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Il coraggio di Mons. Savino nel dire che non bisogna tacere davanti a simili reati.


Le luci di piccole candele sistemate ai piedi dell’altare maggiore a formare una Croce sono state lo sfondo dell’importante momento di preghiera presieduto dal Vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, Mons. Francesco Savino in occasione della IIª Giornata Nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili istituita dalla Conferenza Episcopale Italiana. La Veglia che si è tenuta nella Basilica Minore Santa Maria del Lauro è stata curata dal Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori, guidato da don Joseph Vanson e ha inteso raccogliere tutta la comunità cristiana nella preghiera, nella richiesta di perdono per i peccati commessi e nella sensibilizzazione riguardo a questa dolorosa realtà.

“C’è poco da parlare quando pensiamo agli abusi sui minori” ha esordito così il pastore della Chiesa cassanese nell’offrire la sua riflessione al popolo di Dio”. Bisogna solo entrare in noi stessi e comprendere perché si arriva a tanto? Con coraggio mi sento di dire che anche noi come Chiesa abbiamo le nostre responsabilità. Molti confratelli hanno macchiato il Corpo di Cristo di questa piaga. Il problema però tocca, in modo trasversale, ogni realtà sociale.

I verbi che stasera vi voglio affidare: perdonare, consolare e vigilare.

Gli abusi sono peccati gravissimi ma sono reati che giustamente bisogna sanzionare penalmente.

Come Vescovo mi chiedo: come si consola qualcuno che è stato abusato? Un suo familiare? Questo dramma lascia ferite che impiegano lungo tempo per essere risanate. Queste persone hanno bisogno di una presenza, nella loro vita, che esige, implica consolazione.

Vigilare per educare e prevenire questa piaga.

In questo processo di scristianizzazione è evidente che si cerca di mettere in tutti i modi in cattiva luce la Chiesa, ma attenzione a “non fare di tutta l’erba un fascio”!

Il primo report presentato dalla CEI sugli abusi nella Chiesa indica in maniera seria e responsabile i dati e quanto la Chiesa stessa sta attivando per fare verità.

Solo la “verità ci rende liberi” (cfr. Gv 8, 32).

Preghiamo affinché questi peccati, che sono reati, non diventino sempre più uno scandalo, soprattutto per le persone più semplici.

Caterina La Banca
Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali