Omelie

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno C)


Is 62,1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2,1-12

16 Gennaio 2022

 

“Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui”.

Che nozze sono queste? Chi è lo sposo, chi è la sposa?

Il protagonista è Gesù; la Madre, i discepoli, i servi si muovono in riferimento a lui. Gli sposi non sono menzionati e lo sposo al quale si rivolge il maestro di tavola non parla neppure per dare una risposta.

 Gesù, dopo aver chiamati i discepoli, celebra le nozze con la piccola comunità costituita intorno a sé e stringe con lei la Nuova Alleanza.

È significativo che la Madre di Gesù, che non è mai indicata nel Vangelo di Giovanni col nome di Maria, “era già là”, precede Gesù con i discepoli.

Ed è già là perché rappresenta la figlia di Sion, figura di Israele che attende l’ora del Messia, ed è presente “all’inizio dei segni” di Gesù, come starà presso la croce al compimento di tutti i segni operati da Gesù.

 Secondo l’autore del IV Vangelo, le nozze di Cana “avvengono alla fine della settimana inaugurale del ministero simbolico di Gesù, tre giorni dopo i quattro giorni indicati in precedenza. Così quello delle nozze è il terzo giorno, giorno che evoca l’epifania del Signore al Sinai e la celebrazione dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (cfr. Es 19,10.16), giorno della gloria di Gesù, giorno in cui si è rivelato quale Signore risorto e vivente (cfr. 1Cor 15,4)” (Enzo Bianchi).

    Ma a Cana viene a mancare il vino. Non si possono celebrare le nozze senza il vino. Perciò la Madre di Gesù dice al Figlio: “Non hanno vino!”.

Nelle Scritture il vino è innanzitutto promessa di Dio stesso, dono della beatitudine e della gioia. È il vino che rallegra il cuore dell’uomo (cfr. Sal 104,15), ma anche il cuore di Dio (cfr. Gdc 9,13:’Elohim), ed è proprio il vino che segnerà il banchetto escatologico promesso attraverso il profeta a tutti i popoli della terra, quel banchetto in cui si celebrerà la liberazione definitiva dalla morte (cfr.Is25,8): “Il Signore dell’universo imbandirà un banchetto, lo preparerà per tutti i popoli sul monte Sion, un banchetto di vivande scelte e vini eccellenti, di cibi gustosi e vini raffinati” (Is 25,6). È il vino che celebra il clima dell’amore tra lo sposo e la sposa nella “cella vinaria” (Ct 2,4) del Cantico dei cantici, vino che scenderà come rigagnoli dalle colline della terra benedetta (cfr.Gl 4,18). È il vino della gratuità che fa trascendere la vita sotto il segno della necessità del pane (cfr. Sal 104,15), in un eccesso che chiama l’uomo e la donna fuori di sé.

La risposta di Gesù alla Madre marca la distanza: “Che cosa c’è tra me e te, o donna?”. E poi: “Non è ancora giunta la mia ora!”. La generazione fisica non implica una relazione primaria tra Gesù e sua Madre; l’“ora” per cui è venuto è l’ora del come e del quando vuole il Padre.

 Ma Maria ordina ai servitori: “qualunque cosa vi dica, fatela”.  Ella è la discepola di suo figlio Gesù e richiede per Lui ascolto e obbedienza. Lei si manifesta come la donna credente, capace di ascolto e di obbedienza al Signore. È discepola ed esorta tutti ad essere discepoli di Gesù.

 Gesù compie un segno in cui anticipa la sua ora: i servi portano sei giare piene di acqua che erano usate per la purificazione. Quest’acqua, che secondo l’interpretazione dei Padri della Chiesa, rappresenta tutta l’economia dell’Antica Alleanza, grazie alla presenza di Gesù è la bevanda messianica della Nuova Alleanza. E’ interessante constatare che il maestro di tavola “non sapeva da dove venisse quel vino”, mentre i servi che avevano obbedito alla Parola di Dio, sanno che quel vino viene da Lui. Il segno di Cana è simbolico: le nozze e l’alleanza tra Gesù e la sua Chiesa, è l’amore donato da Gesù che continua ad essere donato e che non manca a tutti noi.

 Continuiamo ancora a bere quel vino di Cana tutte le volte in cui ci sediamo alla mensa di Gesù.

Il banchetto delle nozze esprime la verità concreta dell’Incarnazione: l’incontro dei corpi nella celebrazione dell’amore reciproco e dell’appartenenza reciproca, comunione ed ebbrezza nell’amore reciproco tra noi e Gesù.

Cosa vuol dire per me sentirmi amato da Dio con un amore nuziale? Quali desideri esprimo davanti al Signore? In quanto appartenenti alla Chiesa, siamo disponibili a svolgere l’opera della Madre in mezzo ad una umanità addolorata e spesso anche disperata e ad intercedere presso il Signore perché non c’è più vino, non c’è più gioia?

Potrebbe essere di grande giovamento rispondere a queste domande, sia personalmente che insieme.

Buona Domenica.

   Francesco Savino