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Omelia di Natale 2016 – giorno – del Vescovo di Cassano Francesco Savino


 NATALE  DEL  SIGNORE  2016 [SCARICA]

                         

Il grande mistero del Natale, di Dio fatto Carne, si celebra nella Chiesa con una Liturgia della Parola che varia per la Messa della notte, dell’aurora e del giorno.

Nella notte, l’Evangelo è la nascita di Gesù da Maria a Betlemme, avvenimento che viene annunciato ai pastori “impuri” e “fuorilegge”, che rappresentano tutti gli “scartati”, bisognosi di Chi ridia loro una dignità perduta. All’aurora viene presentato il racconto della visita dei pastori alla stalla, il loro stupore dinanzi al Bambino, mentre “Maria conservava e meditava tutti questi eventi nel suo cuore” (Lc 2,19) (cfr. Enzo Bianchi).

Nella Messa del giorno, leggiamo il prologo del Vangelo di Giovanni, che “è un volo d’aquila”, un inno straordinario con cui siamo distratti dai nostri “piccoli pensieri” per aprirci al “Logos di  Dio” che irrompe nella storia umana.

L’evangelista Giovanni racconta il Natale del Signore in maniera diversa da Matteo e Luca, che si soffermano sui particolari dell’infanzia di Gesù. E’ il mistero del Natale che determina la diversità dei racconti sull’accadimento di Dio che si fa Carne.

Col desiderio di lasciarci continuamente stupire, percorriamo alcuni passaggi del testo.

“In principio”, cioè prima di tutta la creazione, cioè prima ancora della creazione, nell’eternità, “era il Verbo”, la Parola, e questa Parola era rivolta verso Dio, in un atteggiamento di ascolto e di colloquio intimo. La Parola di Dio è la ragione di tutto ciò che è stato creato. Questa Parola era la vita e la luce per tutta l’umanità. “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. Testimone di questa luce è un uomo inviato da Dio, Giovanni il battezzatore, e questa testimonianza è data perché tutti credano nella “luce”. Eppure, per insondabile mistero della libertà umana, la luce, la Parola di Dio, il Figlio di Dio venuto tra la sua gente, non è stato accolto. Solo alcuni hanno creduto in Lui: “a quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio”. Ha dato il potere, non solo la possibilità o l’opportunità, ma un’energia, una vitalità, una forza: il Verbo viene nel mondo e in noi, come forza di nascita. Cristo nasce perché io nasca. Nasca nuovo e diverso. Nasca dall’alto. Il Verbo di Dio è un seme che genera secondo la propria specie. Dio non può che generare figli di Dio (cfr. Ermes Ronchi). Che sconvolgimento! Che rivoluzione!

Chi lascia entrare dentro di sé il “Verbo di Dio” riconosce di essere davvero figlio di Dio. La carne umana, fragile, imperfetta e inaffidabile, è “divina”. A Natale accade, con il Verbo fatto Carne, un fatto impensabile, che crea vertigini: la vita stessa di Dio si spalanca in noi e diventa visibile. Questa è la grandezza del Natale. Dio in me! Io e Lui una sola cosa. La mia carne, con tutte le sue contraddizioni, si espande nel cielo dell’eterno.

“Il cristianesimo non è rinuncia, è ingrandimento sconfinato del nostro essere” (G.Vannucci).

Da Betlemme, la casa del pane, dove accade l’impossibile, tutto ricomincia. Per ogni essere umano si apre la possibilità di riconoscersi come esseri divini in corpo umano. Così abbiamo pregato nella colletta: “O Dio, che in modo mirabile, ci hai creati a tua immagine, e in modo più mirabile ci hai rinnovati e redenti, fa che possiamo condividere la vita divina del tuo Figlio, che oggi ha voluto assumere la nostra natura umana”. Per mezzo di Gesù Cristo, il Verbo fatto Carne, inizia il tempo della “grazia” e della “verità”.

L’esperienza cristiana è racchiusa nel mistero del Dio fatto Carne. Il Vangelo è la bella notizia: in Gesù, uomo e Dio, sono una persona e noi uomini, in Gesù nostro fratello, uomo come noi, “uomo della nostra stessa pasta”, siamo chiamati a riconoscerci come Dio. La nascita di Gesù richiama la mia, la tua, la nascita di tutti: che noi nasciamo diversi e nuovi! Natale è la restituzione della dignità alla natura umano. E’ la sua riconsacrazione! Da Natale “nessuno può dire più: qui finisce l’uomo, qui comincia Dio, perché Creatore e creatura ormai si sono abbracciati. Ed è per sempre” (cfr. Ermes Ronchi).

Nel nostro tempo dominato dal disincanto per cui tutto sembra soggiacere all’abitudine, il Natale restituisce all’umanità il sogno e lo stupore.

Un Natale di stupore per tutti. Questo il mio augurio.

   Francesco Savino