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Omelia  XXIX Domenica del Tempo Ordinario 20 Ottobre 2019


 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

Es 17, 8-13a; Sal 120; 2 Tm 3, 14 – 4, 2; Lc 18, 1-8

20  Ottobre  2019

La pagina evangelica di questa Domenica conclude la «piccola apocalisse lucana» iniziata in 17,20: «I farisei gli domandarono: Quando verrà il regno di Dio?» e ripresa in 17, 22: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo». È in questo orizzonte di attesa del Regno dell’amore, della luce e della vita che va letto il brano. 

Alla Chiesa, formata dagli «eletti» (Lc 18,7), delusa, provata e stanca dell’attesa e che vede affievolirsi la fede nel compimento del Regno di Dio viene rivolta questa singolare parabola, frutto della “maestria redazionale di Luca che affonda negli insegnamenti di Gesù convertendoli in parole del Risorto per la sua Chiesa contemporanea” (Giancarlo Bruni).

Anche noi siamo coinvolti nella domanda: “Che fare nel tempo della prova e che cosa sostiene la nostra fede? 

La risposta è: “pregare sempre senza stancarsi mai” (Lc 18, 1), come invita a fare Gesù a conclusione del discorso escatologico, quando dice: “Vegliate e pregate in ogni momento perché abbiate la forza di stare in piedi davanti al Figlio dell’Uomo” (Lc 21, 36).

È quello che fa la povera vedova che, grazie alla sua perseveranza costante, piega l’indifferenza di un giudice ingiusto costringendolo a farle giustizia. Il giudice dice: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”.

L’atteggiamento della vedova indica quali sono le caratteristiche della preghiera di cui parla Gesù.

Quando preghiamo non dobbiamo stancarci mai di chiedere, di bussare a Dio, di cercare. L’insistenza non sia finalizzata a costringere Dio a piegarsi ai nostri bisogni egoistici ma, come dicevano i Padri, deve esercitarsi a vivere la “memoria di Dio”, a ricordare che Dio è sempre all’opera. Questo esercizio su noi stessi ci rende familiari con il Signore fino ad indicarci come vivere quotidianamente in modo conforme alla Sua volontà: Dio vuole soltanto il bene di ogni persona, desidera la vera giustizia e attende da noi che ci apriamo alla comunione con Lui. Dalla vera preghiera cristiana scaturisce una vita di comunione con gli altri. 

Altra caratteristica della preghiera che Gesù ci indica consiste nel non esitare a mostrare, come fa la vedova, la propria debolezza, certi che la nostra fragile condizione di peccatori, posta dinanzi a Dio nella preghiera, trasfigurata dalla Sua presenza, sarà trasformata in una “forza insperata”, capace di illuminare e dare senso a tutta la nostra vita.

Terza caratteristica della preghiera è la fede. Lo sguardo di fede sulla vita e sugli eventi della vita, sostanziato di preghiera, ci consente di non cedere alla rassegnazione o al cinismo, spesso derivanti dai nostri fallimenti quotidiani oppure dal fatto che Dio sembra ritardare il compimento delle sue promesse.

Illuminanti sono le parole di Gesù a conclusione della parabola: “Se il giudice ingiusto agisce così, Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano a lui giorno e notte e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente”. Esse mettono a fuoco la questione di fondo: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

Alla domanda dei farisei posta a Gesù poco prima: “Quando verrà il regno di Dio?” (Lc 17, 20) o alle nostre domande: “Dov’è Dio?”, “Dov’è la promessa della venuta del Signore?” (2Pt 3, 4), Gesù risponde, invitandoci a non porci domande astratte ma a chiederci, qui ed ora: “Dov’è la mia fede?”.

Ogni giorno, il discepolo di Gesù, che vuole vivere alla sua sequela, deve gridare al Signore: “Maranà tha, vieni Signore Gesù, vieni presto!”. Questa preghiera nasce dalla fede, rafforza la fede e si traduce nel desiderio dell’evento che dobbiamo attendere con tutte le nostre forze, la venuta del Signore Gesù nella gloria.

La preghiera, in conclusione, è il respiro della fede!

Buona Domenica.

   Francesco Savino

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