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Solennità di Pentecoste Domenica 4 Giugno 2017


SOLENNITA’ DI PENTECOSTE
4 Giugno 2017

La solennità di Pentecoste conclude il tempo liturgico di Pasqua. Passione, morte e resurrezione di Cristo e ascensione al cielo trovano il compimento nel dono dello Spirito Santo agli apostoli e ai discepoli riuniti con la Madre del Signore.
“Mentre i discepoli di Gesù erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo hanno fatto esperienza di quella forza che li ha abilitati a proclamare la buona notizia, il Vangelo, in molte lingue e culture: il Vangelo, in cui avevano creduto ascoltando le parole e i gesti di Gesù, poteva riguardare non solo loro, figli di Abramo, figli di Israele, provenienti dalla Galilea, ma tutte le genti della terra (cfr. At 2, 4-11). Sì, in quel giorno di Pentecoste, molti uomini e donne hanno compreso e sperimentato la forza e la luce del Vangelo di Gesù, il Messia crocifisso e risorto. Gli eventi della passione, morte e resurrezione di Gesù, avvenuti in quella Pasqua del 30 d.C. trovano a Pentecoste una pienezza di forze”. Questa era la promessa del Risorto, profetizzata da Giovanni Battista che parlava di Gesù come di Colui che avrebbe rinnovato l’alleanza attraverso l’immersione nello Spirito Santo (cfr. Mc 1,8). Anche Gesù aveva promesso di non lasciare soli i suoi lasciando loro il dono dello Spirito, il soffio santo di Dio.

Il tempo della Chiesa, che inizia con l’allontanamento fisico dalla terra da parte di Gesù, è il tempo in cui lo Spirito, il Paraclito, il Difensore e il Consolatore, è la garanzia del cammino della Chiesa, la forza energetica che consente ad essa di essere nel mondo Corpo Santo di Cristo. A Pentecoste facciamo una grande e meravigliosa esperienza: per gli Ebrei era, ed è ancora oggi, la festa del dono della Torah, per noi cristiani è la festa del dono dello Spirito, nuova presenza del Risorto tra noi. Nello Spirito viviamo la relazione con Cristo e tra credenti.

Il Vangelo di Giovanni ed il passo degli Atti degli apostoli riportano lo stesso evento e la stessa esperienza. L’evangelista Giovanni precisa che, nel primo giorno della settimana, i discepoli per timore dei giudei erano chiusi nel cenacolo. “In quel luogo” si respirava delusione e tristezza. Ma ecco che “Gesù venne, stette in mezzo a loro e disse: «shalom, pace a voi!». In quell’amarezza, tristezza e paura, Gesù “viene” come aveva promesso: “un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete” (cfr. Gv 16, 16). Egli aveva anche detto: “io verrò di nuovo … verrò a voi” (cfr. Gv 14, 3-18). Gesù che viene, che si ferma in mezzo alla comunità, è lo stesso Gesù nato da Maria, vissuto nella terra d’Israele e crocifisso a Gerusalemme, e che ora si manifesta in un corpo trasfigurato, glorioso, pieno della gloria di Dio.

“E i discepoli gioirono a vedere il Signore: Gesù è il Signore della Chiesa, vivente per sempre”. Il Risorto soffia su di loro per ri-motivarli, per ri-generarli e infonde in loro la vita dello Spirito. Come Dio aveva soffiato su Adamo, l’uomo terrestre, dandogli la vita (cfr. Gen 2, 7), così ora Gesù soffia lo Spirito creatore su quei discepoli che diventano il Suo prolungamento nella storia.

Al dono dello Spirito è connessa “la remissione dei peccati”. Il perdono è cogliere nel male subìto l’occasione di un gesto di amore e rispondere alla violenza con un’eccedenza di amore, possibile soltanto grazie allo Spirito. Dove c’è lo Spirito c’è la pace, la riconciliazione e il perdono. Il perdono è evento escatologico prima che etico, e per questo motivo sperimentiamo tutti che il dinamismo umano del perdono è lungo e faticoso. “Perdonare significa de-creare il male” (cfr. Panikkar).

Lo Spirito Santo ci è necessario! Senza di Lui non esisterebbe la Chiesa, non ci sarebbero i sacramenti, la liturgia non avrebbe senso! Grazie allo Spirito, siamo in pellegrinaggio continuo, “Chiesa in uscita”, missionaria. Senza lo Spirito tutto è organizzazione e burocrazia.

Invochiamo lo Spirito perché ci travolga e “consolidi in ciascuno di noi la certezza più umana che abbiamo e che tutti ci compone in unità: l’aspirazione alla pace, alla gioia, alla vita, all’amore” (G. Vannucci).

Buona festa di Pentecoste.

✠ Francesco Savino