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Omelia Veglia di Pasqua 2018


Veglia  di  Pasqua  2018

Sabato 31 Marzo 2018

Questa notte le parole sono insufficienti per dire l’impossibile che diventa possibile, l’impensabile che diventa realtà. Non c’è grammatica o sintassi che tengano, forse solo una musica polifonica o un immenso prato di fiori di campo dai mille colori di primavera riescono a dire la notizia più bella e più sconcertante: Gesù è risorto! La morte è stata vinta!

Le donne sono le prime testimoni della Resurrezione: seguiamo Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome, che, passato il sabato, comprarono oli aromatici per andare ad ungere il corpo di Gesù. All’alba, andarono al sepolcro e tra di loro dicevano: “Chi ci farà rotolare via la pietra all’ingresso del sepolcro”. Il loro dubbio è a dir poco legittimo: c’è sempre una pietra che ci separa dalla morte, che è la realtà della vita. Non possiamo esorcizzare la morte né censurarla: c’è, con tutta la sua violenza, con tutte le sue separazioni, con tutto il suo dolore. Le donne sono ragionevolmente sgomente. Ma un accadimento inaspettato si oppone all’accadimento della morte: la Resurrezione.

“Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, … vestito con una veste bianca, ed ebbero paura”. La paura è il primo sentimento delle donne e non poteva essere diversamente. Abbiamo tutti paura della morte ed abbiamo paura di incontrare un fantasma!

Ma il “giovane” dice parole rassicuranti e incoraggianti: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui”.

Lascia perplessi il comportamento del Risorto: che bisogno ha di “mandare a dire” la notizia straordinaria. Non può farlo direttamente? Ora che è nella condizione di risorto, quale spazio e quale tempo possono condizionarlo? Se è affezionato ai suoi amici perché non incontrarli subito? Perché sottrarsi ancora al loro sguardo? (cfr. Marcello Semeraro).

Penso che in questo particolare c’è la pedagogia divina: Gesù vuole insegnarci che la nostra fede passa proprio dall’annuncio tra fratelli e sorelle. I due discepoli di Emmaus, secondo la narrazione di Luca: “Fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!»”.

Così vive la Chiesa, la comunità dei credenti: di annuncio in annuncio, da testimoni ad altri testimoni: “Quello che abbiamo veduto e udito noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1, 3).

Il “giovane dalle bianchi vesti” dice ancora alle donne: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. Gesù “precede” sempre. Papa Francesco ama ripetere il verbo “Egli primerea”, cioè ci precede, ci anticipa, prende l’iniziativa. “Lui è come il fiore del mandorlo: è quello che fiorisce per primo e annuncia la primavera”.

Il verbo “precedere” significa anche “condurre”: Gesù è il pastore bello e buono che apre sempre varchi di speranza. Lasciamoci guidare da Lui per fare “esodo” dalla morte alla resurrezione, dalle realtà penultime alle realtà ultime, dal buio alla luce.

“Tutto ricomincia dalla Galilea”, la periferia di Israele, la periferia esistenziale, dai mille problemi, la terra dei primi incontri, il luogo dove tutto aveva avuto inizio, il luogo che ora diventa “ripartenza”.

Anche a noi, questa notte di Pasqua, viene detto che esiste una Galilea da cui ripartire, da cui ricominciare, la Galilea della speranza, della fiducia e della gioia.

Queste tre parole sono la sintesi del mio augurio: sia Pasqua di speranza e riprendiamo a sognare nel tempo del disincanto. Sia Pasqua di fiducia per ridare significato alle nostre relazioni, recuperando i volti. Sia Pasqua di gioia perché “la gioia nasce dal sapere che con Lui non siamo soli, anche nei momenti difficili. Il segreto della gioia è l’amore. L’inferno è l’incapacità di amare” (Fedor Dostoevskij).

Buona Pasqua a voi tutti.

   Francesco Savino