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Omelia XXXIV Domenica del Tempo Ordinario 23 Novembre 2019


XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO [SCARICA]

2 Sam 5, 1-3; Sal 121; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43

SOLENNITÀ DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

24  Novembre  2019

“La festa per eccellenza di Cristo Re dell’universo è l’Ascensione, la glorificazione di Gesù da parte del Padre che lo intronizza accanto a sé quale Kýrios, Signore vivente per sempre. Nel 1925 si è aggiunta la festa odierna per ricordare tale regalità ai re di questo mondo. La riforma liturgica del Concilio Vaticano II, in verità, l’ha mutata in profondità: Gesù Cristo è Re perché regna sulla croce; è un Re al contrario dei re di questo mondo, crocifisso tra malfattori; è un Re condannato dai poteri religioso e politico; è un Re che salva gli altri e non se stesso. Insomma, è un Re paradossale!” (Elia Fiore).

In questa ultima Domenica dell’Anno Liturgico, contempliamo la regalità di Gesù che ama, perdona, crea la comunione con gli uomini suoi fratelli fino alla fine. I Padri della Chiesa dicevano che quella di Gesù è la regalità di un messia che “regna dal legno”: sulla croce, infatti, viene posta l’iscrizione: “Questi è il re dei Giudei”. 

Gesù è appeso ad una croce, in mezzo a due malfattori, come narra l’evangelista Luca. Il popolo sta a vedere, i capi deridono Gesù, lui, il giusto (cfr. Lc 23, 47), l’innocente, colpevole di aver parlato a tutti di Dio, Padre di misericordia, prodigo di amore verso i peccatori.

Sulla croce, Gesù dice soltanto una parola inaudita: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. E, nonostante questo suo donarsi estremo e totale, viene schernito: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 

Prima di consegnare lo spirito al Padre, Egli è messo alla prova, come all’inizio del suo ministero pubblico quando era stato tentato da Satana: “Se tu sei il Figlio di Dio …” (Lc 4, 3-9). La tentazione di Gesù riguarda la capacità di provare di essere Figlio di Dio mediante segni eclatanti. Ma Egli rinuncia a vivere per se stesso, non chiede a Dio di intervenire con un miracolo straordinario che costringerebbe gli uomini a seguirlo come un potente di questo mondo, accetta di perdere la propria vita, sceglie di compiere fedelmente la volontà di Dio fino alla morte. Comprende che l’obbedienza a Dio esige amore anche a costo della morte violenta. Rinuncia a salvare se stesso ed è solo grazie a questo che Egli ha l’autorevolezza per affermare: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per me, la salverà» (Lc 9,24).

Anche uno dei malfattori insulta Gesù dicendo: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. L’altro, invece, il “buon ladrone”, comprende la signoria di Gesù, ammette il male che ha commesso, riconosce l’innocenza di Gesù e si rivolge a lui con la preghiera: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. 

Con la sua confessione, questo malfattore diventa icona dei credenti e della Chiesa che sono chiamati a testimoniare la regalità di Cristo, rinunciando ad ogni idolo e condividendo le sofferenze di Cristo crocifisso, nell’attesa della sua venuta nella gloria.

Gesù al buon ladrone risponde con delle parole che ciascuno di noi desidererebbe rivolte a se stesso: “In verità io ti dico: «oggi con me sarai in Paradiso»”. E’ la promessa che Gesù rivolge a tutti: dipende da ciascuno di noi accoglierla e professarla nelle parole e nelle opere “volgendo lo sguardo a Colui che hanno trafitto” (Gv 19, 37).

Buona Domenica!

  Francesco Savino