Omelie

Mercoledì  Santo  2021 “Messa  Crismale”


Messa Crismale

Is 61,1-3.6.8b-9; Sal 88; Ap 1,5-8;  Lc 4,16-21

31  Marzo  2021

In questa solenne celebrazione della Messa crismale rendiamo grazie a Dio per il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio di tutti i battezzati.

Carissimi confratelli presbiteri, desidero richiamare ancora una volta la vostra attenzione sull’identità del prete, sul suo ministero e sulle sfide che premono in questi tempi così complicati e minacciati anche dalla pandemia del Covid-19. Vi affido la lettera “La spiritualità del presbitero e le sue direttrici sinodali” pubblicata sul sito della Diocesi, che ho scritto per la vostra riflessione personale e comunitaria.

Nella Liturgia della Parola si confrontano da un lato la grandezza del profeta Isaia e del Cristo che, nel Vangelo di Luca, annuncia  la liberazione e, dall’altro lato la grandezza dei  poveri, coloro che hanno il cuore spezzato, gli oppressi, che vengono chiamati a libertà e fatti, come dice Isaia, sacerdoti del Signore.

È questo popolo di sacerdoti che dobbiamo mettere al centro dell’attenzione se vogliamo situare in maniera corretta quello che chiamiamo presbiterio.

Nel quadro evocato dalla Parola di Dio che presenta da una parte la generazione degli inviati e dall’altra la generazione dei poveri, degli oppressi e dei salvati, dove ci collochiamo?

A questa domanda il cardinale Carlo Maria Martini così rispondeva: “Anzitutto ci sentiamo dalla parte del popolo, salvato e redendo, che canta le meraviglie di colui che ci ha liberato dei nostri peccati con il suo sangue. Ma nello stesso tempo ci sentiamo, per una grazia immeritata, coinvolti nell’azione del profeta e sommo sacerdote della nostra alleanza, chiamati a condividere, in virtù dell’imposizione delle mani, la sua missione di liberare gli uomini dalla schiavitù del peccato, perché tutti coloro che trafissero Gesù lo contemplino con fede e tutte le nazioni si battano per Lui il petto. Ora questa chiamata, non ci tocca solo isolatamente, ma fa di noi un corpo sacerdotale che, nelle singole Chiese locali, assume la forma del presbiterio attorno al Vescovo”.

Illuminanti, a tal proposito, sono le parole di San Giovanni Paolo II: “Desidero farvi presente, miei carissimi sacerdoti, che non potete vivere né agire in forma isolata. Con l’aiuto di tutti, diocesani e religiosi, dovete costruire il presbiterio come famiglia e come fraternità sacramentale, come luogo in cui il sacerdote trova tutti i mezzi specifici di santificazione e di evangelizzazione” (L’Osservatore Romano 31/1/1985).

Il presbitero è tale non isolatamente ma con altri fratelli, dentro una chiesa particolare al cui servizio siamo stati destinati. E come comunione di fraternità siamo chiamati ad essere segno della missione di Cristo che continua oggi.

Penso, cari confratelli, che la figura del presbitero, così come l’abbiamo conosciuta e ricevuta, mostra evidenti segni di difficoltà che toccano la forma stessa del ministero.

In questa liturgia, contemplando il Cristo Messia, interroghiamoci sulla identità del presbitero e sulle sfide che il mondo contemporaneo pone.

Come qualcuno ha osservato, il prete è chiamato a vivere lo scarto, che non consiste in un vago sentimento di “inadeguatezza” ma è costitutivo di ogni vocazione e, in generale, dell’esperienza di fede. C’è sempre una distanza fra Dio e l’uomo, il maestro e il discepolo, la chiamata del Signore e noi fragili, piccoli e impreparati. Lo scarto è vissuto in maniera diversa da ogni prete e risente anche delle fasi della vita sacerdotale, degli anni di messa, delle esperienze pastorali e anche dei contesti ecclesiali. Antonio Torresin ritiene che “Non siamo all’altezza del compito assegnato, esso ci trascende in modo insuperabile, ci travolge e ci supera: è troppo per noi. Eppure è proprio ciò che meglio ci corrisponde, è ciò senza il quale la nostra umanità si perde. Questo eccesso che è il ministero, è la nostra unica salvezza; non solo la via alla santità, ma la grazia per non perderci”. (Il Regno/Attualità 2/2010, 22)

Andando avanti nel ministero, il presbitero corre il rischio di essere soffocato da situazioni spesso interconnesse derivanti, ad esempio, dalla guida di una comunità con tutte le sue complessità, dalle relazioni con i fedeli, dalla solitudine, dall’affettività, dalla stanchezza e dalla frustrazione.

Cari confratelli, non dimenticate mai la vostra umanità, prendetevene cura integrandola con la spiritualità. Vi richiamo innanzitutto alla specificità della identità presbiterale. Il teologo Francesco Cosentino scrive che, secondo la Ratio Fundamentalis “il sacerdote è un discepolo missionario configurato a Cristo. Ciò significa che il Pastore e il Maestro è innanzitutto Cristo e non il prete; nel caso dell’ordine sacro, dunque, il Pastore, il Maestro e il servo della chiesa è Gesù Cristo e non il prete, mentre il ministero sacerdotale rende presente e visibile il ministero di Cristo, in virtù di un sacramento specifico e di una specifica missione conferita”.

Nella vita di un presbitero, la centralità è Cristo con la comunione ecclesiale. La specificità deve tradursi nella priorità dell’annuncio del Vangelo, nell’animazione dei diversi carismi della comunità perché cresca nell’unità e nel discernimento pastorale dei segni dei tempi.

Carissimi confratelli, vi dico, quasi come provocazione, che sogno comunità in cui voi sacerdoti veniate liberati da tutti i compiti non derivanti dal ministero ordinato e dalla missione sacerdotale, come la direzione dell’attività organizzativa, l’amministrazione delle finanze, l’esecuzione di opere edili, che possono essere affidate ai laici.

Mi sembrano inderogabili, inoltre, la formazione del laicato e la ridefinizione del ruolo del prete in un mondo sempre più indifferente alla fede cristiana. Occorre pertanto passare da un cristianesimo sociologico e convenzionale ad un cristianesimo evangelico, responsabile e testimoniale.

L’augurio che vi rivolgo è che abbiate passione e gioia per la chiamata del Signore, che l’accogliate e custodiate con fiducia e creatività, in comunione tra di voi e con il popolo di Dio, per annunciare la Parola di Cristo e celebrare l’Eucarestia come grembo generativo della comunità in missione.

 

                                 ✠   Francesco Savino