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Il saluto della Comunità Emmanuel a Papa Francesco


INDIRIZZO DI SALUTO DELLA COMUNITÀ EMMANUEL A PAPA FRANCESCO PER L’UDIENZA DEL 21 FEBBRAIO 2015

Caro Santo Padre,

grazie a Dio per averci dato Lei! Grazie a Lei per averci ricevuto! Le portiamo noi stessi e vogliamo prenderci Lei, o almeno un po’ di Lei; rappresentiamo la Comunità Emmanuel e i suoi 35 anni di vita, di fede e di servizio: accolti, volontari, operatori, amici, sostenitori, alcuni anche ex alunni della Compagnia di Gesù.

Vogliamo ripartire verso il futuro come Lei ci chiede, in “uscita”, dal Cuore di Gesù al cuore dei poveri e dal cuore dei poveri al Cuore di Gesù, “pendolari” da Cuore a cuore. Lo faremo con la Sua benedizione.

Benedica il nostro futuro: i nostri figli e i nostri “piccoli” (i “Semi Emmanuel” e i “Giovani Emmanuel in cammino”), le nuove vocazioni in risposta alle vecchie e nuove povertà, e soprattutto quel comune nostro futuro che non può essere che lo stesso Emanuele, di cui portiamo il Nome, una vita-con-vita con Lui, attratta dall’Emmanuel celeste: noi siamo “figli di santi” e chiediamo la Sua benedizione per essere degni di loro, “santi” non delle nicchie e delle aureole, ma delle strade in cui l’amore incarnato si consuma nel servizio. La Sua benedizione ci aiuti a vivere ancora il miracolo da cui siamo nati: quello dei primi volontari che venivano per “dare la vita”; dei tanti accolti diventati accoglienti; delle vocazioni che, dalla fecondità del seme nella terra, hanno generato altre vocazioni…

La vocazione Emmanuel comporta una chiamata al “martirio”: quello di Enrica, che ha offerto la sua vita per i ragazzi stessi da cui ha preso la sieropositività, e quello quotidiano del rinnegamento di sé, della pazienza e ancora pazienza e sempre pazienza, della speranza contro ogni speranza. Spesso fatichiamo giorno e notte senza prendere nulla: i ragazzi e le ragazze che accogliamo sono spesso reattivi anche contro chi va a servirli, e hanno davanti a sé il solito mondo, pronto a mangiare la loro anima; i volontari si sentono così frustrati, impotenti; ci accompagni con la Sua benedizione, Santo Padre, perché ci ricordiamo di ciò che il Signore ci ha detto una volta in preghiera: a noi spetta di amare, non di riuscire; una benedizione che scenda sulle nostre fatiche, debolezze, ansie, sui nostri insuccessi e i nostri fallimenti, e ci educhi, senza medaglie e riconoscimenti umani, al semplice e autentico eroismo di tutti i giorni, quello del seme che cade sotto terra…

Una benedizione perché, tra titoli professionali e tra carte, registri, conti e computers, gli “operatori” non scadano ad “impiegati”, ma vivano la “missione”, e la grande “professionalità” di “vita-con-vita”.

Una parte del nostro servizio si svolge in una continua e aspra guerra di liberazione da tutte le droghe, a cominciare dalla “droga madre”, che è la mentalità egoistica che corrompe persone, coppie, famiglie e società. La Sua benedizione ci aiuti ad accettare e portare ovunque nel mondo quella “rivoluzione” che il Vangelo ci chiede di cominciare da noi stessi, impegnandoci a vivere in perenne stato di conversione.

Fra gli immigrati, i minori stranieri non accompagnati, i poveri dell’Est e del Sud del Mondo, la Sua benedizione ci aiuti a far sì che gli esclusi diventino accolti, i lontani vicini, gli ultimi primi.

Guardando a Lei, e ricevendo dalle Sue mani, come nostro programma per il futuro, l’Evangelii Gaudium, sentiamo Gesù che ci dice: un fuoco sono venuto a portare sulla terra; e Sant’Ignazio di Loyola: ite, inflammate omnia; con le Loro Mani e il Loro Cuore, benedica, Santo Padre, la Comunità Emmanuel, perché cresca nella piccolezza evangelica e diventi grande solo nell’amore, e, rispondendo con la vita al grido della terra e al grido della Croce, affronti il futuro come la comunità dei compagni di Gesù, amici e servi dei poveri, seminatori di speranza, costruttori del Regno!

Padre Mario Marafioti


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