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XXVII Domenica del Tempo Ordinario 2 Ottobre 2016


XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

2 ottobre 2016

Nella Liturgia della Parola di questa Domenica, XXVII del Tempo Ordinario, abbiamo pregato con il salmista “E’ Lui il nostro Dio/ e noi siamo il suo popolo/ il gregge che egli conduce” (Salmo 94). Siamo, dunque, consapevoli di essere “popolo di Dio”, “gregge che egli conduce” e che è Lui solo il nostro Signore. Noi, come i discepoli e gli apostoli di Gesù, in un momento tutto particolare della nostra esistenza umana, abbiamo preso coscienza della nostra natura “altra” con il Battesimo e abbiamo deciso di aderire coscientemente alla sequela di Cristo.

La nostra professione di fede, che ripetiamo ogni qualvolta recitiamo il Credo, con le formule della tradizione della chiesa, segna una scelta di vita che ci contraddistingue.

Ma ci permette anche di essere riconosciuti come cristiani?

La domanda è fondamentale ed è, in altri termini, quella che pongono gli apostoli al Signore quando dicono: “Accresci in noi la fede”. Essi sono in cammino con il maestro verso Gerusalemme, hanno ascoltato tutti i suoi insegnamenti, sono convinti di seguirlo avendo lasciato tutto per andare con Lui, hanno anche intrapreso ad annunciare la lieta notizia, il suo Vangelo di salvezza, liberando molti uomini e donne ed ora sentono il bisogno di chiedere a Gesù che accresca in loro la fede! Sembra strano, ma ancora più interessante è la non risposta del Maestro. Davanti alla  richiesta dei suoi, e particolarmente di coloro che sono stati inviati, gli apostoli, Gesù risponde con un’espressione paradossale. “Se aveste fede quanto un granello di senape, direste a questo gelso: Sradicati e vai a piantarti nel mare”. Il Signore usa un’iperbole, una frase che dice l’impossibile, per parlare della fede.

La fede è quanto un granello di senape, che si vede appena tanto è piccolo, ma germoglia fino a diventare un albero alto e robusto, in grado di far ombra e di riparare tra i suoi rami frondosi tanti uccelli. Dunque, dicono molti commentatori di questa Pagina del Vangelo di Luca, la fede non va valutata nella sua quantità ma nella sua qualità.

Cosa vuol dire?

Gesù ci viene incontro con la breve parabola che abbiamo appena ascoltata: un servo lavora nei campi per un padrone, quando rientra in casa è tenuto a preparare il pranzo e a servirlo al padrone e poi a mangiare lui stesso. E non per questo riceve gratitudine. “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.

La nostra fede nel Signore ci rende come quel servo inutile.

Oggi sentiamo qualcosa che non accarezza le nostre orecchie, non sembra accattivante. Anzi.

Siamo posti davanti ad una domanda decisiva: su chi si poggia la mia fiducia? Di che cosa sono certo?

Siamo certi che il Dio di Gesù si è rivelato nella storia umana una volta per sempre e si propone a ciascuno come il Dio con noi, la via, la verità e la vita che ci libera e ci guida verso l’incontro definitivo con Lui che si rivelerà nella gloria eterna. Questa gloria eterna è già inaugurata su questa terra, è la fede, un’adesione che si rinnova ogni momento, che è dinamica, che non può rimanere inoperosa, che, se l’accettiamo e la coltiviamo come seme buono, germoglia e fruttifica fino a produrre opere meravigliose che ci trascendono perché sono progettate ed eseguite da un grande “ideatore” che ci chiama come suoi collaboratori.

Le opere della fede, che sono le opere di Misericordia, non soltanto ci consentono di realizzare la nostra umanità, ma ci liberano da ogni pretesa di guadagno e di riconoscenza.  Ci fanno scoprire la bellezza della gratuità che è l’altra faccia della Carità, la bellezza di essere responsabilmente coadiutori del nostro Creatore, servi inutili come il Servo-Gesù che, se abbiamo incontrato e riconosciuto, continua a servire la nostra debolezza e non ci lascia mai soli.

Con le parole che abbiamo letto nella seconda lettera di Paolo a Timoteo, possiamo dire:
“Dio ci ha dato uno spirito di forza, di carità e di prudenza” e sentire rivolto a ciascuno l’invito: “Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ci è stato affidato”.

Buona Domenica di fede!

✠   Francesco Savino