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“Pasqua, festa del cambiamento possibile”, l’omelia del giorno del Vescovo Savino


Pasqua 2017 [SCARICA]

Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa” (sequenza di Pasqua). La morte e la vita si sono affrontate in un “prodigioso duello”.

La domanda di tutti gli uomini: perché la morte? trova una risposta che attraversa la storia da più di duemila anni: Cristo è davvero Risorto.

Le parole dell’apostolo Paolo “Se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede… e noi saremmo i più miserabili fra tutti gli uomini” (cfr. 1Cor 15, 14.19) dicono chiaramente che il fondamento unico e vero della fede cristiana è la Resurrezione di Gesù Cristo. La Pasqua è Festa delle feste, speranza per tutti gli uomini e le donne nella vita senza fine in Cristo, “il primo risorto tra coloro che sono morti” (Col 1, 18).

Era il tramonto di quel 7 aprile dell’anno 30, un sabato drammatico, carico di silenzio e tristezza, paura e angoscia: la morte sembrava aver detto l’ultima parola sulla vicenda umana di Gesù, vero volto di Dio. Ma “il primo giorno della settimana”, all’alba del 9 aprile, “Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio” e diventò protagonista di un “accadimento” sconvolgente. Maria Maddalena era una donna giudicata male nel contesto sociale, liberata da “sette demoni” (cfr. Lc 8, 2) nell’incontro con Gesù che aveva dato senso e bellezza alla sua esistenza; si era messa a seguire il maestro ed era diventata sua discepola, provocando scandalo perché, secondo le consuetudini giudaiche, non era consentito che una donna seguisse un rabbì. I vangeli non raccontano altro di questa donna che la tradizione identifica con la prostituta che lava i piedi di Gesù con le lacrime e li asciuga con i capelli (cfr. Lc 7, 37-38), la donna “cui sono stati perdonati molti peccati poiché ha molto amato” (cfr. Lc 7, 47). Proprio lei si reca al sepolcro forse per ungere di profumo il cadavere di Gesù. L’evangelista Giovanni tace sulle sue intenzioni; possiamo pensare che, quella mattina, Maria di Magdala si reca al sepolcro perché non riesce a rassegnarsi al fatto che “Colui che aveva tanto amato, era morto”.

Ed ecco l’inatteso: “vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro”. Un fatto misterioso e tremendo. Allora “corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove lo hanno posto”. Aveva trovato il sepolcro, che credeva carico di morte, svuotato. Non credeva a quello che aveva visto, né i discepoli riuscivano a capire cosa significasse risuscitare dai morti. Nella sequenza pasquale diciamo: “raccontaci, Maria: chi hai visto sulla via?”. “La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto: precede i suoi in Galilea”.

La testimonianza della Maddalena affidata a parole incredibili è carica di una speranza possibile e, perciò, spinge Pietro e il discepolo amato a correre al sepolcro. Arriva per primo il “discepolo amato” che si china soltanto, vede i teli posati ma non entra; Pietro, giunto dopo, entra nel sepolcro, vede “i teli posati e il sudario avvolto in un luogo a parte” ma non capisce. Giovanni, il discepolo amato, “entrò … e vide e credette”.

Credere è amare. La fede nasce dall’Amore: “chi mi ama sarà amato dal Padre mio, anch’io lo amerò e mi manifesterò a Lui” (Gv 14,21). Solo l’Amore rivela la profondità della Sacra Scrittura e ci rende disponibili ad accogliere il Risorto. “Amare è dire: tu non morirai!” (Gabriel Marcel)

Per tutti gli smarriti, per chi si sente umiliato e stanco, prigioniero di una vita senza senso e disperato, la Pasqua del Signore irrompe con il ritmo vertiginoso della festa del cambiamento possibile, di un’aurora dell’umanità riconciliata, della primavera della creazione.

A tutti, particolarmente per chi è prigioniero della violenza, rivolgo il mio augurio perché questa Pasqua sia di Risurrezione e di Pace.

 ✠   Francesco Savino