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Venerdì Santo 2019 in Passione Domini


Venerdì Santo 2019 [SCARICA]

in Passione Domini

Is 52, 13 – 53, 12; Sal 30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 – 19, 42

19  Aprile  2019

   

Mentre “volgiamo lo sguardo a Colui che hanno trafitto”, il Cristo Crocifisso chiedendogli di cambiare nella verità e nella giustizia il nostro sguardo nei confronti di tutto ciò che ci circonda, facciamo memoria delle sette ultime parole di Gesù, secondo la tradizione dei Vangeli: 

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34)

In verità io ti dico: oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23, 43)

Donna, ecco tuo figlio!” “Ecco tua madre!” (Gv 19, 26-27)

Eloì, Eloì, lemà sabactàni” che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15, 34)

Ho sete” (Gv 19, 28)

E’ compiuto” (Gv 19, 30)

Padre, nelle tue mani, consegno il mio spirito” (Lc 23, 46)

Desidero balbettare qualcosa sulla terza, la quinta e la settima parola.

Donna, ecco tuo figlio!” “Ecco tua madre!” (Gv 19, 26-27) 

Il Cristo ha una mamma che lo accompagna sempre, fino all’ultimo momento, fino ai piedi della croce. A lei Gesù affida quel giovane discepolo. E viceversa. La Chiesa è anzitutto e soprattutto una comunione, un incontro di amore provocato da Gesù. 

«Prendi con te questa donna, è tua madre» dice al giovane discepolo. E a quella donna: «Prendi con te questo giovane, perché è tuo figlio». Sono parole che segnano la sconfitta di quella legge, perversa ma ferrea, del primato dell’amore per se stessi. In quel momento, su quella croce, veniva sconfitto, in maniera definitiva, l’egocentrismo, l’amore per sé, la preoccupazione solo per i propri affari e per le proprie cose. È già iniziata la Resurrezione. Quella morte in croce, che sembrava la definitiva sconfitta di quel Maestro, divenne al contrario l’inizio di una nuova fraternità: un giovane prende con sé la madre di un altro.

Ho sete” (Gv 19, 28)

«Ho sete». «Dammi da bere».

La sete è certamente l’espressione di un bisogno che i medici dicono essere uno dei tormenti più grandi, più atroci di chi muore in croce.

Possiamo però pensare che in questa circostanza la sete del Cristo trascenda un bisogno esclusivamente fisico. Dai Padri della Chiesa apprendiamo che la vera sete di Gesù non era di acqua, ma di “anime”, come si diceva una volta. Non solo, ma anche di verità!

Padre, nelle tue mani, consegno il mio spirito” (Lc 23, 46)

Come sono rassicuranti per noi le ultime parole di Gesù! Il libro della sapienza ci ricorda che “le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”(Sap 3,1). La morte non è un salto nel buio, né un salto nell’abisso del niente: la morte, per chi dice amen in ogni situazione della vita, è un abbraccio con Dio. Questa è la consapevolezza che deve abitarci: non siamo abbandonati alle forze del male ma Dio è con noi sempre! “Ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati … predestinati ad essere suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo” (Ef 1, 4-5).

“Le mani di Dio” ci accolgono e ci portano nell’abbraccio eterno del suo amore, mentre la morte ci separa soltanto dagli affetti più cari.

Con Maria, Vergine dell’attesa, l’Addolorata, sostiamo ai piedi della tua croce, o Cristo crocifisso, affidandoti tutto ciò che siamo perché possiamo essere trasfigurati dalla tua Resurrezione.

   Francesco Savino