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Omelia XXXI  Domenica del Tempo Ordinario


XXXI  DOMENICA  DEL TEMPO  ORDINARIO [SCARICA]

4  Novembre  2018

Appena finita la discussione di Gesù con i sadducei circa la resurrezione dei morti (cfr. Mc 12, 18-27), uno scriba, che ha apprezzato la sapienza argomentativa di Gesù, si avvicina per domandargli: “qual è il primo di tutti i comandamenti?”. La richiesta esprime l’esigenza, molto diffusa nell’ambiente religioso del tempo di Gesù, di fare sintesi dei precetti contenuti nella sacra scrittura per giungere all’essenziale e comprendere la volontà di Dio, la sua proposta di vita e di senso per gli uomini.

Rispondendo allo scriba, Gesù riporta le parole della Torah: “il primo comandamento è: «ascolta, Israele! Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» (Dt 6, 4-5)”. Egli recita la professione di fede, ripetuta tre volte al giorno, dal credente ebreo. Questa  si apre con le parole da cui prende il nome “Shemà Israel”, “Ascolta, Israele!”. E’ una preghiera in cui si legge che l’ascolto obbediente ha un primato assoluto, è la modalità di relazione dell’uomo con Dio, è il fondamento dell’amore. Le parole del Deuteronomio riprese da Gesù sembrano addirittura tracciare un movimento che dall’ascolto (“Ascolta, Israele”) conduce alla fede (“Il Signore è il nostro Dio”), dalla fede alla conoscenza (“Il Signore è uno”) e dalla conoscenza all’amore (“Amerai il Signore”).

L’ascolto è già un movimento di amore in quanto consente di aprirsi all’altro per ospitarlo. L’ascolto fonda un legame, una relazione in cui ciascuno esce dall’isolamento e vive in relazione. E’ un vero e proprio esodo, un movimento di liberazione che scaturisce da Dio e dalla sua parola, e intercetta l’essere umano. 

Per questo il secondo comandamento è “amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19, 18)”, e “non c’è altro comandamento più importante di questo”. Gesù compie una grande innovazione dicendo che il comandamento dell’amore di Dio fa tutt’uno con quello dell’amore del prossimo (cfr. Lc 10, 27). 

Lo scriba condivide il parere di Gesù che conclude dicendogli: “non sei lontano dal regno di Dio”.

Per Gesù, dunque, l’uomo che vive nella prospettiva del regno di Dio, è colui che, amando Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze, ama il prossimo come se stesso.

E’ l’amore che definisce l’uomo.

Amare “è tenere con tenerezza e passione Dio e l’uomo dentro di sé” (A. Casati).

“Amare è desiderio di fare felice qualcuno, coprirlo di un bene che si espande oltre lui, va verso gli altri, inonda il mondo … amare è avere un fuoco nel cuore” (E. Ronchi). Amare è generare vita sul mondo. Se amiamo Dio e l’altro, partecipiamo al progetto creatore di vita di Dio, perché “Dio non fa altro che questo, tutto il giorno: sta sul lettuccio della partoriente e genera” (M. Eckhart).

Buona Domenica!

   Francesco Savino