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“Il bacio della Parola”, l’omelia del mattino del Vescovo Francesco


Sintesi Omelia Sabato 4 Aprile 2020 [SCARICA PDF]

Vorrei partire proprio da questo gesto che viviamo nella liturgia. Don Nunzio dopo che ha proclamato il Vangelo, lo porge a me e io bacio il Vangelo, bacio la Parola. Che bello che si baci la Parola! 

Il bacio di solito, tranne il bacio di tradimento o il bacio ipocrita, falso, dice io ti voglio bene, io ti amo. Come è importante il linguaggio dell’affettività, dei sentimenti, come è bello abbracciarsi, baciarsi. Ci mancano questi gesti in questo tempo di coronavirus. Ma baciare la Parola di Dio, significa io bacio Gesù; io ti voglio talmente bene, credo talmente in questa tua parola che è luce e lampada, illuminazione per la nostra vita che io ti dico grazie baciandoti.

Ecco il bacio, il bacio della Parola. Impariamo a baciare la Parola non soltanto in modo formale, ma in modo sostanziale: il bacio della Parola deve voler dire io voglio aderire, voglio fare della tua Parola il progetto della mia esistenza. Io ci credo talmente tanto in questa Parola che, nonostante i miei limiti e le mie infedeltà, il mio peccato, voglio aderire a ciò che la tua Parola mi dice baciando questo Vangelo, questa bella  notizia che tu mi dai quotidianamente, attraverso il rituale liturgico.

Vi invito, oggi, che con i primi vespri entriamo nella Settimana Santa, verso le 17.00, a baciare la Bibbia, perché sarà come baciare il grande progetto di Dio che in Gesù ci dice io vi amo e ho mandato mio Figlio per salvarvi la vita.

Vi invito a fare questo esercizio in modo sostanziale, baciamo la Parola di Dio dicendo a Dio, intimamente, grazie perché tu mandandoci Gesù, non ci hai abbandonato alla morte, al peccato, all’oscurità, alle tenebre, ma ci hai chiamato alla salvezza, ci hai liberato. Che bello questo gesto del bacio!

Il bacio quello vero, non il bacio del tradimento.

Ebbene, alla luce di questa adesione alla Parola di Dio, penso che oggi la Parola di Dio possa essere sintetizzata – lo faccio anche per una questione di comunicazione – in due parole: berit / alleanza affidataci dal profeta Ezechiele e cercare Gesù affidataci dal Vangelo.

Sostiamo brevissimamente su queste due parole. Il profeta Ezechiele che dice: “Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra”.

Questi figli d’Israele che sono dispersi, spaesati, Dio li radunerà, farà di loro un solo popolo e stringerà con loro un’alleanza eterna. La parola aramaica berit traduce il termine alleanza, patto. Ciò che consola è che questa alleanza sarà eterna; Dio è fedele alla sua promessa di amore a tal punto da renderla eterna con un patto.

Neanche quando voi peccate, vi allontanate, tagliate il cordone ombelicale tra creatura e Creatore, io, dice Dio, non verrò mai meno alla mia promessa di salvezza.

Ciò ci sia di conforto in questo tempo di coronavirus. Fidiamoci dell’alleanza che Dio ha stipulato con noi. Questa alleanza, io ne sono convinto, è eterna, non finirà mai. Il coronavirus non potrà mettere in discussione questa alleanza, questo patto eterno che Dio ha stipulato con l’umanità, partendo dal patto concreto con Israele e in Israele ci siamo tutti noi. Nonostante la nostra infedeltà, il nostro peccato, la certezza di questa alleanza che Dio ha stipulato mi riempie di gioia e di gratitudine.

Molto bello è anche riflettere su quel verbo cercare che chiude il Vangelo di oggi. Si avvicina la Pasqua dei Giudei e molti salgono a Gerusalemme prima per purificarsi e prepararsi alla Pasqua (memoriale dell’esodo dalla schiavitù d’Egitto alla Terra Promessa) e i Giudei cercano Gesù chiedendosi tra loro: “che ve ne pare? Non verrà alla festa?”

Voglio cercare di condividere con voi le ragioni di questa ricerca. Cercavano Gesù! Il potere politico unito al potere economico e al potere culturale – abbiamo sentito, prima, il discorso strategico del grande sacerdote Caifa – cercavano Gesù per ucciderlo. Quindi il potere cerca Gesù per farlo fuori perché, attenzione, siccome Gesù compiva dei  grandi gesti, gesti terapeutici di liberazione -pensate all’incontro tra Gesù e la famiglia di Betania, alla resurrezione di Lazzaro – molti cominciano a credere a Gesù. E allora il potere ha paura di questo successo, di questo consenso che non è che Gesù andava alla ricerca del consenso, ma, di fatto, la gente è sedotta dalle sue parole e dalla coerenza tra ciò che Gesù dice e ciò che Gesù fa. Quindi il potere si organizza per farlo fuori.

Ormai, sta per arrivare l’ora della passione e della morte di Gesù che vi ricordo, nella teologia di San Giovanni, è l’ora della glorificazione e dell’esaltazione.

Quindi alcuni lo cercano per farlo fuori, per ucciderlo; altri, invece, lo cercano perché hanno bisogno della parola e dei gesti di Gesù.

Ora sorge una domanda:  “noi chi e che cosa cerchiamo nella nostra vita? Oggi dobbiamo porci questa domanda: “noi cerchiamo Gesù?”

E dobbiamo cercare di capire le ragioni per cui cerchiamo Gesù. Lo cerchiamo soltanto quando abbiamo bisogno, perché ci troviamo in un momento di difficoltà?

Oppure lo cerchiamo perché lui è fondamentale per la nostra vita perché lui è il Salvatore lui è il Messia lui è il Cristo, l’unto di Dio?

Ora, due ottimi esercizi spirituali da fare a casa:

Riflettiamo su questo patto, su questa alleanza eterna di amore tra Dio e noi. E poi domandiamoci -vi ricordo che, a mio avviso, sono le domande che ci fanno crescere – se cerchiamo Gesù, il perché lo cerchiamo e se lo cerchiamo perché lui è la risposta al desiderio di bellezza e di felicità della nostra vita.

Meditiamo!

✠   Francesco Savino 

(foto di archivio)