Il 21 giugno 2014 Papa Francesco visitò la nostra Diocesi di Cassano all’Ionio, lasciando una traccia indelebile nel cuore della nostra comunità. Fu un giorno di luce e di verità, in cui il Vangelo tornò a farsi carne nelle periferie esistenziali della Calabria. Il Santo Padre venne tra noi per incontrare i poveri, i detenuti, i malati, i giovani, i sacerdoti e la comunità intera, rinnovando con parole semplici e forti l’annuncio della misericordia e della giustizia.
Quel giorno, il Papa pronunciò parole storiche: “Coloro che nella loro vita hanno seguito questa strada del male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati”. Fu un atto profetico, una sferzata evangelica che liberò le coscienze da complicità e paure. Con la forza del Pastore, Papa Francesco difese la dignità del Vangelo contro ogni forma di criminalità organizzata che lo strumentalizza.
Nel 2025, a distanza di undici anni, quell’annuncio continua a interpellarci. Come vescovo di questa terra, raccolgo oggi il testimone di quelle parole per dire che la Chiesa non si piega né si compra, che la fede non può coesistere con la cultura mafiosa. La memoria di quella visita è per noi un’eredità viva: ci spinge a camminare dalla rassegnazione al riscatto, dalla paura alla profezia. E ci ricorda che la santità è possibile anche nei luoghi feriti, se accogliamo il Vangelo nella sua radicalità.
Che quelle parole, forti e limpide come un colpo d’ala dello Spirito, continuino a risuonare nelle coscienze di tutti: nei cuori dei giovani in cerca di futuro, nei responsabili della cosa pubblica, nelle famiglie ferite dalla violenza, in ogni uomo e donna che desidera libertà e verità.
Mi auguro che la visita di Papa Francesco non resti un ricordo da commemorare, ma una sorgente da cui attingere coraggio, coerenza e speranza. Perché solo una Chiesa libera dal compromesso può generare un popolo libero dalla paura. E solo parole che nascono dal Vangelo hanno il potere di trasformare i cuori e la storia.
+ Francesco, vescovo

