il vescovo savino con la casula viola Omelie

V DOMENICA DI QUARESIMA (anno C)


Is 43,16-21; Sal 125; Fil 3,8-14; Gv 8,1-11

3  Aprile  2022

Il cammino quaresimale, caratterizzato dall’annuncio della Misericordia di Dio narrata e testimoniata da Gesù, conosce nel Vangelo di questa Domenica un vero e proprio vertice: l’incontro tra Gesù e la donna sorpresa in adulterio. Questo testo ha conosciuto una sorte molto particolare, che attesta il suo carattere “scandaloso”: è assente nei manoscritti più antichi, fino al IV secolo è ignorato dai padri latini e nel primo millennio non è commentato dai padri greci.

A conclusione di un percorso lungo e travagliato, questo testo è stato inserito nel Vangelo secondo Giovanni prima del versetto 15 del capitolo 8, in cui è riportata una parola di Gesù che sembra giustificare tale collocazione: “Voi giudicate secondo la carne, io non giudico nessuno”.

Il nostro brano ha delle somiglianze con il Vangelo secondo Luca, che è molto attento all’insegnamento di Gesù sulla Misericordia e potrebbe essere collocato agevolmente nel capitolo 21 dopo il versetto 38: “Durante il giorno Gesù insegnava nel tempio: la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli ulivi. E tutto il popolo, al mattino, andava da Lui nel tempio per ascoltarlo”.

Come mai nessuna comunità ha voluto questo brano e per cinque secoli non è apparso nella liturgia?

Abbiamo la testimonianza preziosa di Sant’Agostino, siamo nel IV secolo, che scrive: “Per timore di concedere alle loro mogli l’impunità di peccare, tolgono (i componenti delle comunità cristiane) dai loro codici (cioè il testo del vangelo) il gesto di indulgenza che il Signore compì verso l’adultera, come se colui che disse ʺd’ora in poi non peccare piùʺ avesse concesso il permesso di peccare”.

Erano, quindi, gli uomini, i mariti, che non volevano questo brano perché la Misericordia di Gesù verso la donna adultera sembrava mettere a rischio la loro famiglia, la loro unità coniugale.

Lasciamoci interrogare da questo brano, indubbiamente significativo, del Vangelo di oggi.

Gesù è seduto nel Tempio, annuncia la Parola e “gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio”, per “metterlo alla prova”.

I Vangeli spesso annotano che gli avversari di Gesù tentano di metterlo in contraddizione con la Legge, per poterlo accusare di bestemmia. Il tranello, questa volta, non riguarda una interpretazione della Legge, ma una donna, che è usata come un caso giuridico, sorpresa in adulterio, e trascinata davanti a Lui, collocata in mezzo a tutti: “Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa”.

La loro dichiarazione sembra ineccepibile, ma in realtà è parziale: la Legge, infatti, prevede la pena di morte per entrambi gli adulteri (cfr. Lv 20,10 e Dt 22,22) e attesta la stessa pena, mediante lapidazione, per un uomo e una donna maritata caduti in adulterio (cfr. Dt 22,23-24). Dov’è, però, qui l’uomo, l’adultero, colpevole quanto la donna? La pena prevista, molto dura, si spiega con il fatto che l’adulterio è non soltanto una smentita del progetto creazionale di Dio ma è anche una ferita grave all’alleanza stipulata dalla coppia umana (cfr. Ml 2, 14-16). I custodi gelosi della Legge e in apparenza irreprensibili, chiedono a Gesù: “Tu che ne dici?”. La domanda mira a coglierlo in contraddizione.

“Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra”. Cosa significa il gesto di Gesù? Enzo Bianchi commenta così: “Egli scrive i peccati degli accusatori della donna, come pensa Girolamo? Oppure scrive frasi bibliche, secondo l’opinione di alcuni esegeti? Oppure semplicemente si dà del tempo per cercare una risposta fedele alla volontà di Dio? Non è facile interpretare questo gesto: a mio avviso va inteso in quanto azione dotata di una forte carica simbolica. Credo che si debbano vedere da un lato gli scribi e i farisei che ricordano la Legge scolpita su tavole di pietra; dall’altro Gesù il quale, scrivendo per terra, la terra di cui siamo fatti noi figli e figlie di Adamo, il terrestre (cfr. Gen 2,7), ci indica che la Legge va inscritta nella nostra carne, nelle nostre vite segnate dalla fragilità e dal peccato. Non a caso Gesù scrive “con il dito”, così come la Legge di Mosè fu scritta nella pietra “dal dito di Dio” (Es 31,18; Dt 9,10) e fu riscritta dopo l’infedeltà idolatrica del vitello d’oro e la rottura dell’alleanza (cfr. Es 34,28)”.

Alberto Maggi afferma: “È probabilmente un rimando al profeta Geremia, capitolo 17, versetto 13 dove si legge: ʹSaranno scritti nella terra, nella polvere, quanti hanno abbandonato il Signoreʹ. È la denuncia di Gesù: questi zelanti difensori dell’ortodossia, della tradizione, queste persone tanto religiose, in realtà hanno abbandonato il Signore perché covano sentimenti di odio, covano sentimenti di morte. Nella prima lettera di Giovanni si dirà poi bene: «Chi non ama rimane nella morte»”.

Poiché gli accusatori insistono nell’interrogarlo, Gesù si alza, non risponde, ma fa un’affermazione che è anche una domanda: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.

“E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani”: Gesù conferma la Legge, secondo cui il testimone dev’essere il primo a lapidare il colpevole, ma dice anche che il testimone dev’essere lui per primo senza peccato. Senz’altro quella donna adultera ha commesso un peccato pubblico ed evidente, ma i suoi accusatori con quale autorevolezza lanciano le pietre che uccidono il peccatore se anche loro hanno peccato?

“Lo lasciarono solo e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»”.

Sant’Agostino commenta: “Rimasero solo loro due, la misera e la misericordia”. Gesù non condanna ma con la sua misericordia consente alla peccatrice di cambiare. Gesù non è  venuto in mezzo a noi per giudicare e condannare ma per annunciare la Misericordia. La giustizia di Dio è giustizia giustificante (cfr. Rm 3, 21-27).

Gesù sceglie la Misericordia senza contraddire la Legge.

Quest’ultima è essenziale quale rivelazione della vocazione umana che Dio ci rivolge; ma una volta che il peccato ha infranto la Legge, a Dio resta solo la misericordia, ci insegna Gesù. Nessuna condanna, solo misericordia! Infatti, ogni volta che egli ha incontrato un peccatore lo ha liberato dai suoi peccati e non ha mai praticato la giustizia punitiva. Ha pronunciato inviti alla conversione, avvertimenti in vista del giudizio, non ha mai, però, castigato nessuno, perché sapeva discernere la volontà di Dio che non vuole la condanna del peccatore ma fa misericordia perché si converta e viva.

Buona Domenica.

✠   Francesco Savino