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Omelia V Domenica di Pasqua 10 Maggio 2020


V DOMENICA DI PASQUA

At 6, 1-7; Sal 32; 1 Pt 2,4-9; Gv 14,1-12

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Domenica 10 Maggio 2020

La V Domenica di Pasqua ci riporta ai “discorsi di addio” del IV Vangelo pronunciati da Gesù nell’ ultima cena. Sono discorsi in cui è sintetizzato il Vangelo e viene collegata la vita di Gesù con la sua venuta nella gloria.

Giunta l’ora della separazione tra il Maestro e i suoi, dopo aver preannunciato il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, Gesù si rivolge ai discepoli con grande tenerezza: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Li richiama così all’opera vera e gradita a Dio, la fede (cfr. Gv 6, 29) e, davanti al loro smarrimento riporta una promessa già fatta: “Nella casa del padre mio vi sono molte dimore, io vado a prepararvi un posto”. Egli aggiunge che la separazione sarà soltanto temporanea: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”.

Queste sono parole di grande consolazione per quanti sono intimamente legati a Lui. I suoi devono essere certi che nessuno potrà “rapirli dalla sua mano” (cfr. Gv 10, 28-29).

Conoscendo fino in fondo i discepoli, Gesù comprende che a loro non basta indicare la meta ma occorre mostrare anche la via per raggiungerla: “Del luogo dove io vado, conoscete la via”.

Ma Tommaso, non comprendendo il significato di queste  parole, replica: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. E Gesù gli conferma quanto aveva già detto precedentemente: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Tale affermazione esprime la singolarità e specificità del Cristianesimo.

Se guardiamo a Gesù, comprendiamo Dio! Da quando Dio si è fatto carne in Gesù, quest’Uomo-Dio ha aperto la strada unica per andare a Dio. Per conoscere Dio, si deve conoscere Gesù; per credere in Dio, si deve credere in Gesù.

A Filippo che chiede “Signore, mostraci il Padre e ci basta”, Gesù dice: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «mostraci il Padre?». Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere”.

Dio, il Padre, e il Figlio, Gesù, sono uno nell’altro!

Il credente dell’Antico Testamento chiede ripetutamente a Dio di mostrargli il suo volto, come fa Mosè (cfr. Es 33,18) ma questo suo desiderio non è mai soddisfatto perché “chi vede Dio muore”. 

Il desiderio di vedere Dio viene finalmente soddisfatto nella “umanizzazione di Dio in Gesù”, l’incarnazione di Dio, tanto è vero che, nel prologo del IV Vangelo, leggiamo: “Dio nessuno l’ha mai visto, ma il figlio unigenito ce lo ha raccontato” (cfr. Gv 1,18).

Chi vede Gesù vede il volto del Padre.

In queste parole di Gesù fondiamo la nostra fede cristiana: “Chi crede in me anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre”.

Buona Domenica in Gesù, “l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,35).

   Francesco Savino