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Immigrazione, dialogo interreligioso e salute, riflessioni a margine del convegno di Palermo


di Aldo Foscaldi*

Dal 2 al 4 maggio, la maggiore città della Sicilia, Palermo, è stata protagonista  di un importante evento ecclesiale organizzato dalla CEI ma esteso ai rappresentanti delle altre religioni come  l’induismo, l’ebraismo, l’islam. Un serrato ma corretto confronto sul tema del Convegno: “Per una cultura dell’incontro e della pace. Immigrazione, dialogo interreligioso e salute”.

Le diverse sessioni hanno focalizzato l’attenzione sui seguenti aspetti:

1) la presenza in Italia di oltre cinque milioni di immigrati disegna il volto di una nazione che sta cambiando e una presenza multietnica , multiculturale e multireligiosa può essere occasione di crescita per tutto il Paese;

2) l’ospedale è crocevia dell’umanità e sono sempre più numerose le presenze di malati di altre culture religiose che è bene conoscere sia per la loro ricca tradizione , sia come presupposto per il dialogo e la promozione della cultura dell’incontro e della pace;

3) la necessità di un’azione sinergica tra gli uffici diocesani di pastorale della salute  e quelli per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e dei migranti.

Presenti il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo Presidente della Commissione Carità e Salute della CEI, il quale – parafrasando, in alcuni punti le parole del Santo Padre – ha spinto il suo discorso a chiedere a chi governa, più attenzione e le cure per i poveri e per i più deboli, affermando che “i malati non sono cartelle cliniche” ma persone con la loro identità e dignità. Ha chiamato in causa Gesù che è andato verso i malati, li ha toccati, spesso li ha guariti..

Un altro affondo del Cardinale di Agrigento è stata l’affermazione – fatta soprattutto ai cattolici (ma rivolta anche a quelli di altre fedi)  – “che se non vediamo il Signore in chi soffre, siamo atei, perché Lui è lì”… E si riferiva ai migranti, a quanti giungono dalle guerre e dalla fame e spesso non sono visti e curati come fratelli.

Il Sud è stato anche argomento di discussione: è necessario guardare a questo grande territorio con occhi diversi dal passato. Senza fare distinzione tra italiani e stranieri ma facendo il massimo perché tutti siano curati ed assistiti. Una magnifica iniziativa potrebbe essere – fin dal prossimo luglio – il progetto di una tessera sanitaria elettronica che dovrà iniziare da Lampedusa e da Trapani..

Erano anche presenti l’arcivescovo di Palermo, Lorefice, il vescovo di Monreale, Pennini e di Alba, Brunetti.
Il neo arcivescovo di Palermo ha affermato la necessità di riconoscere l’altro come proprio simile, come fratello, se non vogliamo che abbia ragione Von Balthassar quando afferma “che la fede cristiana è ai primordi”. Aprirsi agli altri, per dialogare non per combattersi: è stato il momento della discussione interreligiosa in cui, ogni intervenuto soffermandosi su “Sofferenza, malattia e morte” ha declinato la propria spiritualità che, in sostanza, sono coincidenti con le parole affermate da Gesù nel Vangelo.

Nel pomeriggio, nella Cattedrale palermitana, l’arcivescovo Lorefice ha chiaramente affermato che  i cristiani – tutti i cristiani – se  vogliono vedere il volto di Dio, la sfida è  nel riconoscerlo in ogni uomo, qualsiasi uomo, specialmente se  è diverso per cultura, lingua,  etnia, religione;  ancora di più se si tratta di un povero, di un bisognoso, di un sofferente, di un ammalato.

Molto è stato detto ed affermato. E di tutto ha tirato le conclusioni il cardinale Francesco Montenegro:

– dialogare con tutti, senza differenza e senza animosità:

– Fermarsi vicino ad ogni uomo che occupa un letto e scoprire che là c’è un uomo che soffre e che sente la vicinanza dell’altro come segno di amore e di condivisione.

– trasmettere all’altro non la mia spiritualità, ma capire la sua spiritualità, che può essere anche nascosta o priva di sentimenti in quel momento incomprensibili;

– anche se attorno al malato c’è un andirivieni di persone, e sembra che non ci sia alcuno che pensi a Dio, è Lui che pensa a chi ne ha bisogno e “se c’è una moneta dinanzi alla quale Dio alza le braccia e si arrende, è quella della sofferenza”;

-nella Pastorale bisogna saper ascoltare il malato: anche se non dovesse chiedermi la Comunione, è il mio affetto e il mio amore che mi fa diventare Pane per lui e così si incontra con Cristo.

Bisogna contemplare i poveri e gli ammalati così come si guarda l’Eucaristia, con lo stesso occhio e con lo stesso cuore.

Gesù è presente e conosce, più di chiunque, i sentimenti che albergano, nei momenti del bisogno e della sofferenza, nel cuore di ogni uomo.

Il Convegno si è chiuso, lasciando a ciascun presente tanti risposte da darsi e dare. L’essere stati insieme – almeno lo vogliamo supporre – con uomini e donne di altre fedi e culture, dovrebbe portare ad una integrazione di metodi, di azione, soprattutto ad una vera condivisione, perché tutti – non solo i cattolici – siano capaci  di vivere insieme, specie quando bisogno, povertà, sofferenza, dolore, bussano alle porte  delle case altrui.

Il cammino è lungo ed aspro. Finora forse non lo abbiamo seguito, anche se tanti nostri sacerdoti, suore, laici, medici, infermieri, hanno saputo supplire con il buon senso, alle richieste non di soli medicinali, ma soprattutto di affetto, implorate dagli occhi di chi desiderava che gli si facesse una carezza, gli si rimboccasse le coperte, gli si stringesse la mano quasi a dirgli: ti sono vicino perché ti voglio bene.

E’ compito soprattutto di noi cattolici, dare un esempio perché l’uomo povero o sofferente  sia visto e trattato come se avessimo nelle nostre mani, il Corpo sanguinante di Cristo.

A conclusione di questa tre giorni , non potevano mancare i puntuali suggerimenti del Direttore  Nazionale della Pastorale della Salute , don Carmine Arice  , che ha tracciato alcune piste operative per gli uffici regionali e diocesani.

  1. Necessaria una lettura della situazione concreta  a livello regionale e diocesano  di quanti sono gli immigrati che abbiamo ; quali altre religioni sono presenti ; queste presenze che situazioni vivono indipendentemente da ciò che dicono i giornali. La visita al mondo della salute dettata dalla nota pastorale del 2006 sullo sfondo del Evangelii Gaudium sia una road map del cammino da percorrere.
  2. Se cambia il mondo dell’ospedale , case di cura, della Pastorale della salute nel territorio , deve cambiare il nostro modo di fare Pastorale: una nuova progettualità per non scrivere come dice Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium : pensare un futuro che già è stato scritto
  3. Conoscere per dialogare e formazione per non affrontare in modo superficiale una situazione complessa .Una formazione che non sia solo intellettuale , ma che sia una formazione anche del cuore, quindi una Formazione Integrale
  4. Il nostro ambito pastorale sia favorevole e accettato come luogo per riflettere sulla cultura dell’incontro , del dialogo e della pace. Promuovere eventi di qualità che promuovono tale cultura.
  5. Le istituzioni sanitarie cristiane devono essere delle stelle che brillano nel mondo della cura
  1. La pastorale della Salute diocesana deve promuovere delle “Opere Segno”.

*Direttore Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute

(nella foto la rappresentanza calabrese con il cardinale Montenegro)