
Domenica 16 novembre la Diocesi di Cassano all’Jonio ha vissuto la IX Giornata Mondiale dei Poveri come un momento prezioso di incontro, ascolto e condivisione. Una giornata che non resta confinata nel calendario, ma che cambia, provoca ed educa ciascuno di noi a una carità concreta, gioiosa e capace di trasformare la comunità.
Per noi giovani del Servizio Civile Universale, che viviamo questa esperienza per la prima volta, è stata una giornata intensa e indimenticabile. Entrare in contatto con storie, volti e fragilità ci ha aiutati a comprendere più profondamente il senso del nostro servizio quotidiano.
La celebrazione è iniziata con il caloroso saluto del nuovo direttore della Caritas diocesana, don Giuseppe Cascardi, visibilmente emozionato. Con parole semplici e profonde ha richiamato il Messaggio di Papa Leone XIV per la IX Giornata Mondiale dei Poveri, soffermandosi sul tema della speranza, ricordandoci — come afferma il Papa — che «fin dalle origini i cristiani hanno identificato la speranza con l’immagine dell’ancora, segno di stabilità e sicurezza per il cuore». Ha poi ringraziato i presenti e tutti i volontari per il loro servizio costante e prezioso.
Alla celebrazione erano presenti anche rappresentanti dell’amministrazione comunale, tra cui il vicesindaco e l’assessore alle politiche sociali, la cui partecipazione ha reso ancora più forte il senso di comunità educante che accompagna il cammino della nostra diocesi.
Subito dopo il suo saluto è stato letto il contributo preparato dai bambini e dai ragazzi del progetto “L’Appetito Vien Studiando”, frutto di settimane di riflessione sul Messaggio di Papa Leone XIV per questa Giornata. I loro disegni e pensieri — dedicati ai simboli della speranza, all’ancora, ai tesori del cuore come l’amicizia, la pace e la famiglia — hanno commosso i presenti e hanno dato alla celebrazione un tono ancora più intenso e autentico, ricordandoci con la loro semplicità ciò che davvero sostiene la vita.
Durante l’omelia, S. E. Mons. Francesco Savino ha condiviso una riflessione forte e profondamente umana. Si è unito innanzitutto ai ringraziamenti del direttore Caritas salutando l’amministrazione comunale, presente con il vicesindaco e l’assessore alle politiche sociali, segno di una comunità che si stringe insieme attorno ai più fragili. Con un’immagine metaforica ci ha poi ricordato che la morte è un destino comune a tutti: nessuno può sottrarsi al proprio limite, indipendentemente dal ruolo sociale o politico che ricopre. Ha sottolineato che di fronte alla fragilità della vita siamo tutti uguali e che proprio per questo dovremmo imparare a sostenerci reciprocamente, riconoscendo nell’altro non un avversario, ma un compagno di viaggio nel cammino dell’esistenza. Ha aggiunto che l’aiuto autentico non può essere selettivo: non possiamo sostenere solo chi ci è amico, chi ci supporta o — nel caso delle istituzioni — chi ci ha votato. La carità vera guarda ogni persona con la stessa dignità e lo stesso rispetto. Infine ci ha invitati a essere sempre vigili e attenti, ricordando che non dovremmo parlare di “poveri”, ma di “impoveriti” perché nessuno nasce povero: lo si diventa per circostanze, ingiustizie e ferite della vita, ma si può diventare “impoveriti” anche nell’anima quando ci si chiude, ci si isola e ci si allontana dalla realtà. Ci ha esortati, allora, a credere nella perseveranza e nel valore dei piccoli gesti quotidiani che costruiscono speranza.
Subito dopo la celebrazione siamo andati tutti in Seminario per vivere insieme al Vescovo e a tutti gli ospiti, che hanno accolto l’invito della nostra Caritas diocesana, il pranzo di inclusione.
Noi giovani del Servizio Civile Universale ci siamo messi all’opera occupandoci dell’accoglienza e dell’animazione: abbiamo accolto bambini, ragazzi e famiglie, accompagnandoli ai loro posti; abbiamo gestito i minori durante il pranzo, creando per loro un ambiente sereno e attento; abbiamo organizzato giochi, attività ludico-creative, disegni, momenti musicali e perfino un piccolo karaoke.
Il nostro desiderio era semplice ma profon
do: far sentire ogni persona benvenuta e creare un clima gioioso e familiare, in cui tutti potessero vivere il pranzo in serenità e leggerezza.
Con noi c’erano anche alcuni giovani che in passato hanno svolto il Servizio Civile in Caritas: vederli tornare spontaneamente per mettersi di nuovo al servizio degli altri è stato un segno di continuità e appartenenza che ci ha profondamente colpiti.
Il pranzo comunitario è stato il momento più emozionante della giornata. La sala era piena: famiglie, giovani, bambini, persone che vivono situazioni difficili e tanti volti che ormai conosciamo bene. Servire i piatti è stato solo il punto di partenza: ciò che ha reso questo momento davvero speciale sono stati i sorrisi, gli sguardi, i “grazie” detti sottovoce, le strette di mano sincere.
È stato bello vedere tanti volontari non solo impegnati nel fare, ma profondamente presenti nell’ascolto: uno stile di servizio che ha reso ogni momento ancora più autentico e umano.
La leggerezza dei giochi, delle canzoni e dei momenti condivisi ha creato un’atmosfera familiare e quasi festosa, trasformando questo pranzo in un piccolo segno concreto di speranza.
Quando tutto è finito, abbiamo sistemato la sala, spento i fuochi, distribuito il cibo avanzato a chi non aveva potuto partecipare e riposto gli ultimi piatti. Solo allora ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che questa giornata ci aveva restituito molto più di quanto avevamo donato. La stanchezza era tanta, ma era la stanchezza buona, quella che riempie e non svuota.
Questa giornata è stata possibile grazie a una rete viva e concreta: il Vescovo, il Vicario Generale, il direttore della Caritas, i sacerdoti, l’équipe della Caritas diocesana, le educatrici, le cuoche e gli operatori del progetto “L’Appetito Vien Studiando”, i giovani del Servizio Civile Universale, i volontari delle Caritas parrocchiali e delle associazioni e dei movimenti ecclesiali, le famiglie, le persone che hanno donato qualcosa per il pranzo e chi ha pregato in silenzio. A tutti loro va il nostro grazie.
La Giornata Mondiale dei Poveri ci ricorda che nessuno si salva da solo, e che basta un pranzo condiviso per riscoprire che la speranza, quando la si mette in comune, diventa più forte.
Noi giovani volontari continueremo a esserci con entusiasmo e responsabilità, per costruire una comunità in cui ogni persona possa sentirsi attesa, accolta e amata.
Alessandro, Ilenia, Maria, Serena
