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XVI  Domenica del Tempo Ordinario 22 Luglio 2018


XVI  DOMENICA  DEL TEMPO  ORDINARIO [SCARICA]

22  Luglio  2018

“Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato”: dal Vangelo di oggi sappiamo che gli apostoli, i dodici inviati per annunciare il Regno di Dio, ritornano da Lui e gli parlano della loro esperienza. Sono lontani dalla folla e Gesù vigila su di loro, il “piccolo gregge” (Lc 12, 32), come buon pastore. Dice, infatti: “venite in disparte, voi soli in un luogo deserto, e riposatevi un poco”. L’espressione “in disparte” indica sia un luogo di riposo, sia un vero e proprio tempo di “intimità” con Gesù, per rafforzare e rinnovare il legame con Lui e per recuperare le forze in vista di una nuova missione. “Si tratta cioè semplicemente di «stare con Gesù» (Mc 3,14), di vivere con Lui momenti di comunione gratuita, senza alcuno scopo che non sia quello di dimorare con il Signore della propria vita” (E. Bianchi).

Come Egli si sveglia all’alba, si reca in luoghi solitari e prega (cfr. Mc 1, 35; Mc 6, 46) in intima comunione con il Padre, così sono invitati a fare i suoi discepoli, i quali sono consapevoli che ogni chicco di grano seminato, cresce anche quando l’agricoltore riposa (cfr. Mc 4, 26-27). I discepoli sanno saldare la terra con il cielo, la contemplazione con l’azione, imitando Gesù che è “contemplattivo” 

Non è facile, per Gesù come per gli apostoli, trovare il tempo per il riposo, che rimane sempre incerto, ma il loro riposo da ogni attività di missione è indispensabile, produce dinamismo, fino mettere le ali ai piedi della folla, infatti “molti li videro partire e capirono”, – scrive l’evangelista Marco – “e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero”.

La velocità di questa folla è davvero impressionante, supera quella di una barca: è la fretta di chi ha fame della Parola di Dio predicata da Gesù (cfr. Mc 1, 22.27) e segue l’invito consolante : “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e io vi darò riposo” (Mt 11, 28).

“Sceso dalla barca, Egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”: il Maestro prova compassione (cfr. Mc 8, 2), sente il dolore dell’altro. La compassione, nella storia della salvezza, esprime il “sentire profondo di Dio”, le sue “viscere di misericordia” per tutte le situazioni di sofferenza, di miseria, di malattia e di peccato in cui l’uomo o il popolo viene a trovarsi (cfr. Mt 18, 27; Lc 15, 20). Gesù fa suoi i sentimenti del Padre, si commuove e si fa prossimo di ciascuno, nella misericordia. Egli prova “compassione” per le folle che sono “come pecore senza pastore” (cfr. Nm 27, 17; 1Re 22, 17): la sua è la compassione del Messia, atteso come pastore capace di guidare e nutrire il gregge di Israele (cf. Ger 23,1-6; Ez 34); in più, Gesù è “il pastore bello e buono” di ogni uomo (cf. Gv 10,11.16).

E noi siamo disposti a partecipare alla compassione del “pastore delle nostre vite” (cfr.1Pt 2,25)? Ci lasciamo scomodare dalle impreviste richieste di aiuto dei nostri fratelli? Ci commuoviamo di fronte a quanti si trovano nel bisogno e facciamo quanto ci è possibile per cercare con loro risposte alle domande di senso? 

Soltanto questa compassione, testimonianza della regalità di Dio sulla nostra vita quotidiana, può costituire il fondamento di ogni autentico annuncio del Regno.

Buona Domenica!

   Francesco Savino