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XV Domenica del Tempo Ordinario 15 Luglio 2018


XV  DOMENICA  DEL TEMPO  ORDINARIO [SCARICA]

15  Luglio  2018

Il brano evangelico e la prima lettura della liturgia di oggi presentano il tema della missione. Amos è un inviato da Dio: non è un mestierante né si è autodichiarato profeta, anzi, come i veri profeti, è riluttante ad obbedire alla chiamata di Dio e ad affrontare la lotta con Lui, nella quale risulta sconfitto. 

Possiamo dire che il criterio di veridicità di ogni missione è l’obbedienza controvoglia. 

Nella pagina del Vangelo leggiamo le disposizioni che Gesù dà ai suoi discepoli prima di inviarli (Mc 6, 7-11); vi troviamo, quindi, un resoconto sintetico dell’ attività missionaria (Mc 6, 12-13).

“Chiamò a sé i dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri”: Gesù istituì i Dodici, numero che richiama quello delle tribù di Israele presenti al Sinai per l’alleanza con Dio (Es 24, 4), perché stessero con Lui e andassero a predicare dopo aver ricevuto il potere sugli spiriti impuri e di scacciare i demoni.

La comunità dei Dodici istituita da Gesù, “perché stessero con Lui” è definita sull’“unico necessario” (Lc 10, 42): i discepoli sono chiamati non tanto ad un’adesione dell’intelligenza sugli insegnamenti del Maestro, quanto ad un rapporto personale con Gesù, ad una comunione di vita con Lui. I discepoli sono testimoni perché condividono l’esistenza quotidiana di Gesù, non sono propagandisti di una dottrina, né militanti di una ideologia! I Dodici sono definiti apostoli, cioè inviati non destinato soltanto ad Israele, ma a tutte le genti, fino ai confini del mondo (cfr. Mc 16, 15). Perché “a due a due”? Secondo una pratica della cerchia di Giovanni Battista (Lc 7, 18), adottata in seguito dalla chiesa primitiva (cfr. At 11, 30; 13, 2), gli apostoli sono inviati a coppie, “per sostenersi reciprocamente, per non cadere nella stravaganza dei predicatori girovaghi, per vivere la carità fraterna in modo visibile e, soprattutto, per manifestare la dimensione comunitaria del Regno […] perché “dove due o tre sono riuniti o inviati nel nome di Gesù, là egli è presente” (cfr. Mt. 18, 20). (E. Bianchi). 

Il potere conferito ai Dodici consiste nel sottrarre terreno all’azione di Satana nel mondo. “E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”: Gesù delinea le condizioni in cui consiste la radicalità necessaria per testimoniare il Vangelo. L’efficacia della missione non dipende dagli Apostoli ma dalla “potenza” di Colui che li ha inviati. Tutta la loro esistenza deve mostrare la povertà, il disinteresse e l’urgenza della missione: lo stile di chi annuncia il Vangelo è costitutivo all’annuncio stesso. 

Nel loro andare, gli apostoli vengono invitati a fermarsi e ad accettare l’accoglienza dovunque entrassero fino alla partenza da quel luogo; se non venivano accolti e ascoltati, se ne sarebbero andati “scuotendo la polvere sotto i piedi come testimonianza”; dicevano a tutti di convertirsi, scacciavano i demoni, ungevano con olio gli i infermi e molti venivano guariti.

Questo invio in missione costituisce un preciso appello, per tutti noi, oggi. A tutti i cristiani, Gesù affida il mandato di annunciare che, in Lui, il Vivente tra noi, il Regno di Dio si è fatto vicino e svela tutto ciò che è diviso e frammentato dall’azione del demonio che opera soltanto rotture.

Ciascuno riscopra la bellezza dell’incontro con Gesù, l’Unico che ci salva la vita e che ci invia a proclamare a tutti la lieta notizia: siamo salvati e liberati dal maligno che opera per separarci da Dio.

Buona Domenica!

   Francesco Savino