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XXXIII Domenica del Tempo Ordinario 13 novembre 2016 Chiusura Porta Santa


XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

                          13 novembre 2016

Mentre l’Anno Liturgico volge al termine, la nostra Madre Chiesa ci fa riflettere sulla prima parte del discorso escatologico di Gesù. Egli, nell’imminenza della sua passione, dice una parola di senso sulla fine dei tempi e sull’evento che ricapitolerà tutta la storia: la venuta nella Gloria del Figlio dell’Uomo (cfr. Lc 21,27). Ci saranno segni che i discepoli devono interpretare con sapiente intelligenza. Il Vangelo non parla della fine del mondo, ma del significato, del mistero del mondo. Se da una parte “alcuni” posano lo sguardo sul tempio, ne ammirano “le belle pietre e i doni votivi” , dall’altra parte, Gesù, guardando lo stesso tempio coglie, con sguardo lucido e profetico, la fine ormai vicina. Il tempio, con tutto il sistema cultuale che rappresenta, costruzioni e abitudini religiose, è destinato a finire: non lasciamo che la nostra attenzione sia catturata dalle “cose che passano” , ma lasciamoci attirare dal Signore che è venuto, viene e verrà. Di Lui, le realtà che “passano” sono soltanto un “sacramentale”, un segno.

Interrogato sui tempi e sui segni della fine, Gesù invita i discepoli ad esercitarsi nel “discernimento” responsabile per evitare ogni inganno: “molti verranno nel mio nome dicendo: “io sono” – il nome di Dio (cfr. Es 3,14) – e “il tempo è vicino””.

La storia del mondo e in essa anche “lo spazio religioso ed ecclesiale”, ospita spesso la presenza di “falsi Messia e falsi profeti” (Mc 13,22) sempre pronti ad attribuirsi titoli che non spettano loro. Possiamo assumere un criterio di discernimento che li smaschera: essi non hanno “i modi di Gesù Cristo”, il Messia venuto non per essere servito ma per servire, cercano soltanto il potere sugli altri (cfr. Lc 22,24-27). Il discernimento, esercizio faticoso ma salutare, orienta i cristiani e li rende capaci di resistere alle “sirene” degli impostori con un rifiuto deciso: Gesù, il Maestro-Messia, ha comandato: “non seguiteli”. Inoltre siamo invitati a non cedere alla paura davanti alle guerre e alle catastrofi naturali: si tratta di eventi che, come “le doglie del parto” (Rm 8,22), attraversano la storia umana. Essa non è orientata verso il nulla o la catastrofe, ma verso il fine che Dio stesso ha stabilito, terra e cieli nuovi del Regno. L’unico segno annunciato da Gesù che i discepoli devono aspettarsi è la persecuzione: “metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome”. Li aveva già avvertiti quando aveva detto: “Un discepolo non è da più del Maestro”, oppure: “se hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi”. La fedeltà al Signore Gesù sarà provata dalle “ostilità del mondo” perché se Gesù, il Giusto, è stato ingiustamente perseguitato, lo stesso accadrà per tutti coloro che sono alla sua sequela. La persecuzione, ieri come oggi, è occasione di testimonianza per i cristiani i quali sono certi che lo Spirito Santo, il Paraclito, dono del Signore Gesù, li sostiene e li incoraggia nell’ora della prova (cfr. Lc 12,11-12).

Nel caos della storia, lo sguardo del Signore è fisso su di noi, suoi discepoli e amici: dobbiamo crescere nella virtù cristiana della perseveranza che, come afferma Gesù a conclusione del Vangelo, salverà la nostra vita. L’esperienza cristiana non è a tempo determinato o part-time ma full-time e a tempo indeterminato. La perseveranza, che non è ostinazione, ci sospinge quando sembrano vincere i più violenti, i più crudeli. Anche quando sembra che tutto ci venga contro, siamo resi capaci di non arrenderci, perché, come sostiene Ermes Ronchi, “il filo rosso della storia è saldo nelle mani di Dio. Perché il mondo, quale lo conosciamo, col suo ordine fondato sulla forza e sulla violenza, già comincia ad essere rovesciato dalle sue stesse logiche. La violenza si autodistruggerà”.

Questa certezza è il frutto che il Giubileo Straordinario della Misericordia ha fatto maturare in noi, mi auguro.

Mentre, questa sera, chiudiamo  la Porta Santa, “simbolo” di Cristo, resta più che mai aperto il cuore di Cristo, come diceva san Giovanni Paolo II. Nel tempo che passa, il Vivente continuerà a ripetere a noi, bisognosi di speranza e di senso: “venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò” (Mt 11,28). Al di là delle numerose celebrazioni ed iniziative che hanno contraddistinto questo anno giubilare, l’esperienza viva e consolante dell’“incontro con Cristo” è la grande eredità che ci rimane. “Il Cristo, ieri e oggi, principio e fine, alfa e omega. A Lui appartengono il tempo e i secoli. A Lui la gloria e il potere, per tutti i secoli in eterno” (Liturgia della Veglia Pasquale). Quell’«anno di Grazia» che Gesù inaugurò nella sinagoga di Nazareth (cfr. Lc 4,18-19) durerà per sempre, fino alla “fine dei tempi”.

Come vostro Pastore, in comunione con la Chiesa universale, questa sera, mi faccio voce della lode e del rendimento di grazie di tutta la Diocesi di Cassano all’Jonio.

I padri parlavano della Chiesa come “mysterium lunae” per puntualizzare che essa, come la luna, non brilla di luce propria ma riflette Cristo, il suo Sole. Proprio con questo pensiero si apre la “Lumen Gentium”, la Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano II: “Cristo è la luce delle genti”. Il Giubileo Straordinario della Misericordia ha fatto vivere a noi, Chiesa, un’esperienza intensa del nostro essere “luce per il  mondo”. Cristo, Misericordia del Padre, ricostruisce le nostre esistenze, facendo di noi uomini e donne completamente rinnovati. Il cristianesimo si rigenera continuamente mediante l’esperienza rivoluzionaria della Misericordia. Senza la Misericordia saremmo tutti condannati al nulla e alla disperazione.

Aprendo la Porta Santa di questa Basilica, il 13 dicembre dello scorso anno, invitavo tutti a riconoscere le marginalità umane e sociali per sanarle, a scegliere la Grazia per non cedere alla vendetta, ad anteporre ad ogni giudizio, pregiudizio, diffidenza e sospetto la Misericordia, ad accogliere la Misericordia per sentirci simili e accumunati dalla fragilità e dalla miseria.

Sono certo che l’anno giubilare della Misericordia non è passato invano: è stato un anno di Bellezza e di Grazia.

Abbandoniamoci fiduciosi all’abbraccio misericordioso di Cristo affinché presbiteri e laici, tutti insieme, in questa nostra Diocesi, possiamo essere strumento del suo amore rivoluzionario.

    Francesco Savino

(nella foto l’apertura della Porta Santa avvenuta a Dicembre 2015 – foto A. Affortunato)