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XXII  Domenica del Tempo Ordinario 2 Settembre 2018


XXII  DOMENICA  DEL TEMPO  ORDINARIO  [SCARICA]

2  Settembre  2018

Ritorniamo oggi, XXII Domenica del T.O. al Vangelo di Marco.

La chiesa propone alla nostra meditazione una pagina che raccoglie alcune parole di Gesù circa la Legge di Dio e le tradizioni religiose di Israele. Il testo  si presenta discontinuo, a causa di numerosi tagli di versetti ma, nonostante ciò, il messaggio  è chiaro.

L’evangelista Marco narra una controversia tra “Gesù, i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme”, che conoscevano bene la Legge di Mosè e si vantavano in pubblico di praticarla. Questi uomini religiosi criticano il comportamento dei discepoli di Gesù che “prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate, i farisei infatti e tutti i giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti”. All’osservazione del comportamento dei discepoli segue la domanda sdegnata rivolta a Gesù, ritenuto responsabile degli atti di quanti lo seguono: “perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. La risposta di Gesù è veramente dura. Egli definisce i suoi interlocutori ipocriti e dice: “trascurando il comandamento di Dio voi osservate la tradizione degli uomini”. 

Gli uomini religiosi sono malati di ipocrisia, cioè di quell’atteggiamento tipico e proprio di chi simula, di chi appare senza essere, di chi vive la “schizofrenia”, la dissociazione tra esteriorità e interiorità, cioè sono uomini che, con le labbra sembrano adorare Dio ed essere in comunione con Lui, ma in realtà il loro cuore è ben lontano da Dio (cf. Is 29, 13).

“Il grande pericolo, per i credenti di ogni tempo, è di vivere una religione dal «cuore lontano», fatta di pratiche esteriori, di formule recitate solo con le labbra; di compiacersi dell’incenso, della musica, della bellezza delle liturgie, ma non soccorrere gli orfani e le vedove (Lettera di san Giacomo 1,27).

Il pericolo del cuore di pietra, indurito, del «cuore lontano» da Dio e dai poveri è quello che Gesù più teme. «Il vero peccato per Gesù è innanzitutto il rifiuto di partecipare al dolore dell’altro» (J. B. Metz), e l’ipocrisia di un rapporto solo esteriore con Dio” (E. Ronchi).

Gesù propone il ritorno al cuore, per una fede totale.

Il cristianesimo ci chiede di passare le scelte della nostra vita sempre al vaglio del Vangelo, consapevoli che l’origine del male non è mai negli altri o in realtà esterne, ma è radicata nel cuore dell’uomo, dove si decidono i pensieri, i sentimenti, le azioni: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro”. Gesù ci invita a scardinare ogni pregiudizio circa il puro e l’impuro, pregiudizi che sono duri a morire. Il credente, l’amico di Gesù, il suo discepolo, è chiamato a guardare nel proprio cuore perché è quello il luogo della vera adesione alla volontà di Dio.

In questa Domenica chiediamo al Signore di donarci un cuore libero da ogni ipocrisia, da ogni sovrastruttura, da ogni formalismo vuoto e becero.

Con Gesù Cristo il nostro cuore è vero e felice.

Buona Domenica!

   Francesco Savino