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XXVII  Domenica del Tempo Ordinario Domenica 7 Ottobre 2018


XXVII  DOMENICA  DEL TEMPO  ORDINARIO [SCARICA]

7  Ottobre  2018

Gesù si trova in Giudea, di ritorno da Cafarnao, e qui “ammaestra la folla come suo solito” (Mc 10, 1). In questo contesto alcuni farisei si avvicinano a Lui “per metterlo alla prova” chiedendogli: “ E’ lecito a un marito ripudiare la propria moglie?”. La domanda posta non ha come scopo conoscere l’opinione di Gesù, ma “metterlo alla prova, tentarlo, metterlo in difficoltà”. Gesù, non si lascia assolutamente trascinare nella polemica, ma coglie l’occasione, nella sua risposta, di annunciare il matrimonio secondo la volontà di Dio.

Gesù, come spesso accade nel confronto con i farisei, risponde con una domanda che mira a riportare i farisei alla Torah, cioè alla legge data da Dio al popolo di Israele attraverso Mosè: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”. Gesù, nella sua replica, si rifà a un brano del Deuteronomio: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di mandare via la moglie” (cfr. Dt 24, 1-4). Gesù invita i suoi interlocutori a non fermarsi ad una interpretazione letterale della Legge, ma a risalire alla volontà di Dio, il legislatore. “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma”.  La clausola sul divorzio trasmessa da Mosè ai figli di Israele era solo un gesto di pazienza verso la “durezza di cuore”, l’incredulità e la riluttanza dell’uomo a obbedire alla volontà profonda di Dio… Ma l’intenzione originaria di Dio era ben altra. “Nell’in-principio della creazione”, infatti, “‘Dio li creò maschio e femmina’ (Gen 1,27); per questo ‘l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola’ (Gen 2,24). Sicché non sono più due, ma una sola carne”. Ponendosi in ascolto della Parola di Dio contenuta nella Scrittura, Gesù cita e attualizza due passi della Genesi per affermare che la volontà di Dio sull’uomo è l’unione monogamica e indissolubile. Poi conclude: “L’uomo non separi ciò che Dio ha unito” (cfr. Enzo Bianchi).

Le parole di Gesù ci illuminano sulla verità del matrimonio cristiano, che è una vicenda, una storia, che implica la faticosa capacità della perseveranza e del perdono reciproco. La “relazione nuziale”, come storia di amore, deve fare i conti con l’inesorabilità del tempo che passa, durante il quale possono esserci fragilità e crisi ma, nonostante ciò, deve sempre permanere il “sogno di Dio” che vuole la comunione dei due e la fedeltà ad ogni costo. L’unione coniugale è indissolubile in quanto “sacramento”, cioè segno di una realtà che trascende il matrimonio stesso: Dio non divorzia da Israele e dalla Chiesa nonostante le loro infedeltà (cf. Ez 16; 2Tm 2, 13), le nozze sono il segno dell’alleanza irrevocabile tra Dio e il suo popolo (cf Dt 7, 9) tra Cristo e la chiesa (cf. Ef 5, 31-33). “Ma c’è di più. Gesù rivela che l’uomo e la donna che si sposano devono assumere il rischio di un distacco netto dalla propria famiglia di origine; in caso contrario la loro unione è minacciata da pericolose ricadute nel passato… Unendosi in matrimonio i due si impegnano in una relazione interpersonale più profonda di quella filiale: una relazione che non è solo unione carnale, ma coniugale in tutta la sua ampiezza, ossia fino a tendere ad essere una sola persona, un solo corpo, fino a formare con Cristo un solo spirito (cf. 1Cor 6,16-17)! Solo da una vera separazione rispetto ai legami carnali del passato può nascere un’unione stabile e definitiva, capace di narrare la fedeltà di Dio, in Cristo, a ogni essere umano e a tutta l’umanità” (cfr. Enzo Bianchi).

“A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento”, e Gesù ribadisce con la stessa verità quanto ha già detto ai farisei e alla folla: “chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. E’ giusto ricordare, però, che quando Gesù si troverà, “volto rivolto”, con una donna adultera, non la condannerà, ma la inviterà alla conversione, al cambiamento di vita (cfr. Gv 8, 1-11).

Questo atteggiamento di Gesù ci invita, anche difronte a situazioni delicate come quella del divorzio, a non emettere facilmente giudizi o condanne, ma ad annunciare il progetto di Dio, la sua volontà su di noi, e al tempo stesso ad essere perseveranti nell’obbedienza, attraverso un cammino anche di conversione. Oggi, come ieri, e anche domani, noi come Chiesa siamo chiamati ad annunciare, con le parole e con la vita, con la franchezza e la discrezione, la bellezza del sacramento del matrimonio come “un grande mistero” (cf. Ef 5, 32), difronte al quale siamo invitati ad “assumere gli stessi sentimenti di Cristo” (cf. Fil 2, 5).

Buona domenica.

   Francesco Savino