Omelie

VEGLIA DI PASQUA 2022


Gen 1,1 – 2,2; Sal 103; Gen 22, 1-18; Lc 24,1-12

Sabato 16 Aprile 2022

 

Sorelle, fratelli, immedesimiamoci: “Il primo giorno della settimana, al mattino presto, le donne si recarono al sepolcro”. Il Maestro, l’amico, l’uomo che sapeva di cielo, che aveva aperto per chi lo incontrava orizzonti di speranza e di senso, è chiuso in un buco della roccia, in un freddo sepolcro. Ma “Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù”.

Smarrimento e sconcerto! Tutto sembra ancora e inesorabilmente finito, ma le donne lo amano anche da morto, “per loro il tempo dell’amore è più lungo del tempo della vita” (Ermes Ronchi). La pietra è stata rotolata: per chi ama è un presentimento, un silenzioso sussulto all’interno del grande sconcerto.

“Ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante … dissero loro: «perché cercate tra i morti Colui che è vivo? Non è qui, è risorto»”.

“Che bello questo «non è qui!». Lui è, ma non qui; lui è, ma va cercato fuori, altrove; è in giro per le strade, è in mezzo ai viventi, è “colui che vive”, un Dio da sorprendere nella vita. È dovunque, eccetto che fra le cose morte” (Ermes Ronchi).

“Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: «bisogna che il Figlio dell’Uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno»”. L’annuncio degli angeli non è sufficiente, le donne credono perché “si ricordarono delle sue parole”. Tornate dal sepolcro, le donne stesse annunciano agli Undici e a tutti gli altri l’esperienza, l’accaduto: il sepolcro vuoto. Le loro parole non vengono credute: sono donne, sarà un loro vaneggiamento! Pietro, un uomo dal cuore ancora ferito, un uomo che ha pianto amaramente e forse proprio per questo ha più spazio dentro di sé, nel dubbio, “corse al sepolcro e chinatosi, vide soltanto i teli, tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto”.

Le ferite di Pietro sono le nostre. La disponibilità di Pietro, lo spazio che l’annuncio delle donne trova in lui, è la nostra disponibilità. Lo stupore di Pietro è il nostro stupore questa notte, ancora una volta: uno stupore rinnovato, non abitudinario, uno stupore che dà senso a tutte le esperienze negative, di “morte” che sperimentiamo. In questa notte di Pasqua tutto ricomincia, tutto si rinnova, è la primavera del nostro essere e del nostro stare nel mondo. È la differenza cristiana che non si arrende al peccato e a tutto ciò che è disperato, va oltre. La Pasqua è “trasgressione” di Dio!

Il cuore dell’annuncio della Pasqua è sintetizzato in maniera straordinaria dal grande Dostoevskij in una lettera ad un’amica – e quanto è necessario in questi giorni attingere alle sorgenti dell’autentica cultura russa – :“Di me Le dirò che io sono figlio del mio secolo, figlio della miscredenza e del dubbio, e non solo fino ad oggi, ma tale resterò (lo so con certezza) fino alla tomba. Quali terribili sofferenze mi è costata – e mi costa tuttora – questa sete di credere, che tanto più fortemente si fa sentire nella mia anima quanto più forti mi appaiono gli argomenti ad essa contrari! Ciononostante Iddio mi manda talora degl’istanti in cui mi sento perfettamente sereno; in quegl’istanti io scopro di amare e di essere amato dagli altri, e appunto in quegl’istanti io ho concepito un simbolo della fede, un Credo, in cui tutto per me è chiaro e santo. Questo Credo è molto semplice, e suona così: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, più simpatico, più ragionevole, più virile e più perfetto di Cristo; anzi non soltanto non c’è, ma addirittura, con geloso amore, mi dico che non ci può essere. Non solo, ma arrivo a dire che se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità”. (F. Dostoevskij, Lettera a Natalija Dmitrievna Fonvizina, 1854).

Questo è vivere la Pasqua!

Cristiani, riprendiamoci il tempo della vita e della speranza, non copriamo di manti pseudo religiosi i nostri atteggiamenti, seguiamo Cristo nel Mistero della Sua Chiesa e in Lui rifioriranno tutte le cose.
I tempi sono cupi: imperversano il COVID-19, la guerra in Ucraina e in almeno trenta altri Paesi del mondo, le crescenti, enormi disuguaglianze sociali ed economiche, i tradimenti e i fallimenti delle nostre relazioni, le vittime di ogni organizzazione malavitosa, ma il tempo della nostra testimonianza di letizia, di coraggio e di speranza è questo, sempre vivo e attuale. Leggiamo in un altro grande autore russo: “L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: “Strani uomini… ditemi voi stessi, o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri capi e fratelli: che cosa avete di più caro nel cristianesimo?”. Allora si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, poiché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità.”(Vladimir Solov’ev, Il dialogo dell’Anticristo).

Non vergogniamoci di Cristo, del suo apparente fallimento, tutto il male verrà travolto dalla forza e dalla potenza della risurrezione e una nuova vita ricomincerà dovunque.

È l’augurio di questa certezza che voglio condividere con ciascuno di voi, perché per me e per voi sia un nuovo giorno. Egli è qui.

Buona Pasqua!

   ✠   Francesco Savino