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Omelia Festa di Tutti i Santi 1 Novembre 2019


FESTA DI TUTTI I SANTI [SCARICA]

Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a

1
Novembre 2019

Oggi, solennità di Tutti i Santi, risplende il Corpo di Cristo che è la Chiesa Santa di Dio. Coloro che sono morti per Cristo, con Cristo e in Cristo, i Santi, sono in Lui viventi e, poiché noi tutti siamo membra del Corpo di Cristo, siamo in comunione con i Santi, membra gloriose del corpo glorioso del Signore, siamo tutti chiesa pellegrinante che vive con  la chiesa celeste.

La festa di Tutti i Santi ci fa riflettere sul duplice orizzonte dell’umanità, che esprimiamo simbolicamente, come sostiene Papa Benedetto XVI, con le parole “cielo” e “terra”: il cielo rappresenta l’eternità, la pienezza della vita in Dio, la terra il nostro cammino di pellegrini.

Ma che cos’è la santità, che oggi contempliamo?   

Nell’Antico Testamento il termine “santo” è la definizione per eccellenza di Dio e, come leggiamo nei profeti Isaia ed Ezechiele, con questo termine si esprime la trascendenza, la “separazione” della divinità rispetto all’umanità. Ma già il profeta Isaia specifica che Dio è il “Santo d’Israele” introducendo la stretta relazione tra il Dio-Santo e il suo Popolo-Santo. Così nel libro del Levitico troviamo l’esortazione ripetuta: “Siate santi perché io sono santo” (Lv 11, 44). Israele è, quindi, consacrato, scelto per appartenere a Dio ed essere mediatore tra Dio e coloro che ancora non conoscono Dio: “Voi sarete per me un regno di sacerdoti ed un popolo santo” (Es 19, 6). Nell’Antico Testamento, dunque, la santità è alla base dell’organizzarsi di Israele in comunità credente. 

Nel Nuovo Testamento, la santità diventa molto di più: é il fondamento del “Corpo di Cristo”, per cui santi possono essere tutti coloro che sono cristiani, perché tutti chiamati ad essere perfetti come è perfetto il Padre che è nei cieli (cfr. Mt 5, 47). San Giovanni Paolo II ripeteva che “La misura alta della vocazione cristiana è la santità”. 

Le Beatitudini che leggiamo nel Vangelo non costituiscono un testo dal valore sapienziale o di precettistica morale, ma sono la Buona Notizia, perché sono il profilo di Cristo e, quindi, del cristiano.

Ognuna delle Beatitudini richiama la nostra fede nel Signore insieme alla nostra gioia di vivere il Vangelo. La bellezza delle Beatitudini  consente di dare un significato alla vita. Proclamando per nove volte “beati” i poveri, i perseguitati per il Regno di Dio, gli affamati, i miti, gli umili di cuore, coloro che subiscono umiliazioni e offese per la fede nel Cristo Signore, Gesù rivela che la beatitudine e la gioia non provengono da benessere, piacere, successo, potere, ricchezza, ma nascono da condizioni specifiche destinatarie della promessa di salvezza da parte di Dio. Si tratta di condizioni dell’interiorità da manifestare nella vita quotidiana. 

Le Beatitudini non dispongono alla rassegnazione, ma suscitano la speranza: la sofferenza e l’afflizione inaugurano sin da ora il Regno di Dio. Colui che ha vissuto in pienezza le Beatitudini è Gesù Cristo. 

È Lui il povero, l’afflitto, il mite e umile di cuore, l’affamato e l’assetato di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, l’operatore di pace, il perseguitato a causa della giustizia.

È possibile per noi cristiani vivere la gioia delle Beatitudini qui ed ora?

Senz’altro si! 

Santi sono coloro che, nonostante i difetti, le manchevolezze e i peccati, decidono di seguire Gesù per attraversare l’esistenza come Lui, consapevoli che “non siamo soli, ma siamo avvolti da una grande nuvola di testimoni” (cfr. Eb 12, 1).

Facciamo nostro l’invito della Didaché, un libretto del Cristianesimo primitivo: “Cercate ogni giorno il volto dei Santi e traete conforto dai loro discorsi”.

Buona festa di Tutti i Santi!

   Francesco Savino

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