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Santa Pasqua 2018, Savino: “La resurrezione: è un dono, è una sorpresa”


Santa  Pasqua  2018 [SCARICA]

Omelia Domenica 1 Aprile  2018

Il primo annuncio della Resurrezione è al femminile.

“Il primo giorno della settimana Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quand’era ancora buio”: è ancora il buio della notte che domina il cuore della Maddalena a causa della morte di Colui che le aveva ridato dignità, che l’aveva riscattata come donna. Ella vide “che la pietra era stata tolta dal sepolcro”. Se la morte è un accadimento è altrettanto un evento la resurrezione: è un dono, è una sorpresa. E’ un sogno che diventa realtà perché l’amore di Dio, in Gesù, non poteva rimanere prigioniero della morte. L’amore è altrettanto forte come la morte, anzi è ancora più forte: è l’energia che libera da ogni forma di oppressione, di disperazione e di dolore: l’amore vince sempre la morte. Ogni morte! Maria di Magdala “corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava”: il più anziano e il più giovane. Disse loro: “hanno portato via il Signore dal sepolcro e noi non sappiamo dove l’hanno posto”. E’ la testimonianza di una donna, una persona che giuridicamente non aveva valore. Le donne, al tempo di Gesù, non erano soggetti di diritti. Ma la Maddalena non poteva tenere per sé una notizia così sconvolgente da spaccare il cuore. Direi a rischio di infarto!

Pietro e Giovanni vanno al sepolcro, perché vogliono rendersi conto della validità dell’annuncio della Maddalena; Pietro entra per primo e vede “i teli posati là” e “il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in luogo a parte”. Il sepolcro è vuoto. Pietro e anche l’altro discepolo, il piccolo Giovanni, “videro e credettero”.

La resurrezione va raccontata tra di noi, dovunque la vita ci porta.

Sarebbe inutile, vuota, la nostra fede se non testimoniassimo con parole e gesti, con la testimonianza della vita, che Cristo è risorto, che le “realtà penultime”, il dolore, il vuoto, l’ingiustizia, hanno trovato l’ “orizzonte di senso” nella Resurrezione.

Siamo chiamati ad essere seminatori di Resurrezione, ad impastare la nostra umanità con il “lievito nuovo”, come ci ricorda l’apostolo Paolo: “non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio… lievito di malizia e perversità, per essere pasta nuova”.

E’ Cristo risorto il “lievito nuovo” che ci mette in condizione di essere bellezza e novità di vita.

Come vivere, concretamente, la Resurrezione?

L’apostolo Paolo, nella lettera ai Colossesi, ci ha detto: “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dov’è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”.

Cercate le cose di lassù! E’ l’imperativo di Paolo che risuona al nostro cuore pensante e a cui non possiamo non rispondere. Paolo ci dice: se siete risorti! Molte volte consideriamo la Resurrezione come qualcosa di confinato al di là della morte. Ma Paolo dice che la Resurrezione è una condizione che travalica il tempo: una condizione che irrompe già nella nostra vita terrena mettendo in moto un dinamismo di ricerca.

Risorgere significa innanzitutto ricercare!

In quale direzione cercare? Per Paolo la direzione in cui cercare è quella che va dal basso all’alto; verso una cittadinanza che non è di questo mondo, ma che appartiene ai cieli. Chi partecipa della Risurrezione di Cristo porta dentro di sé un frammento del cielo verso il quale dovrebbe orientarsi senza sosta, come il nomade alla ricerca della patria.

Ma noi abbiamo nostalgia della nostra patria celeste? Siamo alla ricerca della pienezza dell’umano? E’ questa la domanda che dobbiamo porci in questa Pasqua, in un tempo in cui corriamo il rischio di vivere cercando soltanto di soddisfare i bisogni o i desideri che attengono alla materia.

Tutta la cultura occidentale, di cui siamo figli, fonda l’identità personale e comunitaria sulla logica del desiderio.

Non dobbiamo aver paura del desiderio. Anzi. Desiderare deriva dal verbo de-siderare, dove “de” indica “tendere verso” e “sidera”, gli astri del firmamento, il luogo delle cose ferme ma anche delle cose di cui sentiamo la mancanza.

Ma oggi chi e che cosa desideriamo? Qualcuno ritiene che viviamo il tempo della perversione, il godimento fa da padrone e il desiderio è negato. Indubbiamente il desiderio è malato, occorre una terapia. Per noi cristiani è Gesù la via, la verità e la vita che ci indica la strada del desiderio unico. E’ Gesù l’unica risposta al desiderio del nostro cuore. La Resurrezione non soltanto purifica i nostri desideri malati ma consente al desiderio stesso di essere svelato nella luce della gloria di Cristo. Se e poiché siamo risorti con Cristo, soltanto volgendo lo sguardo verso l’alto, siamo testimoni della Vita da risorti.

Auguriamoci una Pasqua di Resurrezione nella quale il nostro desiderio sia orientato a Cristo che ci attira tutti a Sé, nella gloria dei cieli.

Buona Pasqua.

   Francesco Savino