Sorelle e fratelli, che vi stringete fisicamente in questa cattedrale, e tutte e tutti voi che dalle vostre case siete spiritualmente collegati col Mistero che qui si celebra: grazia a voi e pace!
La memoria antichissima conservata nel libro della Genesi ci ha ricordato come il pane e il vino siano offerte primordiali. Si parlava nella prima lettura di un sacerdote mitico, Melchisedek, in un passato lontano persino per il popolo ebraico. Ma già i frutti della terra e del lavoro umano divenivano nelle sue mani un ponte fra la terra e il cielo.
Dio stesso ha costruito questo ponte, per raggiungere ogni sua creatura e la creazione intera. Abramo per primo se ne rese conto. Gesù nella moltiplicazione dei pani lo manifesta. Il Dio che dovevamo conoscere, superando tutte le nostre supposizioni inquiete sul senso della vita, è sceso incontro a noi.
Pane e vino uniscono già in sé stessi la gratuità divina, la benedizione dei raccolti, e il lavoro umano. Grazia e lavoro. L’ingegno di chi ha imparato l’arte di coltivare la terra, di raccoglierne i frutti; l’arte di mietere, di vendemmiare, di cucinare. Desiderio, infine, di andare oltre la fame e il mero nutrimento, per fare comunione. È questo il banchetto che Gesù prepara, davanti a discepoli attoniti. Sedere a mensa, incontrarsi, celebrare la vita costruendo legami. Che benedizione! Dio è sceso e scende verso di noi, prende lingua e forma umana, perché siamo nutriti da una comunione divina.
Gesù è il nome di questo incontro, che anche oggi avviene fra la terra e il cielo. Incontro fra noi, nel pane e nel vino che l’azione dello Spirito Santo rende sua viva presenza. In Gesù, Dio è con noi e noi diventiamo sorelle e fratelli. Dio è con noi nel dono della sua vita. A nutrirci come pane e vino sono il suo Corpo e il suo Sangue. Ci nutre la sua morte: un amore più radicale dei nostri amori. Un amore che allarga i confini dei nostri amori, dei legami familiari, politici, nazionali, internazionali che sappiamo a malapena costruire. Nel vangelo i discepoli sono simbolo della nostra lentezza a comprendere e a lasciarci coinvolgere. L’umanità, invece, è già tutta nel cuore compassionevole di Dio.
Quella stessa umanità ha crocifisso e crocifigge l’amore più grande. Dal momento che è divino, però, l’amore crocifisso è indistruttibile, è un bene che accoglie il rifiuto, ha pazienza, dà occasione di conversione, ci fa posto. E nella Chiesa – sì questa Chiesa che già negli apostoli ci pare umana, troppo umana – (nella Chiesa) questo amore divino resiste. Ha posto la sua tenda fra noi. Con la processione del Corpus Domini portiamo la presenza viva di Cristo, del suo dono supremo, nelle strade della città. L’amore divino, infatti, è per la vita che si svolge là fuori. Non si può chiudere nelle chiese. Esce e ci fa uscire.
Celebriamo e confessiamo un Dio che costruisce ponti e abbatte muri. Nutrendoci di lui diventiamo distruttori dei muri di diffidenza e di pregiudizio che ancora separano i ricchi dai poveri, gli italiani dagli stranieri, i progressisti dai conservatori, gli amici dai nemici. Gesù ha amato ciascuno. Ci guarda negli occhi con gli occhi dell’amico e del nemico: di ogni sorella, di ogni fratello. L’Eucaristia raduna ciò che le idee non sanno avvicinare; l’Eucaristia alimenta la rivoluzione da cui nessuno è escluso, il rinnovamento in cui nessuno perde, se non i propri fantasmi.
Questa domenica è la festa di un mondo nuovo, che esiste già. È iniziato nel Corpo di Cristo, nella sua persona inconfondibile. È stato inaugurato nel suo sangue, quando persino il rifiuto e la violenza sono diventate, invece che la fine, soltanto l’inizio. Il mondo nuovo, quaggiù, è il Corpo di Cristo che si allarga a noi e ci vuole sue membra. Animati dalla sua stessa vita, mossi dal suo Spirito, osiamo: liberi, coraggiosi, audaci. Sia che siamo giovani e forti, sia che siamo fragili e anziani, sia che ci riteniamo intelligenti, sia che ci sentiamo ignoranti: siamo il Corpo di Cristo, la sola novità in questo mondo. Siamo la grande opposizione di Dio al male che dilaga.
Ci mettiamo la nostra faccia, i nostri corpi, le nostre menti, ogni energia, ogni giorno e ora della nostra vita. Tutto può cambiare. Nutriti di Gesù, fra le macerie dei conflitti e dell’ingiustizia noi saremo il ponte che Dio continua a gettare fra cielo e terra e tra coloro che non si parlano più. La Chiesa, Corpo di Cristo, è una missione che continua. Ci impegna, ci coinvolge, ci chiede di unire le forze con quelle di chiunque al male abbia detto basta.
Sia benedetto questo giorno, che ci ricorda quale grande Mistero ci nutre.
✠ Francesco Savino
