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XV Domenica del Tempo Ordinario 16 Luglio 2017


XV  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica 16 Luglio 2017

Nel Vangelo di questa Domenica, XV del Tempo Liturgico Ordinario, leggiamo la celebre parabola del seminatore che Gesù rivolge alle folle.

Possiamo ritenere “autobiografica” questa parabola, perché rappresenta l’esperienza stessa di Gesù, il seminatore che sparge il buon seme della Parola di Dio ottenendo diversi effetti a seconda dell’accoglienza riservata all’annuncio. C’è chi ascolta superficialmente la Parola e non la accoglie, chi l’accoglie sul momento ma non ha costanza e la disperde, chi viene sopraffatto dalle preoccupazioni e seduzioni del mondo; c’è chi l’ascolta e l’accoglie come terreno buono: qui la Parola porta frutto in abbondanza.

Cerchiamo ora di cogliere alcuni dettagli della parabola per coglierne in profondità il significato.

Innanzitutto il contesto: il tempo dell’ascolto entusiasta di Gesù da parte delle folle sembra ormai concluso e si manifesta sempre più l’ostilità dei capi religiosi giudaici, che hanno deciso di “farlo fuori” (cfr Mt 12, 14). Accade anche oggi così a chi annuncia il Vangelo. “Noi possiamo essere non solo perplessi, ma a volte sgomenti: ogni Domenica nella nostra terra d’Italia più di dieci milioni di uomini e donne che credono, o dicono di credere, in Gesù Cristo si radunano nelle chiese per ascoltare la Parola di Dio e diventare eucaristicamente un solo corpo in Cristo. Eppure constatiamo che a questa partecipazione della Liturgia non consegue mutamento: non accade qualcosa che manifesti il Regno di Dio veniente. Perché succede questo? La Parola di Dio è inefficace? Chi la predica, predica in realtà parole sue? E chi ascolta, ascolta veramente e accoglie la Parola di Dio? E chi la accoglie è poi conseguente, fino a realizzarla nella propria vita?” (Enzo Bianchi). Questi interrogativi, veramente legittimi e oggettivi, risuonano anche nei nostri “cuori pensanti”. Noi crediamo che la Parola di Dio è una parola che diventa evento realizzato. E allora perché a tanta predicazione non corrisponde un frutto copioso?

La parabola del seminatore ci offre un insegnamento illuminante che risponde a questa domanda.

Gesù, che era un grande osservatore, rivolgendosi alle persone più semplici prende come riferimento il mondo contadino della Galilea per far cogliere il rapporto fra “la semina” (la Parola annunciata) e “il raccolto” (il frutto della Parola annunciata). La parabola dice che “Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutti: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti”.

Una constatazione si impone sulla quantità del seme: non deve stupirci la quantità della Parola di Dio: essa dev’essere “seminata abbondantemente” perché gli ascoltatori sono tanti e diversi. Alcuni la sentono ma di fatto non l’ascoltano; altri superficiali, senza passione e interesse per la Parola, la sentono ma non le fanno spazio nel loro cuore; altri ancora l’ascoltano anche con entusiasmo ma in loro non c’è vita interiore; altri ancora, pur avendo tutte le condizioni di essere fecondi, sono “distratti” da ricchezza, successo, potere. Altri, invece, accolgono la Parola, la interiorizzano, pregano e desiderano profondamente che si incarni concretamente nella loro vita: sono coloro che rendono efficace la “semina” della Parola. Se quest’ultimi sono pochi: pazienza!  L’importante è che il frutto venga generato.

Il modo di raccontare di Gesù marcava una differenza rispetto ai Rabbini di quel tempo e anche per questo i discepoli chiedono spiegazione del suo stile particolare nell’annunciare il Regno. “Perché a loro parli con parabole?” (Mt 13, 10). Gesù risponde facendo una distinzione tra i discepoli e la folla: ai discepoli, cioè a coloro che già hanno deciso di seguirlo, Egli può parlare del Regno di Dio apertamente, invece agli altri deve annunciarlo in parabole, per stimolarne la decisione, la conversione del cuore. Le parabole, infatti, richiedono un’interpretazione, interpellando l’intelligenza e anche la libertà degli ascoltatori.

San Giovanni Crisostomo così dice: “Gesù ha pronunciato queste parole con l’intento di attirare a sé i suoi ascoltatori e di sollecitarli assicurando che, se si rivolgeranno a Lui, Egli li guarirà” (comm. al Vang. di Matt., 45, 1-2). “In fondo, la vera «Parabola» di Dio è Gesù stesso, la sua Persona, che, nel segno dell’umanità, nasconde e al tempo stesso rivela la divinità. In questo modo Dio non costringe a credere in Lui, ma ci attira a sé con la verità e la bontà del suo Figlio incarnato: l’amore, infatti, rispetta sempre la libertà” (Papa Francesco).

E’ in gioco la libertà: spesso il Popolo di Israele, come tutti i discepoli di Gesù, ha un cuore indurito, ha orecchi chiusi, ha occhi accecati e, quindi, non comprende la Parola e non fa niente per convertirsi, per ritornare a Dio che attende sempre.

E noi, che ascoltiamo la Parola, la accogliamo davvero e attiviamo in noi processi di conversione?

“Il cristiano è uno ben consapevole che la sua vita darà frutto, ma senza pretendere di sapere come, né dove, né quando. Ha però la sicurezza che non va perduto nessun atto di amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, nessuna dolorosa pazienza. Tutto ciò circola nel mondo come una forza di vita” (EG 278-279).

Vi auguro una Domenica di ascolto fecondo della Parola.

   Francesco Savino