Omelie

Festa della Madonna della Catena “VI  DOMENICA  DI  PASQUA”


VI  DOMENICA  DI  PASQUA

At 10, 25-27. 34-35. 44-48; Sal 97; 1 Gv 4, 7-10; Gv 15, 9-17

FESTA  DELLA  MADONNA  DELLA  CATENA

 

Domenica  9  Maggio  2021

 

Il contesto del brano del Vangelo di questa VI Domenica di Pasqua è il “discorso degli addii” (Gv 13-17): Gesù,  a tavola con i suoi discepoli, rivela se stesso e  tutto ciò che gli sta a cuore. È un vero e proprio “testamento” non soltanto per coloro che erano presenti a quella cena, ma per tutti coloro che, di ogni luogo e di ogni tempo, sono resi a lui amici grazie all’ascolto della Parola di Dio.

Il passo inizia: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore”. Gesù si auto-manifesta come amato dal Padre, che a sua volta è amore. All’origine di Gesù e di tutta la sua esperienza c’è l’amore assoluto del Padre in cui i discepoli sono chiamati a “rimanere”.

Poi aggiunge: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi […]. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. Padre Raniero Cantalamessa dice: “L’amore, un comandamento? Si può fare dell’amore un comandamento, senza distruggerlo? Che amore è mai questo, pensiamo noi uomini, se non è libero, ma comandato? Amare Dio con tutta l’anima e con tutte le forze è definito “il primo e più grande dei comandamenti” e amare il prossimo come se stessi, il “secondo comandamento” simile al primo (cfr. Mt 22, 37-39). Che rapporto ci può essere tra amore e dovere, dal momento che uno rappresenta la spontaneità, l’altro l’obbligo? Per rispondere a questa obiezione, bisogna sapere che vi sono due generi di comandi. C’è un comando o un obbligo che viene dall’esterno, da una volontà diversa dalla mia, e vi è un comando o obbligo che viene dal di dentro e che nasce dalla cosa stessa. La pietra lanciata in aria, o la mela che cade dall’albero è “obbligata” a cadere, non ne può fare a meno; non perché qualcuno glielo impone, ma perché c’è in essa una forza interna di gravità che la attira verso il centro della terra”.

Vi sono evidentemente due modi secondo cui l’uomo può essere indotto a fare o a non fare una certa cosa: o per costrizione o per attrazione.

Padre Raniero Cantalamessa aggiunge: “La legge e i comandamenti ordinari ve lo inducono nel primo modo: per costrizione, con la minaccia del castigo; l’amore ve lo induce nel secondo modo: per attrazione, per una spinta interna. Ciascuno infatti è attratto da ciò che ama, senza che subisca alcuna costrizione dall’esterno. Mostra a un bambino un giocattolo e lo vedrai slanciarsi per afferrarlo. Chi lo spinge? Nessuno, è attratto dall’oggetto del suo desiderio. Mostra il Bene a un’anima assetata di verità ed essa si slancerà verso di esso. Chi ve la spinge? Nessuno, è attratta dal suo desiderio. L’amore, dice sant’Agostino, è come un “peso” dell’anima che attira verso l’oggetto del proprio piacere, in cui sa di trovare il proprio riposo. È in questo senso che l’amore è un comandamento. Esso, anzi, riesce a far fare quello che nessuna legge esterna e scritta sarebbe in grado di indurre a fare e cioè dare la vita per qualcuno”.

Chi decide di amare veramente e per sempre ha l’eternità come orizzonte infinito, altrimenti rischia la riduzione dell’amore o ad uno scherzo o ad un malinteso oppure ad un passatempo.

Chi ama nella verità è contento di amare: questo è il comandamento più bello e più liberante del mondo.

Il comandamento dell’amore così inteso è la migliore protezione, la migliore custodia da ogni “tentazione”. È facile entusiasmarsi per amore ma sappiamo bene che, per amare l’altro o l’altra e amare gli altri, ci viene in soccorso la “Grazia” che viene dall’alto consentendoci di andare oltre ogni egoismo e donandoci perseveranza e fedeltà.

Nella Seconda Lettura abbiamo ascoltato: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4, 10).

Amare come ama Gesù costituisce la vera differenza cristiana e amare come Lui, senza condizioni e senza pregiudizi, genera  “una gioia piena”. Sapere di essere abbracciati da questo amore ci rende, come dice Gesù stesso, amici e non servi. E rimanere in questo amore consente alla nostra esistenza di essere generativa e feconda.

Seguire il comandamento di Gesù ad “amarci gli uni gli altri” è il modo migliore per celebrare la festa della Madonna della Catena, quest’anno qui in Cattedrale perché il Santuario a Lei dedicato è in ristrutturazione.

Maria è la “Madre dell’amore” perché ha amato la Verità affidandosi liberamente alla volontà di Dio. La Madonna della Catena ci richiama alle catene soffocanti che ci impediscono di vivere la vita vera.

Due catene da riconoscere e impetrare la grazia che vengano sciolte sono l’indifferenza e la cultura dei favori.

Già prima della pandemia da Covid-19, era dilagante tra noi l’indifferenza che nasce dalla paura dell’altro percepito come pericolo o come “inferno”. Constatiamo che l’indifferenza raggiunge forme di totale negazione dell’altro a vantaggio di un processo di presunta autoconservazione. Abbiamo bisogno che la Madonna della Catena interceda per noi perché siamo finalmente convinti che nessuno basta a se stesso.

Santa Maria della Catena ci aiuti anche a permettere allo Spirito Vivificante di attivare processi di giustizia senza cedere alla mentalità del favore e della raccomandazione. Non vengano mortificati il talento e il merito a favore di appartenenze a lobby di potere perverso.

Buona festa della Madonna della Catena.

 

✠   Francesco Savino