte le vite ritornate al Signore, la raccolta presso Dio di tutti i frutti maturi suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore in mezzo agli uomini, da “Abele il giusto” (Mt 23,35; cf. Gen 4,8) fino all’ultimo uomo che è morto nell’amore di Dio” (E. Bianchi).

In questa celebrazione, in modo particolare, sentiamo reale la comunione dei Santi, “la nostra grande famiglia, formata da tutti i membri della Chiesa, sia quanti siamo ancora pellegrini sulla terra, sia quelli, immensamente di più, che già l’hanno lasciata e sono andati al cielo. Siamo tutti uniti, e questo si chiama “comunione dei Santi”, cioè la comunità di tutti i battezzati (Papa Francesco, Angelus 1 Novembre 2015).

La festa di oggi ci apre ad una speranza sicura: siamo nati per la vita eterna. Il nostro destino è la santità. Per tutti c’è la santità o il fallimento della propria esistenza! 

Com’è possibile? Qual è la strada? 

Gesù ci propone una “mappa di orientamento” nelle beatitudini che costituiscono la prima parte del grande discorso della montagna. La pagina delle beatitudini non indica né un’etica strettamente individuale, né un’utopia sociale; corrisponde, invece, al nostro grande desiderio di vivere una vita bella e positiva.

Gesù si rivolge alle folle ripetendo il grido ”Ashrè”, che esprime un invito ad andare avanti; è una promessa certa che precede quanti vivono una determinata situazione, è una parola che indica uno stile da assumere, che cambia l’ottica con la quale si guarda la realtà. Questa espressione, ripetuta spesso nei salmi e nella sapienza di Israele, la traduciamo con “beati”, dal greco makárioi, ricavata a sua volta dalla traduzione biblica dei LXX, ma siamo consapevoli che, nella lingua italiana, non esiste un termine corrispondente. Con il termine “beati” viene espresso un invito alla pienezza di vita, alla consapevolezza di una gioia che niente e nessuno può rapire né spegnere (cfr. Gv 16, 23). “Beati” ha anche il significato di “benedetti” (cfr. Mt 25, 34), e rimanda ad una speranza consapevole e gioiosa per chi ne è destinatario.

Allora “beati” è una promessa e un programma. La beatitudine “la si deve comprendere come la possibilità di sperimentare che ciò che si è e si vive ha senso” anche se può essere contraddetta dalle prove, dalle sofferenze, dalla passione” (cfr. E. Bianchi). La promessa di Gesù è il “Regno dei Cieli” che è una relazione con Dio, da figli. L’esperienza della “signoria di Dio” su di noi, la facciamo quando viviamo la sequela di Gesù, liberati dagli idoli di ogni tipo, soprattutto dal potere.

Le otto beatitudini, con quella riassuntiva del versetto 11, “beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”, sono il manifesto programmatico di un Dio paradossale: nell’elenco vengono dichiarati beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, i costruttori di pace, coloro che la società del profitto e del successo vuole cancellare perché li considera falliti.

La promessa per i discepoli e, quindi, per tutti noi, è la misericordia, la partecipazione alla resurrezione di Cristo Gesù, il figlio di Dio. Non possiamo che rallegrarci ed esultare nell’“oggi” della nostra vita.

La santità va desiderata e pregata.

Le parole di G. Bernanos ci aiutano ad avvicinarci ai santi con la nostra debolezza: “La casa di Dio è una casa di uomini, non di superuomini. I cristiani non sono superuomini. E i santi neppure, anzi, meno ancora, perché sono i più umani degli uomini… Un eroe dà l’illusione di superare l’umanità, mentre il santo non la supera, l’assume. Si sforza di realizzarla nel miglior modo possibile. Capite la differenza? Si sforza di avvicinarsi il più possibile al suo modello, Gesù Cristo, cioè a colui che è stato perfettamente uomo con una semplicità perfetta, al punto da sconcertare gli eroi rassicurando gli altri, perché il Cristo non è morto soltanto per gli eroi, è morto anche per i deboli. Se i suoi amici lo dimenticano, non lo dimenticano i suoi nemici … Il Cristo  precede ciascuno di noi nelle tenebre dell’agonia mortale. La mano ferma, impavida, può cercare appoggio sulla sua spalla per compiere l’ultimo passo, ma la mano che trema è sicura di incontrare la sua … Quelli che fanno molta fatica a comprendere la nostra fede sono quelli che si fanno un’idea troppo imperfetta della grande dignità dell’uomo nella creazione … Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio, perché siamo capaci di amare. I santi hanno il genio dell’amore”.

Buon onomastico a tutti con un augurio di santità.

  Francesco Savino