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Omelia XXV Domenica del Tempo Ordinario 22 Settembre 2019


XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

Am 8, 4-7; Sal 112; 1 Tm 2, 1-8; Lc 16, 1-13

22  Settembre  2019

Gesù racconta parabole il cui messaggio va compreso con intelligenza e saggezza.

Nel capitolo 16 del Vangelo di Luca, ci troviamo di fronte a due parabole attinenti al denaro: esse vengono lette una in questa Domenica e l’altra nella prossima.

Per comprendere il contesto e l’uditorio della parabola di oggi, è utile leggere anche il versetto 14: “I Farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di Lui” (Lc 16, 14).

Quanti ascoltavano Gesù non comprendevano il suo messaggio e lo disprezzavano, attaccati com’erano al denaro e alla propria condizione elitaria.

La parabola odierna parla di un uomo ricco che ha un amministratore il quale, accusato di aver sperperato le ricchezze affidate alla sua gestione, per sfuggire al licenziamento sicuro, chiama uno ad uno i debitori del suo padrone e, con un’abile operazione di falsificazione delle ricevute, riduce il debito di ciascuno e lo rende debitore verso se stesso. Questo amministratore mette in atto una strategia di grande astuzia verso il suo padrone che, una volta appreso il comportamento disonesto dell’economo, lo elogia perché ha agito con scaltrezza.

Certamente sia il padrone che l’amministratore sono “figli di questo mondo” e il loro modo di pensare è tutto mondano, caratterizzato da furbizia, falsità e atti illegali.

Gesù non elogia l’amministratore disonesto ma osserva piuttosto il comportamento dei suoi discepoli che sono “figli della luce” e sono incapaci di strategie efficaci per la vita. Egli prova una tenerezza mista a tristezza e li ammaestra invitandoli a non procurarsi amici con la stessa determinazione che hanno i figli del mondo e a considerare il denaro e i propri averi come qualcosa da condividere con gli ultimi che, essendo i primi a cui è stato promesso il Regno (cfr. Lc 6, 20), li accoglieranno nelle dimore eterne. 

Dice opportunamente padre Ermes Ronchi che “la Porta Santa del cielo sono i poveri” e che, “nelle braccia di coloro ai quali hai fatto del bene, ci sono le braccia stesse di Dio”.

Il vangelo di oggi ci presenta due stili di vita contrapposti: quello mondano e quello di Gesù che conclude, senza possibilità di fraintendimenti, “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Chi si è messo alla sequela di Gesù non può servire contemporaneamente Dio e la ricchezza perché o amerà Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutti i beni, oppure amerà il denaro.

Il denaro in lingua aramaica è chiamato mamon, “mammona”, termine che nella sua radice etimologica si rifà al verbo anam, che significa “credere”, “porre la fiducia in”. Dunque la ricchezza, lo sappiamo bene, può assurgere ad una sorta di “religione”, diventare un idolo molto potente che seduce e domina. Gesù, in un altro passo di Luca, dice: “Dov’è il tesoro, là è anche il cuore” (cfr. Lc 12, 34).

Se il nostro cuore è prigioniero dell’idolo del denaro, sperimentiamo alienazione e inganno. 

La ricchezza è solo un mezzo, mai un fine, né un fondamento!

Lasciamoci illuminare da questa pagina del Vangelo per verificare il nostro rapporto con il denaro e con la ricchezza.

Buona Domenica.

   Francesco Savino