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XXVII Domenica del Tempo Ordinario 8 Ottobre 2017


XXVII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

8 Ottobre 2017

 

Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «ascoltate un’altra parabola». Siamo sempre nel Tempio di Gerusalemme dove Gesù rivolge ai sommi sacerdoti e gli anziani del popolo, un’altra parabola, dopo quella dei due figli, di Domenica scorsa.

Un uomo, che possiede un terreno, “pianta una vigna, la circonda con la siepe, vi scava una buca per il torchio e costruisce una torre” (cfr. Is 5, 2). Sono parole tratte dal famoso “cantico della vigna” del profeta Isaia, ben noto agli ascoltatori di Gesù. La parabola sintetizza efficacemente la storia dell’amore di Dio per la sua vigna, ossia per Israele (cfr. Is 5, 7; Sal 80) ed anche per la Chiesa e tutta l’umanità. Il Signore cura e custodisce la sua vigna, instaura una relazione feconda in cui richiede agli uomini di accogliere il Suo amore perché Egli ha bisogno di coloro che hanno fiducia in Lui e portino frutti abbondanti.

Il proprietario della vigna la affida a dei contadini e parte in viaggio. Al tempo del raccolto, manda i suoi servi a ritirare frutti della vigna ma i contadini prendono i servi e uno lo bastonano, un altro lo uccidono, un altro lo lapidano. Invia ancora altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattano allo stesso modo.

Constatiamo che più il padrone della vigna se ne prende cura, più cresce l’opposizione da parte di coloro che dovrebbero invece collaborare con lui al momento del raccolto. Il padrone persevera nella sua folle gratuità fino ad inviare addirittura il proprio figlio, dicendo: “avranno rispetto per mio figlio!” Non è così! L’odio dei contadini giunge a tal punto che pensano di uccidere il figlio in quanto erede: “Presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero”. Il figlio ucciso chiarisce il significato della parabola: Gesù parla di sé che di lì a poco sarebbe stato ucciso: è lui il figlio che sarà crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme (cfr. Mt 27, 31-33); è lui che “patì fuori della porta della città” (Eb 13, 12).

I servi inviati dal padrone della vigna sono i profeti, dono inestimabile di Dio, il padrone della vigna: essi vengono osteggiati e uccisi perché testimoni di una parola vera e di rottura. I contadini che uccidono prima i servi e poi il figlio del padrone sono quei “sommi sacerdoti e anziani del popolo” ai quali Gesù si rivolge ponendo anche la domanda: “quando verrà il padrone che cosa farà a quei contadini?” La risposta è ben detta: “Quei malvagi li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.

I destinatari della parabola sembrano non rendersi conto che “i malvagi” sono proprio loro ed è per questo che Gesù li invita a ritornare all’autorità della Sacra Scrittura: “Non avete mai letto nelle scritture: «la pietra che i costruttori hanno scartata è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi?»”

I sommi sacerdoti e gli anziani del popolo non accettano la logica paradossale di Dio che compie le sue meraviglie attraverso ciò che è disprezzato dagli uomini (cfr. 1 Cor 1, 28), non comprendono che Dio salva il mondo attraverso lo scandalo di un Messia impotente e crocifisso (cfr. 1 Cor 1, 17-25).

Finalmente “si aprono gli occhi” degli interlocutori di Gesù che capiscono che Egli parla proprio di loro che, a differenza degli scartati e degli emarginati, sono incapaci di accogliere la novità del Regno di Dio iniziato con Lui e cercano di catturarlo (cfr. Mt 21, 45-46) .

A conclusione Gesù dice: “perciò io vi dico: a voi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un Popolo che ne produca i frutti”. Queste parole sono rivolte “ieri” ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo, “oggi” a noi che siamo tentati di pensare che il giudizio di Gesù non ci tocchi né personalmente, né come Chiesa ed invece ci sollecita alla responsabilità perché Dio regni nell’incontro con Gesù, la roccia su cui fondare e costruire la nostra vita (cfr. 1 Pt 2, 4-5).

Apriamo la nostra vita all’incontro con Gesù, ricordando che ci ha detto: “beato chi non si scandalizza di me” (Mt 11, 6).

Questa Domenica impariamo a non scandalizzarci di Gesù.

                

   Francesco Savino