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Venerdì Santo 2020 in Passione Domini


Venerdì Santo 2020

in Passione Domini 

Is 52, 13 – 53, 12; Sal 30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 – 19, 42

10 Aprile 2020

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«La parola della croce, infatti, è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio» (1Cor 1, 18).

«Perché non venga resa vana la croce di Cristo» (1Cor 1, 17), con Bernardo di Clairvaux, siamo convinti che «Questi sono giorni che dobbiamo tenere in gran conto, giorni pieni di devozione e di grazia, dai quali anche gli spiriti di criminali si sentono provocati al pentimento anche gli spiriti di delinquenti. Perché così grande è la forza dei sacramenti di cui si fa memoria in questi giorni che possono spezzare anche i cuori di pietra e bastano per intenerire ogni animo, anche di ferro. Infine vediamo che ancora oggi, davanti alla passione di Cristo, non solo il cielo si muove a compassione, ma la terra si scuote, e le rocce si spezzano, e le tombe si aprono con la confessione dei peccati» (Omelia del Giovedì Santo).

Mettiamoci ai piedi del Crocifisso, in compagnia di Sua Madre, Maria, e, mentre lo contempliamo, sentiamoci prossimi ai crocifissi di ogni tempo.

Contemplare il Crocifisso significa ritrovare lo sguardo contemplativo sul mondo, come uomini e donne che scelgono di stare sulla terra responsabilmente, non da superficiali consumatori di emozioni. Chiediamo al Crocifisso il dono di rientrare in noi stessi per comprendere in profondità il significato del tempo che viviamo.

Sosteneva Giuseppe Dossetti che “chi contempla la croce discerne, riconosce e comprende l’uomo, la storia umana che genera i «senza storia»”, che, secondo il Vangelo, sono quelli che erediteranno la terra nella creazione nuova.

I “senza storia” vicini e lontani. 

Questa sera ricordiamo in particolare quanti soffrono e muoiono a causa del contagio del Coronavirus. Ricordiamo anche i Siriani abbandonati al proprio destino di morte!

Nella contemplazione, riascoltiamo le ultime parole di Gesù sulla croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23, 44-46).

Il Cristo si consegna al Padre, restituisce tutto al Padre. 

Consegna di nuovo tutti noi, con le nostre paure e le nostre speranze, nelle mani di Dio.

Noi che viviamo in ansia, soffriamo di una profonda insicurezza e anche di un crollo di fiducia. Noi, vittime della “cultura del controllo”, ci abbandoniamo in Lui con più fiducia. In Lui, il Crocifisso, l’Uomo! L’umano per eccellenza.

In Lui rifulge l’immagine di Dio e l’immagine dell’uomo. L’ immagine di ciascuno di noi.

Ogni uomo è immagine di Dio, è chiamato ad assomigliare a Colui che è immagine compiuta di Dio: l’Uomo della Croce, il Nazareno crocifisso, misericordioso, giusto, compassionevole, libero dalla lettera della Legge; il Galileo salito sulla croce liberamente e per amore, che passava per le strade della Palestina annunciando a tutti la “parola bella”, sanando i malati, liberando quanti erano prigionieri del male; il Rabbi giustiziato perché dichiarava beati i poveri, i miti e i pacificatori, i misericordiosi e i perseguitati per causa della giustizia; perché annunziava eredi del Regno di Dio quanti sfamano i poveri, visitano i malati e i carcerati, vestono gli ignudi e accolgono i forestieri; l’Amore crocifisso che sbaraglia il peccato generato dal cuore indurito degli uomini e smantella il potere della morte; l’Amore trafitto, vittorioso sul peccato e sulla morte.

Padre, perdona il nostro peccato, che è sempre un tradimento della libertà, della nostra vera identità e dignità umana. Ti chiediamo perdono perché abbiamo perso la consapevolezza di essere tua immagine, e per questo il nostro cuore indurito non ti riconosce presente nel volto di ogni uomo e di ogni donna. Per questo ci dividiamo e ci combattiamo nella Chiesa, nella società, nella politica nella famiglia; per tale motivo, come idolatri dell’io e delle tante forme di potere, ci allontaniamo e ci disprezziamo, innalzando barriere e muri esistenziali, fisici, sociali, politici, economici.

Signore Gesù, inchiodaci con te sulla croce dell’Amore per rinascere con te nella tua Pasqua di risurrezione.

    Francesco Savino