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Omelia Solennità della SS. Trinità Domenica 16 Giugno 2019


SOLENITÀ della SS. TRINITÀ [SCARICA]

Pro 8, 22-31; Sal 8; Rm 5, 1-5; Gv 16, 12-15

16 Giugno 2019

Celebriamo oggi, Domenica dopo Pentecoste, la Solennità della Santissima Trinità, una verità di fede stabilita nei Concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381).

Nella Sacra Scrittura non è mai riportata la parola Trinità eppure si parla ampiamente e in maniera esplicita della Rivelazione di Dio Padre, del Figlio Gesù, la Parola fatta carne, e dello Spirito Santo che scende sulla Chiesa.

Il mistero di Dio, Uno e Tri-Unità, termine di derivazione dalla lingua greca, si manifesta sempre come comunione di amore attraverso fatti concreti.

Nei “discorsi di addio” che leggiamo in questo tempo di Pasqua, Gesù parla ai suoi, in quella cena che precede la sua passione e morte, del rapporto profondo che ha con il Padre e con lo Spirito. Dice “molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” rendendosi conto che i suoi non sono ancora pronti ad accogliere tutta la Verità. Ed aggiunge: “oggi non capite, ma domani capirete”.

Egli sa che il tempo che passa è anch’esso rivelatore: vivendo, infatti, riusciamo a comprendere ciò che abbiamo ascoltato. Con San Gregorio Magno, padre della Chiesa, possiamo dire che “la parola cresce con chi l’ascolta”, con chi la scambia con gli altri,

con chi la medita insieme agli altri, con chi sa ascoltare gli eventi.1

Il cammino della conoscenza della Verità terminerà quando arriveremo a vedere Dio “faccia a faccia” (cfr. 1Cor 13, 12).

Lo Spirito Santo ci guida a tutta la verità … e ci annuncerà le cose future: questa è la nostra consolazione, la bellezza e la grandezza del dono di Gesù Risorto. Lo Spirito, “suo compagno inseparabile” (Basilio di Cesarea), è divenuto il nostro compagno inseparabile.

Lo Spirito è la luce che illumina nel buio, la brezza che rinfresca nella calura, la forza che sostiene nella debolezza. Noi cercatori della Verità avanziamo con i nostri passi, ma è lo Spirito che ci sospinge verso la conoscenza di Essa, che è infinita. La comprensione della Verità non si esaurisce nella dimensione intellettuale ma è esperita da tutte le facoltà umane; non è una dottrina ma una Persona, è Gesù Cristo, che ha detto: “Io sono la verità” (Gv 14,6). La fede cristiana, quindi, non è statica, non è un tesoro da conservare gelosamente, ma è un dono che cresce nell’esistenza quotidiana.

Nel mistero della Trinità siamo iscritti sin dalle origini tutti, anche noi, nel personale rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

“Mediante il Battesimo, lo Spirito Santo ci ha inseriti nel cuore e nella vita stessa di Dio, che è comunione di amore” ha detto papa Francesco all’Angelus di qualche anno fa. Ed ha proseguito: “Dio è una «famiglia» di tre Persone che si amano così tanto da formare una sola cosa. Questa «famiglia divina» non è chiusa in sé stessa, ma è aperta, si comunica nella creazione e nella storia ed è entrata nel mondo degli uomini per chiamare tutti a farne parte. L’orizzonte trinitario di comunione ci avvolge tutti e ci stimola a vivere nell’amore e nella condivisione fraterna, certi che là dove c’è amore, c’è Dio”.

Siamo chiamati a vivere i rapporti interpersonali basati sull’amore nelle comunità ecclesiali perché sia evidente la Chiesa di Cristo come icona della Trinità. Anche in ogni ambito sociale, dalla famiglia, agli amici, ai colleghi di lavoro, siamo cristiani se viviamo relazioni improntate al rispetto e all’amore trinitario che è incondizionato, disinteressato e genera consolazione, misericordia e giustizia.

La Solennità della Trinità ci illumini a credere che “gli altri non sono un inferno” ma un dono.

✠ Francesco Savino