UFFICIO CATECHISTICO


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Scuola di formazione per catechisti ed operatori pastorali


Presentazione delle conclusioni del Vescovo, mons. Francesco Savino, ai catechisti

27/11/2015 Parrocchia S. Rita da Cascia in Francavilla Marittima

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ritiro_catechistiRitiro spirituale per Catechisti.

Mormanno 25-26 luglio 2015

ISCRIZIONI

LETTERA AI PARROCI
E AI CATECHISTI

 

 

 

 

 

 

Formazione dei catechisti per il settore Catecumenato tenutosi giorno 19 maggio 2015

INCONTRIAMO GESU’

Orientamenti per l’Annuncio e la Catechesi in Italia

In primo luogo, occorre chiarire una cosa: di che tipo di documento si tratta?

“Incontriamo Gesù”  è un testo magisteriale, redatto dalla Commissione Episcopale per la Dottrina della fede l’Annuncio e la Catechesi (CEDAC) e approvato dai vescovi riuniti in assemblea( Roma 19-22 maggio 2014). Essi ci propongono un testo su cui ragionare, su cui riflettere punto per punto per metterci in dialogo con le nostre concrete realtà parrocchiali. Viene consegnato infatti alle nostre chiese locali, si rivolge in particolare ai pastori, ai catechisti ed agli operatori pastorali, come testo di carattere tecnico. Si presenta però anche intessuto di una ricca spiritualità, e si sviluppa in un intreccio fecondo tra la storia della Chiesa di oggi e le comunità delle origini. I primi due capitoli della 1Ts scandiscono la divisione in capitoli del documento, guidandoci a rileggere il presente alla luce del passato fondante, per protenderci con speranza verso il futuro.

 “Incontriamo Gesù”: è una proposta ad impianto relazionale, nella quale si afferma che la relazione con il Signore (scopo della catechesi), si costruisce nella relazione interpersonale e nello specifico nella relazione intra-ecclesiale. La catechesi è un fatto di Chiesa, non di individui (siano essi preti o laici) magari anche geniali, ma incapaci di mettersi in ascolto per lavorare insieme. Il documento è stato pensato per “sostenere la riflessione e la progettazione della pastorale catechistica”, indicando le coordinate lungo le quali ciascuna comunità, entro il grembo della Chiesa, è chiamata a continuare con creatività ed impegno il proprio cammino.

Il cuore del documento è  nella tensione verso l’obiettivo della catechesi, esplicitamente evocato nel titolo, ossia promuovere l’attitudine a «pensare secondo Cristo e pensare Cristo attraverso tutte le cose».

L’incontro personale e vitale con Cristo è lo scopo dell’azione catechistica. Chi è impegnato in questa attività conosce la fatica per uscire dal fraintendimento intellettualistico che segna la catechesi, ancora intesa da troppi solo come ‘dottrina’.

Il testo si compone di quattro capitoli: Il primo delinea la situazione attuale e sottolinea il primato dell’evangelizzazione di adulti e giovani; nel secondo capitolo si affronta il tema del primo annuncio e dell’ispirazione catecumenale dei nuovi cammini; il terzo capitolo si occupa di iniziazione cristiana e il quarto è dedicato al servizio di uffici diocesani, evangelizzatori, catechisti e alla loro formazione su cui insiste fortemente e ripetutamente.

Il documento non ha la pretesa di sostituire i testi fondamentali del progetto catechistico italiano (che nasce nel 1970 con il Documento Base ), anche se potremmo  sentirvi risuonare cose già note. Ci offre però un quadro di sintesi del magistero del Santo Padre, condensato  nell’Esortazione  Evangelii Gaudium di cui il testo  è ricco di riferimenti, e della concreta situazione della catechesi in Italia.

Ma quali sono le coordinate fondamentali della proposta? 

Cristo come centro, traguardo, via; la Scrittura come stella polare; la dimensione catecumenale; la liturgia come nutrimento e la carità come frutto; la centralità degli adulti; l’attenzione ai giovani; la comunità cristiana come soggetto principale della catechesi; l’indicazione decisa e forte per la formazione dei formatori, catechisti ed operatori pastorali …

Al n. 54 leggiamo:

«è necessario che in tutte le diocesi si prosegua o si dia avvio a una progettazione ampia che coinvolga le parrocchie in una proposta uniforme e attui un rinnovamento reale e corale». Il documento afferma che la struttura catecumenale del cammino di iniziazione cristiana e il recupero dell’ordine originario dei sacramenti (1. Battesimo 2. Cresima 3. Eucaristia) sono un percorso ormai definito, che dovrà essere intrapreso da tutte le nostre comunità.

Concretamente cosa significa? A titolo illustrativo, ecco i passaggi del cammino di Iniziazione Cristiana per fanciulli e ragazzi ad impronta catecumenale, così come si struttura in alcune delle diocesi che lo stanno sperimentando.

I genitori che scelgono di battezzare il proprio bambino sono invitati ad un cammino biennale (due-tre incontri l’anno) di riflessione e formazione, che prosegue poi nel tempo della scuola d’infanzia. Intorno ai 6 anni inizia per i bambini (con le loro famiglie) la tappa di ‘evangelizzazione’, a cui segue un percorso triennale di ‘catechesi’ verso Cresima ed Eucaristia conferite (intorno agli 11 anni) nel tempo pasquale; segue la mistagogia in cui il ragazzo è accompagnato, se vuole, fino alle soglie dell’età adulta (mistagogia: fare memoria del dono ricevuto e vivere un’esperienza bella di Chiesa; è un cammino di appropriazione personale, esistenziale oltre che conoscitiva, di quanto celebrato, anche attraverso esperienze dirette nelle opere di carità e nella vita della comunità – n. 62). Il coinvolgimento delle famiglie è globale e, anche dove non è previsto l’obbligo della partecipazione, i genitori sono sempre invitati e i bambini sempre accolti. Questo percorso, comunque esigente, implicherà la fine della pura motivazione sociologica nella richiesta dei sacramenti.

Il cuore del documento è comunque il n. 27 ( Sapere Gesù), che merita di essere eviscerato nella sua essenza ed importanza. Nei nostri prossimi incontri diocesani  ne faremo  traccia di riflessione e di studio, e sarà lo sfondo integratore di tutte le argomentazioni che affronteremo,  lasciando che si sedimenti piano piano dentro di noi per diventare inquietudine, fermento, lievito del nostro ministero.

RELAZIONE SETTORE CATECUMENATO

  1. Chiarificazione terminologica

CATECUMENO:  che viene dal greco  κατηχούμενος ( katechùmenos – da Katechèo: catechesi ), ossia colui che viene istruito. Il termine catecumeno dunque, indica colui che chiede di intraprendere il percorso di fede per essere ammessi al sacramento del Battesimo.

Tale percorso di iniziazione cristiana viene appunto chiamato: CATECUMENATO.

Storia:

Fino dai primi secoli del Cristianesimo si ha notizia del catecumenato. Il candidato veniva preparato dal catechista, una persona già battezzata che aiutava gli altri a incontrare il Cristo Risorto.

Il candidato durante il percorso di preparazione doveva dimostrare di essere in grado di mantenere gli impegni connessi al Battesimo, sviluppando il desiderio di essere unito a Cristo Salvatore, condividendone la vita, la morte e dunque la Resurrezione.

Una volta completata la preparazione del candidato, che non aveva di per sé un tempo prestabilito, poteva durare all’incirca dai tre anni in su, il catecumeno nella settimana precedente alla Pasqua si preparava con digiuni e preghiera a ricevere il battesimo, che avveniva all’interno della liturgia della veglia pasquale. La celebrazione, specialmente nei primi tempi, si svolgeva nella chiesa principale – chiamata kathòlikon – con tutta la comunità riunita.

Ai nostri giorni:

Il catecumenato è tutt’oggi presente nella chiesa cattolica, per quanto riguarda il battesimo degli adulti, si veda il Catechismo della chiesa cattolica ai numeri 1246 e seguenti.

Il catecumenato (degli adulti)  o formazione dei catecumeni, ha lo scopo di permettere a questi ultimi, di condurre a maturità la loro conversione e la loro fede. Si tratta di una formazione « alla vita cristiana » mediante la quale « i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro Maestro.

Il catecumenato (preparazione al Battesimo) occupa in tal caso un posto importante. In quanto iniziazione alla fede e alla vita cristiana, esso deve disporre ad accogliere il dono di Dio nel Battesimo, nella Confermazione e nell’Eucaristia.

  1. CHE COS’E’ L’INIZIAZIONE CRISTIANA?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica  dice:

<< Diventare cristiani richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l’annuncio della Parola, l’accoglienza del vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il battesimo, l’effusione dello spirito, l’accesso alla comunione eucaristica>> ( n. 1229 ).

RELAZIONE

SETTORE CATECUMENATO

  1. PROBLEMATICHE ATTUALI – NATURA DEL CATECUMENATO E BREVI CENNI STORICI

La società in cui viviamo è mutata rispetto al passato, infatti, quell’ambiente che fino a non molti anni fa era definito <<cristiano>> non comunica più immediatamente l’appartenenza familiare, il patrimonio culturale o l’identità nazionale, ma esalta l’autonomia personale, le differenze individuali e la libertà religiosa. La fede cristiana  è ogni giorno di più il frutto di una libera scelta personale.

In un contesto sociale di questo tipo molti “cristiani” si sono allontanati gradualmente dalla fede, frequentando in modo saltuario i momenti rituali, dissociandosi dalle indicazioni del Magistero della Chiesa o rinunciando addirittura a comunicare la bellezza della fede alle giovani generazioni.

La maggior parte dei ragazzi che abbiamo accompagnato nell’itinerario di Iniziazione cristiana, dopo aver concluso il percorso ricevendo il sacramento della Confermazione, si allontanano dalla comunità parrocchiale, preferendo altri percorsi alternativi alla fede.

Il pensiero va anche ai tanti stranieri che popolano il nostro Paese  desiderano convertirsi alla fede cristiana, o ai tanti italiani non battezzati che desiderano sposarsi in chiesa. Oppure alle tante coppie di fidanzati che si avvicinano al cristianesimo in vista del matrimonio.

Tutte queste problematiche e molte altre ancora, hanno portato i vescovi italiani ad elaborare diversi documenti in cui sono stati trattati con grande attenzione i tanti  problemi legati alla pratica pastorale della prima evangelizzazione e del catecumenato.

La prima evangelizzazione è l’azione ecclesiale tesa ad aiutare la persona a mettersi in ascolto reale del Signore, in modo che il vangelo del suo amore per noi, possa generare una prima risposta alla fede.

Il catecumenato consiste in un percorso di approfondimento della fede iniziale dal punto di vista puramente dottrinale, liturgico e morale, per giungere all’incontro definitivo con Cristo e con la Chiesa mediante i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucarestia.

Non si tratta di una novità per la chiesa, infatti, il catecumenato è un’istituzione che ha caratterizzato il cristianesimo dai primi secoli della sua diffusione.

Non troviamo esplicitamente il termine << catecumenato >> nella scrittura, però possiamo riconoscere un certo fondamento in tutta l’esperienza del popolo d’Israele: la rivelazione di YHWH avviene gradualmente, nel rispetto della maturità del popolo, attraverso un dialogo, l’incontro con persone e avvenimenti significativi. L’insegnamento paziente e attento è fondamentale per la conversione. Gesù stesso si è manifestato come un maestro che educa e accompagna alla fede. Lo riconosciamo nelle parole che rivolge ai suoi discepoli: << Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato>> ( Mc 16,15 )…e ancora, << Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre (…) insegnando loro ad osservare ciò che vi ho comandato>> ( Mt 28, 19-20 ). Etc..

L’attività missionaria degli apostoli e della chiesa primitiva non consisteva nel battezzare in modo indiscriminato il maggior numero di persone possibili, ma nel provocare la fede attraverso l’annuncio della morte e della risurrezione di Gesù e nel preparare le persone a ricevere il sacramento attraverso un’adeguata istruzione e secondo determinati criteri.

Il catecumenato degli adulti è stato ripristinato ufficialmente dal concilio vaticano II nella “Sacrosantum concilium”, che stabilisce che l’iniziazione cristiana degli adulti, affidata alla responsabilità del vescovo, sia divisa in più gradi, destinata alla conveniente formazione di coloro che si accostano alla fede e santificata con riti che vanno celebrati in tempi successivi  ( cf n. 64) e nel decreto sull’attività missionaria della chiesa “Ad gentes”  che ha indicato il quadro complessivo dell’iniziazione cristiana e del catecumenato ( cf n. 13-14 ).

Le indicazioni conciliari hanno poi trovato attuazione nel RICA ( Rito per l’iniziazione cristiana degli adulti ), un documento redatto dai vescovi italiani per comprendere l’importanza del catecumenato sia dal punto di vista liturgico che pastorale. Sono seguite poi nei decenni successivi altre pubblicazioni da parte della CEI di documenti di notevole spessore ed utilità per il rinnovamento della catechesi.

  1. FINALITA’ DEL CATECUMENATO

La Chiesa italiana parla sempre più frequentemente della necessità di sperimentare nuovi itinerari catecumenali, e la nostra diocesi ha voluto rispondere alle richieste dei vescovi italiani, istituendo all’interno dell’ufficio catechistico il “settore del catecumenato”.

Il quale  si occuperà  della formazione, sostegno e dell’accompagnamento degli educatori,  dei catechisti/accompagnatori negli itinerari di iniziazione cristiana per ragazzi, giovani e adulti che chiedono di essere ammessi a ricevere i Sacramenti appunto dell’IC, quali il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia e del tempo della Mistagogia, per un  graduale inserimento nella comunità  cristiana per  vivere  pienamente l’annuncio di Cristo morto e Risorto. Ma anche l’accompagnamento di adulti che hanno già ricevuto i sacramenti dell’IC, ma che si sono di fatto allontanati dalla pratica cristiana e chiedono di essere accompagnati in un cammino di “ risveglio” della fede.

Si tratta dunque, di cogliere i nuovi orientamenti che ci vengono dall’ufficio catechistico nazionale, di cui siamo tenuti a conoscere, approfondire ed attuare.

Sempre nell’ambito delle finalità, questo progetto vuole favorire la formazione di catechisti/accompagnatori verso una catechesi che segua un itinerario in stile catecumenale, con dinamiche esperienziali che favoriscano l’incontro con Dio e possano contribuire a dare vita a nuovi stili nei percorsi di evangelizzazione e di catechesi.

  1. UNA CATECHESI IN STILE CATECUMENALE

Presuppone un nuovo impianto nell’azione catechistica, rispetto ad una catechesi tradizionale alla quale siamo abituati. Si tratta di una riorganizzazione del catechismo fondato su uno stile propriamente scolastico, senza scadenze precostituite, con un forte coinvolgimento della famiglia nello stesso cammino, la quale non ha più un ruolo marginale, ma diventa protagonista dell’azione evangelica.

Una catechesi catecumenale fondata essenzialmente sulla pagina biblica, pur senza dimenticare i catechismi CEI.

  1. OBIETTIVI DELLA CATECHESI CATECUMENALE
  • La Parola di Dio messa al centro: il cammino catecumenale non deve avere prima di tutto un andamento dottrinale, ma deve favorire l’incontro della vita del catecumeno con la Scrittura, per essere  da essa illuminata e guidata.
  • Luogo proprio dell’IC è la parrocchia, che deve costituire il << grembo>> che accoglie e accompagna il catecumeno.
  • Il catecumeno non si prepara ai sacramenti, ma alla vita cristiana attraverso la celebrazione dei  sacramenti: si tratta dunque di strutturare non un corso di preparazione ai sacramenti ma un itinerario di fede, con tutte le sue tappe e le sue dinamiche non solo di istruzione ma anche di celebrazione ed esperienza vitale.
  • Il cammino catecumenale è la prima tappa verso la maturità di fede, che è l’obiettivo di tutta la comunità cristiana: la comunità intera è chiamata a mettersi in gioco e a lasciarsi rinnovare dall’accompagnamento dei catecumeni. Si tratta dunque di riscoprire le radici profonde della propria fede, per essere in grado di  trasmetterla e crescere in essa.
  • Il catecumeno non può essere preparato dal solo parroco o dal solo accompagnatore: è opportuno creare un gruppo di accompagnamento che dia un tono unitario a tutto il percorso.
  1. PROSPETTIVE DIOCESANE

Per raggiungere gli obiettivi di cui sopra, occorre investire sempre di più nelle seguenti direzioni:

  • Formare laici e presbiteri a considerare il catecumenato come uno strumento pastorale per rispondere al meglio al conteso culturale attuale.
  • Sviluppare il coinvolgimento dei consigli pastorali parrocchiali.
  • Sostenere e guidare la nascita di gruppi di accompagnamento nelle parrocchie, che si riuniscano insieme agli accompagnatori e altri fedeli che vogliano intraprendere un cammino insieme ai catecumeni.
  • Sostenere le comunità con l’indicazione di sussidi e altro materiale utile.
  • Aiutare a curare bene la fase Mistagogica che di fatto è quella più delicata.
  1. MISTAGOGIA

Mistagogia: è un periodo stabilito che dura circa un anno in cui il neofita/catecumeno approfondisce il mistero celebrato.

Durante il tempo della mistagogia, il neofita è educato secondo la sua età a scoprire il posto dei sacramenti nella sua vita, a crescere in una sempre più grande fedeltà a Cristo, rinnovandola con la Grazia dei sacramenti ( 1999: CEI, nota pastorale per l’iniziazione cristiana ).

Essa è un tempo necessario quindi in cui il neofita viene aiutato ad inserirsi nella comunità cristiana, a vivere pienamente il mistero di Cristo celebrato, attraverso la pratica dei sacramenti, la preghiera, attività caritative, sperimentando un servizio nella “Vigna del Signore”.

Pensieri conclusivi

Non dobbiamo dimenticare il passato…non possiamo prevedere il futuro!

Ma siamo dei chiamati e degli inviati e come tali abbiamo il dovere di preparare la strada per il futuro delle giovani generazioni!

Noi siamo chiamati a fare “squadra”, Che è la più bella eredità del progetto catechistico italiano.

Noi catechisti non siamo un’associazione, un club, una categoria, un movimento…ma siamo accanto ai nostri sacerdoti e al nostro vescovo dei

<< servitori del Vangelo>>

Siamo chiamati a TESTIMONIARE FIDUCIA, GIOIA E SPERANZA!!!!!!!

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GIORNATA DEL CATECHISTA DEL 25 GENNAIO 2015

Parola e comunità a servizio della famiglia

E nel nostro caso a servizio della con persone disabile.

All’inizio della riflessione ci soffermeremo su alcune notizie e concetti già consegnati alla vostra attenzione negli incontri precedenti.

Non dimentichiamoci che le persone con disabilità sono poco meno di un miliardo:82% di esse vive in paesi in via di sviluppo e non ha accesso a servizi o benefici; che più dell’80% non ha un impiego e che solo il  5% dei minori con disabilità può accedere ad una educazione formale.

C’è da impegnarsi molto su vari fronti: personalmente, politicamente ed ecclesialmente.

Oggi viviamo in una società violenta e competitiva, dove spesso ha ragione chi vince e vince il più forte sempre. In questo contesto la persona con disabilità come tutti i malati e poveri non possono essere trattati come pietre scartate, ma con Cristo sono chiamati a diventare testate d’angolo della civiltà dell’Amore.

Le persone disabile sono figli di Dio. Bisogna dirlo, farlo comprendere e vivere. Nel vangelo emerge con chiarezza che Gesù non si limitava solamente a guarire le persone con disabilità che incontrava, ma la sua preoccupazione era quella che fosse loro comunicato il Vangelo del Regno entrare nell’ottica di essere Figli di Dio e quindi aperti al vero amore.

Si è detto anche con l’arrivo di un bambino disabile inizia in ogni famiglia toccata da questo problema, un lungo e complicato e doloroso processo di cambiamento e adattamento che coinvolge sia l’intero nucleo familiare sia i componenti singoli.

Il coinvolgimento dei catechisti, della parrocchia a servizio della famiglia ferita dal problema in discussione, deve avvenire alla luce della parola di Dio, nella Parola trovare forza ed azione per agire concretamente.

I catechisti e l’intera comunità cristiana sono chiamati ad avere un’attenzione particolare per la catechesi delle persone disabili e per le loro famiglie.

I genitori di figli con disabilità hanno bisogno e diritto di essere accompagnati nel loro difficile cammino di fede; hanno bisogno di trovare risposta nella fede alle loro domande angosciose. Hanno bisogno di essere aiutati a creare linguaggi adatti per annunciare il Vangelo e perché genitori sono anche per loro “i primi e principali maestri nella fede”. I genitori, infatti, nel loro rapporto di amore sanno trovare i canali di comunicazione e li possono trasmettere anche ai catechisti e agli insegnanti di religione. A maggior ragione noi Chiesa dobbiamo affiancare ancor di più la famiglia.

L’obiettivo è far crescere anche nei bambini con disabilità la fede ricevuta, il dono nel battesimo, far loro comprendere e vivere una normale vita sacramentale, per sviluppare quella relazione di comunione con Dio e con i fratelli, che è l’unico fine per cui Dio ha creato l’uomo.  Ricordiamoci le Guarigioni di Gesù)

La comunità cristiana si è realmente lasciata interrogare dalla disabilità, in questi ultimi anni in modo significativo. L’appello ad una speciale attenzione nei confronti dei figli posti nella condizione di un’umanità ferita da limitazioni debilitanti.

Sembra ben accolto dalle varie comunità .

Carismi individuali e collettivi hanno fortemente contribuito a creare uno specifico spazio di sensibilità e di accoglienza, che in molti casi, è divenuto anche parte integrante della normale attività pastorale e caritativa della stessa comunità parrocchiale.

La comunità cristiana , che è chiamata ad annunciare il Vangelo, è cosciente di essere comunità di vita, un luogo in cui si fa esperienza per affrontare concretamente e continuamente si cerca di seguire quelle scelte pastorali che siano significative per affrontare i problemi esistenziali.

La psicologia pastorale di Baungartner:

Bisogna domandarsi, se nel modo di accompagnare persone nel corso di tragiche crisi esistenziali… essa dica all’uomo in modo sufficiente e distintamente percettibile: Dio è dalla vostra parte! Egli previene il vostro agire con la sua grazia…

La pastorale segue, nella sua prassi, la sequenza della verità della fede ben chiara secondo la quale l’interesse primo e primario di Dio consiste nel dimostrare che egli ci tiene per mano”.

Evangelizzare significa annunciare la presenza di Dio nella storia degli uomini, svelare il volto di Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, come colui che salva e libera.

È soprattutto il problema del dolore a mettere la fede alla prova (E.V.). Di fronte ad ogni sofferenza e ogni limite umano si verifica, cioè si rende vero, l’atteggiamento di Gesù di  Nazareth con il cieco nato (Gv.9,3)

Egli non risponde alla domanda sulla cecità, ma si 9impegna a dare senso a quell’evento .

L’esperienza di fede fa intravedere un cammino di liberazione ovunque la persona sia alle prese con l’errore , il limite e permette di accogliere l’annuncio-comandamento: «Alzati e cammina». È un invito a non rassegnarsi a rispondere al cammino, ad avvalersi di un rimedio che guarisce.

E guarire non equivale a riottenere la guarigione de corpo- anche se questo è l’obbiettivo da perseguire- una riottenere la forza di vivere e la capacità di dare senso alla vita, anche ad una vita segnata dal limite.

Il messaggio cristiano- come evento, annuncio, comunità cristiana è risposta alla domanda di senso: permette di trovare senso (motivo) anche là dove, ad una considerazione razionale non appare che non-senso (limite); apre prospettive che, fanno ritrovare l’amore alla vita, fiducia nel futuro, capacità da valorizzare e di dare significato alle possibilità rimaste.

È significativa la lettera di Mounier del 20/03/1940 alla moglie a proposito d3ella figlia gravemente disabile:

«Se noi non facciamo che soffrire, subire, sopportare, noi non resisteremo e falliremo in ciò che ci viene chiesto. Non pensiamo tutto il giorno a questo male come a qualche cosa che ci viene tolta, ma come a qualche cosa che ci doniamo, allo scopo di non demeritare di questo piccolo Cristo che è in mezzo a noi e di non lasciarlo lavorare solo con Cristo … Io non voglio che noi perdiamo questi giorni, perché dimentichiamo di prenderli per ciò che essi sono: giorni pieni di una grazia sconosciuta».

Alla luce di tutto questo bisogna sapere che se la comunità cristiana lasciasse sola una famiglia con un figlio disabile e trascurasse gli ammalati non risponderebbe alla volontà di Dio (cf. Lc 10,9 ; At 5,15) e peccherebbe. L’ammissione piena dei disabili con le loro famiglie alla vita della comunità cristiana comporta naturalmente il superamento di molti pregiudizi e la presa di coscienza di un vuoto nella comunità cristiana che escludesse i disabili, le sue assemblee non possono considerarsi complete, nel pieno senso evangelico, se non ci sono anche loro. La comunità se sa valorizzare la diversità si arricchisce così la famiglia con disabili assume un ruolo centrale.

La comunità cristiana per assolvere concretamente  questo impegno di solidarietà e di fraternità evangelica, deve essere sensibilizzata e coinvolta in tutte le sue componenti e in tutti i suoi servizi:

  • Anzitutto i parroci, formatori e guide delle loro comunità anche e soprattutto su questa problema;
  • Gli organismi parrocchiali esistenti e le persone responsabilizzate nell’attività pastorale (consigli9o pastorale, dirigenti parrocchiali delle varie associazioni e catechisti) devono conoscere la “vocazione” e “ missione” dei sofferenti:
  • Le famiglie cristiane: devono essere educante all’accoglienza e ad offrire la disponibilità:
  • Le comunità religiose, che possono essere aiutate a riscoprire e riattivare i loro carismi originari:
  • I laici cristiani che operano nelle istituzioni e che hanno l’opportunità e la responsabilità di applicare le normative esistenti per l’integrazione scolastica, lavorativa e sociale dei disabili. In particolare gli insegnanti per favorire l’integrazione scolastica; i responsabili della formazione professionale, gli imprenditori gli artigiani cattolici per l’inserimento lavorativo: gli amministratori degli enti locali per promuovere e sostenere le intese con la scuola e con il mondo del lavoro.
  • Così facendo come chiesa, popolo di Dio, sarà veramente sale della terra e luce del mondo, e i catechisti, che operano e riguardo abbiano una fede incrollabile- una coraggiosa obbedienza a Cristo- una forte speranza cristiana e sappiamo cogliere i segni dell’azione di Dio in modo da rimanere benevolmente provocati.[SCARICA LA RELAZIONE]