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XXII Domenica del Tempo Ordinario 3 Settembre 2017


 XXII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

3 Settembre 2017

 

“Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno”.

Questo è lo scandalo del cristianesimo: un Dio che entra nel dolore e nella morte di ogni uomo che sono un’esperienza concreta della vita e costituiscono un ostacolo alla fede.

Pietro, Cefa, la “roccia”, colui che è chiamato a confermare nella fede i fratelli (cfr. Lc 22, 32), a cui il Signore ha affidato un compito basilare nella Chiesa (cfr. Mt 16, 18), colui che ha appena confessato che Gesù è il Cristo, il Messia, il Figlio unto da Dio, nel quale si realizzano tutte le promesse fatte a David (cfr. Mt 16, 15-17), proprio lui diventa “scandalo”, cioè pietra di inciampo, perché non accetta la prospettiva della morte, non accetta un Messia debole: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”.

“Ma Egli, voltandosi, disse a Pietro: va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.

Pietro non pensa come Gesù e non si mette dietro di Lui, alla Sua sequela, ha invece la presunzione di mettersi avanti a Gesù. Deve comprendere ancora che l’unico fondamento della Chiesa è Gesù Cristo (cfr. 1Cor 3, 11; 1Pt 2, 4-5) al cui servizio deve porsi.

Anche noi siamo come Pietro tutte le volte in cui vogliamo evitare la croce. Anche il profeta Geremia, dopo l’entusiasmo iniziale della sua vocazione, con il passare degli anni e lo svolgersi del suo ministero profetico fa l’esperienza di amarezza e di sofferenza, sentendosi addirittura ingannato da Dio.  Soltanto se accettiamo lo scandalo della croce possiamo “evitare” di scandalizzarci del Messia crocifisso (cfr. Mt 26, 31: “Tutti voi vi scandalizzerete di me in questa notte”).

Il rischio ricorrente nella vita di ogni discepolo di Gesù, ieri e oggi, è vivere l’incoerenza tra una fede confessata rettamente e una prassi che smentisce di fatto tale confessione. La croce è la dimensione meno “mondana”! Di fronte alla ribellione di Pietro, Gesù dice: “Se qualcuno vuole venire dietro me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”.

In queste parole di Gesù sono racchiuse le condizioni della identità del cristiano: rinunciare al proprio io narcisistico e autoreferenziale, vivere un’esistenza di verità e di giustizia e mettere in gioco, in modo martiriale, la propria vita in Cristo e per Cristo.

E’ il paradosso della vita cristiana: la vita è bella quando la si perde per Gesù e il Suo regno.

Vivere alla sequela di Gesù significa porre la propria vita nella Sua. “Ciò che per amore si perde, in realtà non è perso, ma donato. E ciò che è donato per amore, è ritrovato nella relazione” (Luciano Manicardi).

Gesù dice: “fai come me, prendi su di te una vita che sia il riassunto della mia vita”. Egli è il coraggioso che tocca i lebbrosi e sfida chi vuole uccidere l’adultera, il tenero che si commuove per le folle senza pastore e per due passeri, il povero che mai è entrato nei palazzi dei potenti se non da prigioniero, libero come nessuno, amore come nessuno, uomo dalla vita buona, bella, felice.

Una domenica bella per tutti, nella consapevolezza che la vera gioia non consiste nel conformarsi a questo mondo ma nel lasciarsi trasformare per poter discernere la volontà di Dio.                         

    Francesco Savino