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Mandato pastorale agli operatori della Diocesi 


Mandato pastorale agli operatori della Diocesi [SCARICA]

Cassano all’Jonio, 26 ottobre 2019

In questo nuovo anno pastorale abbiamo iniziato a riflettere sulla necessità di un cambiamento di paradigma della parrocchia, da presidio topologico–istituzionale ad autentica comunione generativa tra i figli di Dio. Oggi diamo inizio a questa piccola rivoluzione culturale che interesserà la nostra Chiesa locale, per essere più fedeli all’insegnamento di Gesù, che rimane l’unica pietra angolare del nostro vivere insieme. Vogliamo recuperare il senso profondo del nostro vivere insieme: pensare insieme, lavorare insieme, condividere insieme la fede, la speranza e la carità di cui il nostro mondo ha urgentemente bisogno oggi. 

Tutto questo andando oltre le nostre fragilità che molte volte condizionano la vita delle nostre parrocchie “frenando” l’azione dello Spirito e ciò che Egli dice alle Chiese: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio» (Ap 2,7). Come ci suggerisce l’Apocalisse di San Giovanni apostolo, è lo Spirito che guida le Chiese e che le ammonisce e le esorta a non smarrire la via, la verità e la Vita che è Gesù. 

Allontaniamo dal nostro cuore ogni brama di potere, ogni tentazione di considerare il servizio, che la Chiesa ci chiede di svolgere a nome di Gesù, come occasione di promozione di se stessi e del proprio desiderio di riconoscimento. Il servizio è via di fraternità e di minorità come ci insegna Francesco d’Assisi, è legame indissolubile con la carne viva e sofferente di Gesù che richiede pathos ed ethos ma anche Logos, ossia Verità! 

Se vivremo in questo modo il nostro mandato di operatori pastorali, saremo sale della terra e luce del mondo (cfr. Mt 5,13) anche in questa nostra terra calabra che sembra aver smarrito la fede in Gesù e la fiducia nell’uomo.

Papa Francesco, nel V capitolo dell’EG, afferma che: “Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio” (EG 259).

“Una evangelizzazione con spirito è molto diversa da un insieme di compiti vissuti come un pesante obbligo che semplicemente si tollera, o si sopporta come qualcosa che contraddice le proprie inclinazioni e i propri desideri” (EG 261).

L’operatore pastorale, che vuole vivere il suo servizio alla sequela di Cristo Crocifisso e Risorto con uno stile tutto missionario, è chiamato a chiedersi: “Che cosa desidero nella vita? Che cosa cerco nelle mie attività e nel mio incarico? Quali sono le motivazioni che fanno della mia vita una vita in uscita missionaria?”.

Le motivazioni che devono sostenere la responsabilità del servizio pastorale possiamo riassumerle nei seguenti tre enunciati.

  1. L’incontro personale con l’amore di Gesù che ci salva (EG 264-267). L’evangelizzatore missionario è chi ha incontrato Gesù, risponde alla sua chiamata per rimanere con Lui e diventa un testimone del suo amore. Chi ama Cristo e il suo Vangelo si sente portato a raccontare il suo amore a tutto il mondo. I santi, infatti, sono coloro che hanno comunicato a tutti i costi la gioia dell’amore di Cristo e sono stati fermamente convinti che soltanto il Vangelo salva il mondo.
  2. Il piacere spirituale di essere popolo (EG 268-274). 

L’operatore pastorale che ha fatto l’esperienza dell’incontro con Cristo non può mai vivere il suo servizio come solista ma brucia di amore per il corpo di Cristo che è la Chiesa.

  1. L’azione misteriosa del Risorto e del suo Spirito (EG 275-283).

L’evangelizzatore con Spirito non deve avere un atteggiamento pessimista verso la realtà, deve amarla piuttosto grazie ad “una decisa fiducia nello Spirito Santo, perché Egli viene in aiuto alla nostra debolezza” (Rm 8, 26) (EG 280).

In compagnia di Maria, che si è lasciata condurre dallo Spirito attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e di fecondità (cfr. EG 287), voi tutti operatori e operatrici pastorali vegliate sulle vostre comunità, svegliate i territori in cui insistono e rendete visibile la Speranza che è Gesù.

Buon cammino.

Vostro

don Francesco, Vescovo

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