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Omelia XXI Domenica del Tempo Ordinario


XXI  DOMENICA  DEL TEMPO  ORDINARIO [SCARICA]

26  Agosto  2018

“La catechesi sul «pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6,51) conseguente al segno della moltiplicazione dei pani operata da Gesù (cf. Gv 6,11-13) è giunta al termine; ora il vangelo descrive la reazione a questo discorso da parte dei discepoli, quelli che erano stati chiamati da Gesù, che lo avevano seguito ed erano stati istruiti da lui, l’ultimo e definito rivelatore di Dio (cf. Gv 1,18; 6,45)” (E. Bianchi).

I discepoli di Gesù reagiscono proprio come i capi religiosi (Gv 6, 41-43). Siamo di fronte ad una vera e propria contestazione, fatta di mormorazione: il linguaggio di Gesù è incomprensibile, inaccettabile, anche per i suoi discepoli.

Sappiamo che la “contestazione” è intrinseca alla storia della salvezza, Gesù è stato contestato più volte, così i suoi discepoli. Anche nelle nostre comunità ci sono contestazioni quando vengono prese decisioni alla luce della Parola di Dio che è esigente e non può essere edulcorata: alcuni cambiamenti suscitano una vera e propria crisi da vivere come momento opportuno per la maturazione personale e comunitaria, per questo va accolta in vista di una adesione più salda e stabile al progetto del Signore sulla nostra vita. 

Nel mezzo della drammatica crisi comunitaria, Gesù non addolcisce le sue parole. Per esempio, nei Vangeli sinottici leggiamo la fermezza di Gesù con Pietro che contesta la necessità della passione (cf. Mc 8, 31-33; Mt 16, 21-23), con i discepoli che si oppongono all’annuncio del matrimonio fedele (cf. Mt 19, 3-10), con chi rifiuta la condivisione delle ricchezze (cf. Mc 10, 17-31). 

L’annuncio eucaristico del cap.6, (vv.48-58) del Vangelo di Giovanni riceve come reazione una contestazione dei discepoli cui Gesù replica: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il figlio dell’uomo salire laddove era prima?

E’ davvero scandaloso nella logica mondana anche solo l’annuncio della offerta di sé che Gesù fa nella sua passione e morte, così come è ignominiosa la sua morte sulla croce e i discepoli non l’accettano anche perché comprendono che è quella la strada su cui il Maestro chiede di seguirlo.

E’ interessante come commenta Papa Francesco la reazione dei discepoli: “in realtà, essi hanno capito bene il discorso di Gesù. Talmente bene che non vogliono ascoltarlo, perché è un discorso che mette in crisi la loro mentalità. Sempre le parole di Gesù ci mettono in crisi, per esempio davanti allo spirito del mondo, alla mondanità. Ma Gesù offre la chiave per superare la difficoltà; una chiave fatta di tre elementi. Primo, la sua origine divina: Egli è disceso dal cielo e salirà «là dov’era prima» (v. 62). Secondo: le sue parole si possono comprendere solo attraverso l’azione dello Spirito Santo, Colui «che dà la vita» (v. 63) è proprio lo Spirito Santo che ci fa capire bene Gesù. Terzo: la vera causa dell’incomprensione delle sue parole è la mancanza di fede: «Tra voi ci sono alcuni che non credono» (v. 64), dice Gesù. Infatti da allora, dice il Vangelo, «molti dei suoi discepoli tornarono indietro» (v. 66). Di fronte a queste defezioni, Gesù non fa sconti e non attenua le sue parole, anzi costringe a fare una scelta precisa: o stare con Lui o separarsi da Lui, e dice ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?» (v. 67) (Angelus, Domenica 23 Agosto 2015).

Allora Pietro fa la sua confessione di fede a nome degli altri: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Il problema di fondo non è abbandonare l’opera intrapresa, ma da chi andare. Dall’interrogativo di Pietro comprendiamo che la fedeltà a Dio è la fedeltà ad una Persona, che è Gesù. E’ a Lui che va affidata la nostra vita, è Lui che dobbiamo seguire, è Lui il fondamento della nostra esistenza, è Lui che è compatibile con il nostro desiderio di bellezza, di giustizia e di gioia. E’ Lui il nutrimento, il cibo che soddisfa il nostro bisogno-desiderio di infinito, l’unico che ci libera.

Ancora una volta, oggi, siamo invitati a comprendere che il Vangelo non va addolcito o annacquato, e che abbiamo bisogno di riflettere su chi è Gesù per me: “È un nome, un’idea, soltanto un personaggio storico? O è veramente quella persona che mi ama che ha dato la sua vita per me e cammina con me? Per te chi è Gesù? Stai con Gesù? Cerchi di conoscerlo nella sua parola? Leggi il Vangelo, tutti i giorni un passo di Vangelo per conoscere Gesù? Porti il piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, per leggerlo, ovunque? Perché più stiamo con Lui più cresce il desiderio di rimanere con Lui” (Papa Francesco).

Buona Domenica!

   Francesco Savino