Ap 7,2-4.9-14; Sal 23; 1 Gv 3,1-3; Mt 5,1-12ª

Festa di tutti i Santi

 

 

Oggi celebriamo la Solennità di Tutti i Santi, facendo memoria della comunione dei Santi del cielo e della terra.

Opportunamente Enzo Bianchi dichiara che: “La festa di tutti i Santi è davvero un memoriale dell’autunno glorioso della Chiesa ed è soprattutto una festa contro la solitudine, contro ogni isolamento che affligge il cuore dell’uomo. Se noi non credessimo alla comunione dei Santi, se non ci fossero i Santi accanto a noi, saremmo chiusi in una solitudine disperata e disperante, perché a volte anche le nostre comunità non ci tolgono la solitudine: solo i Santi ce la tolgono sempre e garantiscono l’amicizia, la fedeltà e la lealtà attorno a noi”.

Ed è veramente significativo constatare che la Solennità di Tutti i Santi, che celebriamo ogni anno, ci ricorda ciò che spesso ci sfugge: Dio condivide la Sua Santità, cioè la Sua logica e il Suo stile, con i figli e le figlie che ama, costruendo in noi e attraverso di noi una trama di bellezza che parla di Lui e conduce alla vita.

Nella ordinarietà della vita, nei giorni che scorrono, noi constatiamo e vediamo facilmente il male che accade nel mondo, il peccato, le sofferenze e le brutture, ma facciamo difficoltà ad accorgerci di tutti quei comportamenti che generano frutti di vita buona e bella negli uomini e nelle donne testimoni che vivere diversamente non soltanto è possibile, ma è anche bello.

Il testo del Vangelo su cui siamo chiamati a riflettere e a confrontarci è quello delle Beatitudini, non un testo poetico o un testo morale, ma buona notizia, cioè Vangelo, che sottolineano il rapporto generativo tra fede e felicità. Sappiamo infatti che la beatitudine, la felicità, non consiste nel possedere, nell’avere un potere, ma deriva dall’avere un senso nella propria vita, una ragione e un fine per cui vale la pena vivere.

Soltanto chi nella vita conosce una ragione e un fine per cui vivere, per cui perdere la vita, solo chi crede in qualcuno per amore del quale si può dare la vita, solo chi crede in qualcosa per cui vale la pena morire, conosce la beatitudine, la gioia piena, la felicità.

Le beatitudini ci rivelano che ci sono situazioni nella vita quotidiana che mettono in comunione con Dio, che sono destinatarie di una promessa da parte di Dio e dunque sono luoghi veramente di speranza.

“Essere poveri nel cuore, non essere semplicemente poveri, essere poveri nel cuore che è una cosa differente; essere miti, sempre nel cuore, il che significa assumere la mitezza, non avere atteggiamenti di passività di fronte agli altri; avere fame e sete che regni la giustizia, la verità, la sincerità; essere puri di cuore, cioè avere uno sguardo che è quello che ha Dio; praticare la misericordia; fare azione di pace; essere perseguitati e calunniati per Gesù, significa conoscere questa beatitudine, qui, ora, nella vita quotidiana e poi vedere realizzata la promessa che è legata alla beatitudine, vederla realizzata nel Regno” (Enzo Bianchi).

Proprio nella proposta delle Beatitudini consiste la nostra gioia piena, la nostra speranza e direi anche la forza attrattiva per fare sì che, nelle nostre vite, le  situazioni di cui esse ci parlano, non siano semplicemente dolore e fatica, ma contengano in sé una ragione feriale, reale, per vivere e per andare oltre.

Papa Francesco, parlando della Santità, ci dice che essa ha due caratteristiche: è un dono, un regalo che non si può comprare, e al tempo stesso è un cammino.

Un dono e un cammino!

È un dono di Dio che abbiamo ricevuto con il battesimo e se lo lasciamo crescere, può cambiare totalmente la nostra vita (cfr. esortazione apostolica Gaudete et Exultate, 15).

I santi, pertanto, non sono eroi o supereroi non raggiungibili, ma persone come noi, che sono partiti dallo stesso dono che abbiamo ricevuto noi, il battesimo.

Quante volte nella nostra vita abbiamo incontrato persone che con serietà e semplicità vivono la vita cristiana, sono “i santi della porta accanto”, che vivono normalmente tra di noi.

La santità, non dimentichiamolo, è la vocazione alta della nostra vita, a cui siamo tutti chiamati, nessuno escluso.

È un cammino, da fare insieme, sostenendoci reciprocamente.

I santi sono i nostri fratelli e le nostre sorelle maggiori, su cui possiamo fare affidamento: ci sostengono, ci consolano e ci accompagnano con il loro esempio di vita, aiutandoci a cambiare la strada sbagliata su cui ci siamo incamminati.

“Santità non è farsi lapidare in terra di Paganìa o baciare un lebbroso sulla bocca, ma fare la volontà di Dio, con prontezza, si tratti di restare al nostro posto, o di salire più alto”(Paul Claudel, L’annunzio a Maria).

Lasciamoci interrogare, in questa Solennità di Tutti i Santi, dalla santità a cui siamo chiamati, consapevoli che non siamo nati per la morte ma per la santità, per la gioia che non ha fine, per la vita eterna.

Auguri di santità a tutti.

 

  Francesco Savino

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